Infettivologia neonatale, nutrizione e gastroenterologia, neurologia e follow-up, pneumologia: nel 2020 sono oltre 450 gli articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali

Una produzione di articoli pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche decisamente aumentata rispetto agli anni precedenti, con 468 articoli nel 2020, a fronte di 330 e 326 rispettivamente nel 2019 e nel 2018. L’impegno dei neonatologi italiani nella ricerca scientifica è reso disponibile dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) nella III edizione del “Libro bianco della ricerca neonatologica italiana”, realizzato con la collaborazione della Società Italiana di Ricerca Pediatrica (Sirp-Onlus) e l’Osservatorio della Ricerca Pediatrica Italiana (ORPI).

“L’elevata produzione scientifica della neonatologia, che abbiamo raccolto nel Libro bianco della ricerca, è una chiara attestazione della qualità della nostra rete di punti nascita e del lavoro continuo di miglioramento in cui la SIN ha un ruolo fondamentale”, spiega Fabio Mosca, presidente della SIN. “Allo stesso tempo rappresenta un supporto strategico al lavoro di tutti gli operatori con l’obiettivo di un miglioramento costante nelle cure e nella sicurezza del percorso nascita per la diade madre/bambino”.

Nel volume viene analizzata, sia quantitativamente sia qualitativamente, la produzione di lavori scientifici in ambito neonatologico a livello italiano e il confronto con quanto pubblicato negli anni precedenti permette di focalizzare l’attenzione su quanto di nuovo è emerso. Il tema maggiormente al centro dei lavori è l’infettivologia neonatale, che primeggia tra le principali aree di ricerca (quasi un articolo su 4, il 23,1%). Vi è l’influenza di SARS-CoV-2, che con 75 articoli copre il 70% della produzione in questa area e il 16% di tutti gli articoli pubblicati dai neonatologi italiani nel 2020. Seguono nutrizione/gastroenterologia (17,1%), neurologia e follow-up (16,5%), pneumologia (12%).

Viene segnalato un importante contributo dei giovani con meno di 35 anni e nella valutazione qualitativa (Impact Factor, quartile di appartenenza, tipologia di documento e tipo di studio, provenienza dei dati e area di ricerca) quasi tre quarti degli articoli si posiziona al 1° e 2° quartile analogamente agli anni passati, la maggior parte delle pubblicazioni è a opera delle strutture accademiche e IRCCS e, con numeri simili al 2019, il Nord contribuisce con oltre un lavoro su due (58,3%), il Centro con il 29,9% e il Sud con il 24,1%.

Conclude Fabio Mosca: “Lo stretto rapporto tra clinica, studio e ricerca ci ha fornito gli strumenti per affrontare al meglio la pandemia, assumendo posizioni scientifiche e decisioni assistenziali prima di altri Paesi”.

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