L’allattamento al seno e una dieta sana per i neonati possono contribuire a ridurre il rischio di obesità e sovrappeso infantile entro i nove anni. È quanto suggerisce un recente studio (Infant Diet Is Associated With BMI Later in Childhood: A Nation-Wide Mother-Child Cohort Study in Iceland (ICE-MCH)”) pubblicato su Maternal & Child Nutrition.

Background

È noto che le scelte alimentari precoci possono influenzare il peso a lungo termine, tuttavia una nuova ricerca dimostra che la relazione è più complessa e influenzata da molteplici fattori che vanno oltre l’infanzia.

L’obesità infantile, oltre a mostrare una curva in aumento a livello globale, con una prevalenza quadruplicata negli adolescenti e nei bambini, è associata a una ridotta tolleranza al glucosio, all’insulino-resistenza e a un maggiore rischio cardiometabolico, un aumentato rischio di malattie non trasmissibili in età adulta per citare le principali implicazioni.

L’alimentazione infantile subisce cambiamenti significativi durante il primo anno di vita, con il passaggio dal latte materno agli alimenti consumati in famiglia. Impostare una alimentazione adeguata in questa fase consente al bambino di garantirsi una salute migliore a breve e a lungo termine. Gli indici compositi che valutano l’allineamento delle diete infantili con le linee guida nutrizionali rappresentano un valido aiuto nella valutazione della relazione tra nutrizione nella prima infanzia e successivi risultati in termini di salute e crescita.

Tuttavia, pochi studi hanno sviluppato indici compositi che integrino l’allattamento al seno e le pratiche di alimentazione complementare durante il primo anno o che abbiano indagato l’associazione con il rischio di obesità o sovrappeso. Tra questi indici vi è l‘Infant Diet Score (IDS), un parametro completo per valutare l’allineamento con le linee guida nutrizionali infantili.

Lo studio 

Ha voluto indagare l’associazione tra IDS e il rischio di obesità o sovrappeso infantile, analizzando i dati di bambini nati in Islanda tra il 2009 e il 2015, sulla base del Saga Maternal and Child Health Database, il Registro Sanitario Scolastico di Ískrá e il Registro delle Nascite Medico Islandese, dove i dati nutrizionali sono stati raccolti durante gli screening sanitari in diversi momenti, nel primo anno di vita.

L’IDS è stato calcolato sulla base di informazioni dietetiche che comprendevano questi componenti:

  • durata di allattamento esclusivo al seno;
  • qualsiasi allattamento al seno e età di introduzione di latte vaccino o alimenti semisolidi;
  • varietà di gruppi alimentari;
  • integrazione di vitamina D

I bambini sono stati stratificati in quintili in base al loro IDS e sono stati quindi calcolati gli z-score dell’indice di massa corporea (BMI) e utilizzati per classificare lo stato ponderale. I bambini di età compresa tra sei e nove anni sono stati considerati sovrappeso se gli z-score del loro BMI erano compresi tra +1 e +2 e obesi se > +2; in caso di età compresa tra 2,5 e 4 anni se lo z-score era > +2. Le differenze di gruppo sono state esaminate utilizzando il test del chi-quadrato e il t-test a due campioni. È stata eseguita una regressione logistica per valutare l’associazione tra i quintili IDS e le probabilità di obesità e sovrappeso alle età di 2,5, 4, 6 e 9 anni.

Lo studio ha incluso 12.848 bambini, di cui circa il 51% erano maschi e il 93% era nato a termine, con una lunghezza media alla nascita di 51,2 cm e un peso alla nascita di 3,64 kg. Circa il 7% e il 4% sono stati classificati come obesi/sovrappeso rispettivamente a 2,5 e 4 anni. All’età di sei anni, il 19,1% era sovrappeso e l’8% obeso. A nove anni, il 23% era sovrappeso e il 14,6% obeso. I bambini nei due quintili IDS più bassi, corrispondenti a soglie del quintile inferiore di circa 2,52-3,23, presentavano un rischio maggiore di obesità a sei e nove anni rispetto a quelli nel quintile più alto (IDS > 4,08), similmente ai bambini nel quintile con IDS da 3,24 a 3,67. I quintili con IDS basso non hanno mostrato associazioni coerenti con obesità/sovrappeso a 2,5 o 4 anni, ad eccezione del quintile 2, che ha mostrato maggiori probabilità a 2,5 anni, evidenziando la variabilità specifica per età e l’incoerenza nelle associazioni osservate.

Risultati

Nel complesso, una minore conformità alle linee guida sulla nutrizione infantile è stata associata a una maggiore probabilità di obesità a 6 e 9 anni. Nello specifico, i bambini nei due quintili più bassi avevano probabilità di obesità dal 37% al 58% maggiori rispetto a quelli nei quintili più alti. A 2,5 anni, i bambini nel quintile 2 avevano maggiori probabilità di obesità/sovrappeso. Pertanto, l’allineamento alle linee guida nutrizionali durante l’infanzia può essere collegato a modelli di peso più sani in età adulta, sebbene non sia possibile dedurre effetti causali, essendo uno studio osservazionale di coorte.

Ulteriori influenze successive nell’infanzia, inclusi fattori ambientali, comportamentali e socioeconomici, possono potenzialmente contribuire al rischio di obesità, quindi spiegare le associazioni osservate. Anche fattori confondenti residui, dati dietetici mancanti e fattori infantili non misurati possono influenzare il rischio di obesità, essesndo i dati rilevati estrapolati da registri. Il messaggio generale che se ne trae è che azioni di sanità pubblica possono aiutare a migliorare la qualità della dieta durante l’infanzia attraverso un’educazione e un supporto mirati.

Fonte

  • Jonsdottir J, Thorisdottir B, Einarsdottir K et al. Infant Diet Is Associated With BMI Later in Childhood: A Nation-Wide Mother-Child Cohort Study in Iceland (ICE-MCH). Maternal & Child Nutrition, 2026, 22(1), e70165. DOI: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/mcn.70165

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