Lo studio della Società Italiana di Pediatria sulle diseguaglianze nelle possibilità di assistenza e cura nelle diverse Regioni d’Italia

Regione in cui nasci, possibilità di cura che hai. La Società Italiana di Pediatria (SIP) ha pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics uno studio sulle diseguaglianze nel diritto alla salute per i bambini nelle diverse zone d’Italia. I dati, riferiti al 2019 (basati sul Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero – SDO 2019 pubblicato dal Ministero della Salute), riportano come i bambini e ragazzi che risiedono al Sud hanno ricevuto le cure in altre Regioni più spesso rispetto a quelli del Centro e del Nord (11,9% versus 6,9%) e il divario cresce se vengono considerati ricoveri a complessità alta (21,3% versus 10,5%). Le differenze regionali si riflettono anche sulla mortalità nel primo anno di vita, con un rischio del 50% più alto nel Mezzogiorno (dati riferiti al 2018, secondo uno studio in pubblicazione sulla rivista Pediatria – Mario De Curtis e Silvia Simeoni, Dipartimento per la Produzione statistica ISTAT).

Impatto sulle risorse della mobilità sanitaria

“La migrazione sanitaria dei minori lontano da casa determina profonde sofferenze per il distacco dal luogo di origine, problemi economici per le famiglie per le spese del trasferimento e difficoltà di lavoro dei genitori per l’allontanamento dalla loro sede”, illustra Mario De Curtis, Presidente del Comitato per la Bioetica della SIP. “Inoltre, le regioni meridionali, a causa della migrazione sanitaria, si trovano costrette a rimborsare, attraverso il meccanismo della compensazione tra Regioni, le prestazioni mediche a cui si sottopongono i propri abitanti altrove. Una parte di questi costi potrebbe invece essere investita in gran parte localmente in strutture e professionalità per migliorare la situazione sanitaria. La mobilità sanitaria, pur interessando tutte le regioni italiane, è particolarmente rilevante nelle regioni del Mezzogiorno ed è indice di una carenza di assistenza pediatrica, che dovrebbe essere rafforzata attraverso la creazione di servizi, attualmente non equamente distribuiti sul territorio”. Il costo di questa migrazione sanitaria dal Sud viene calcolato pari a 103,9 milioni di euro (15,1% della spesa totale dei ricoveri). L’impatto economico è alto in particolare per Molise, Basilicata, Calabria e Abruzzo e in termini assoluti la Campania (che è quella con il numero più alto di bambini e ragazzi di età 0-14 anni) è quella che spende di più per i ricoveri al di fuori della regione.

Le malattie più complesse

Sulla situazione in particolare delle malattie croniche e delle malattie rare in relazione alla mobilità interregionale, che vede coinvolti in modo particolare questi pazienti, pone l’accento Giovanni Corsello, Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Palermo: “La minore presenza di centri di riferimento per patologie complesse nelle regioni meridionali ne è una causa, che accentua le diseguaglianze sociali in quanto incide notevolmente sui bilanci familiari, già mediamente più bassi, con le spese per viaggi, trasferimenti, soggiorni fuori sede, assenza dal lavoro, etc.”. E su questo quadro ha avuto un ulteriore impatto il COVID-19, sottolinea ancora Giovanni Corsello: “La pandemia ha inciso negativamente sullo stato di salute di questi bambini, riducendo la qualità delle cure, il calendario dei controlli e delle prestazioni di recupero e abilitazione. È nettamente aumentato il numero di soggetti disabili o con malattie croniche ricoverato in situazioni di urgenza in ospedale, per complicanze dovute a mancati controlli, o per esordio non intercettato in modo precoce ed efficace”.

La mortalità infantile

Considerando poi la mortalità neonatale e infantile, se l’Italia ha tassi tra i più bassi del mondo, permane una variazione fra le diverse zone con un rischio di morire nel primo anno di vita del 50% più alto per i piccoli che nascono e risiedono nel Mezzogiorno rispetto a quelli del Nord, e il divario è ancora maggiore se si considerano i figli di genitori stranieri (100%). “L’idea che nascere e vivere in un particolare territorio del nostro Paese possa offrire una maggiore o una minore probabilità di cura e di sopravvivenza semplicemente non è accettabile. Questi dati ci mettono di fronte alla necessità di esigere un cambiamento, una repentina inversione di rotta”, dichiara Annamaria Staiano, Presidente della SIP. “Oggi abbiamo la straordinaria possibilità di usufruire dei fondi previsti dal Next Generation EU, quale migliore settore sul quale investire se non il mondo dei bambini? Quale migliore occasione per iniziare a limare il divario Nord-Sud se non partendo dal bambino nella prima infanzia?”.

Medicina territoriale e tecnologia

Le strade percorribili per agire su tale diseguaglianza sono sia un rafforzamento della medicina territoriale sia un investimento sull’informatizzazione del SSN: “Non è pensabile che nel 2021 la stragrande maggioranza delle strutture sanitarie del Meridione non sia dotata di una cartella informatica. L’investimento tecnologico e in particolare il rilancio della telemedicina può rappresentare un validissimo strumento per favorire il processo di continuità ospedale-territorio, facilitare l’accesso ai servizi di cura, e ottimizzare la gestione delle patologie croniche, consentendo, allo stesso tempo, di potenziare le cure domiciliari e di ridurre gli spostamenti non necessari, soprattutto per i pazienti che si trovano in aree geografiche sfavorevoli (Isole, comuni montani, etc.)”, sottolinea ancora Annamaria Staiano, e conclude: “La pandemia ha messo in ginocchio il nostro Paese sotto molti punti di vista, ma ora ci offre l’opportunità di operare un reale cambiamento. Il mio auspicio è che i fondi di cui potremmo usufruire siano adoperati dai nostri governanti per attuare interventi urgenti e non più rinviabili per ridurre il divario Nord-Sud e garantire lo stesso diritto alla salute a tutti i bambini sul territorio nazionale”.

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