Quanto ribadito da questa recente affermazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella* vuole anche dire garantire ai minori le migliori cure possibili. A questo riguardo, l’ultimo Rapporto OSMED (L’uso dei Farmaci in Italia, 10/11/2025) offre alcuni spunti di riflessione per quanto riguarda la pratica professionale quotidiana.

Nel corso del 2024, oltre il 50% della popolazione pediatrica italiana (0-18 anni) ha ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica, con una marcata variabilità regionale: da un minimo del 44% in Valle d’Aosta a un massimo del 60% nelle Marche. Si tratta di una differenza difficilmente riconducibile a variabili legate unicamente a condizioni patologiche. La prevalenza d’uso ha poi registrato un picco nella fascia di età prescolare (1-5 anni) (65,4%) e una successiva progressiva diminuzione con l’aumentare dell’età, sollevando il sospetto di un uso meno razionale di farmaci nei bambini più piccoli, dove prevalgono le forme virali, in particolare per alcune categorie terapeutiche come gli antibiotici.

In effetti, gli antinfettivi per uso sistemico si confermano i farmaci a maggior consumo. L’associazione amoxicillina/acido clavulanico è stato il prodotto più utilizzato, attestandosi al primo posto tra i 30 principi attivi più utilizzati in pediatria. Segue l’amoxicillina da sola, che dovrebbe essere l’antibiotico di prima scelta nel trattamento delle infezioni pediatriche più comuni, anche per prevenire l’incombente problema delle resistenze batteriche. Inoltre, l’uso non razionale di terapie antibiotiche nei primi anni di vita può indurre effetti a lungo termine, come un aumento di sovrappeso e obesità oltre a incidere sui costi del Servizio Sanitario Nazionale gravato da un costante incremento della spesa farmaceutica.

La terza categoria di farmaci più prescritti è rappresentata dai preparati ormonali sistemici, tra cui il betametasone si è collocato al primo posto. Anche in questo caso, alcune esperienze internazionali suggeriscono che ve ne possa essere un uso eccessivo, in particolare nell’ambito della patologia respiratoria e cutanea dei primi anni di vita. Tra i preparati ormonali sistemici, le prescrizioni di ormone della crescita hanno poi superato quelle di tiroxina e insuline, cioè i prodotti che servono a trattare quelle che statisticamente sono le più comuni patologie endocrino-metaboliche dell’età pediatrica.

Nel loro insieme, questi dati suggeriscono la necessità di incrementare un’educazione continua in grado di favorire comportamenti prescrittivi più uniformemente diffusi in ambito nazionale sulla base delle attuali evidenze scientifiche. Riconoscere i bisogni dei bambini e proteggere i loro diritti vuole anche dire permettere le migliori possibilità di care a quelli più fragili o con patologie meno comuni.

In quest’ottica Il Pediatra vuole offrire a tutti i propri lettori una rinnovata attenzione a malattie croniche e rare con specifiche iniziative (come la rubrica “5 sensi per diagnosi rare”) o con articoli di aggiornamento che forniscano chiare informazioni diagnostico-terapeutiche su condizioni di non frequente riscontro, ma la cui individuazione precoce permette cure efficaci e un miglioramento a 360° della qualità di vita, come nel caso dell’ipoparatiroidismo. Infine, ulteriori spazi saranno dedicati a grandi temi di rilevanza anche sociale, come quello del tabagismo, che rappresenta un’importante causa di morbilità fin dai primi anni di vita a causa del fumo passivo e di morte evitabile in prospettiva. In questo campo la sensibilità del pediatra, in particolare quello delle cure primarie, può esercitare un importante ruolo di prevenzione primaria.

* Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica (Dichiarazione in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza; Roma, 20/11/2025)

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