Peggioramento dei voti e del rendimento scolastico, aumento del rischio di abbandono degli studi entro i 20 anni. Sono alcuni dei possibili esiti che derivano da una diagnosi tardiva, in età adolescenziale, di un disturbo di ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività). È quanto suggerisce uno studio finlandese (“Age at First Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder Diagnosis and Educational Outcomes“) pubblicato su JAMA Psychiatry.
Lo studio
Lo studio, ampio, è stato condotto su 580.132 persone nate in Finlandia tra il 1990 e il 1999 per attestare l’impatto dell’ADHD in contesto scolastico e nella successiva propensione a proseguire gli studi e valutare se l’età alla diagnosi possa associarsi al rendimento scolastico, al conseguimento di titoli di studio, all’iscrizione a corsi di studio e ad altre implicazioni.
È emerso che il disturbo di ADHD porta all’abbandono del percorso accademico fino al 29,52% nei maschi, in caso di diagnosi tardiva verso l’adolescenza, a fronte del 9,16% nei casi di diagnosi a 4 anni, contro circa 27,16% nelle femmine con riduzione al 9% nei casi di diagnosi precoce. Tuttavia le ripercussioni sono anche nell’immediato: ad esempio nei maschi, la media dei voti alla fine della scuola dell’obbligo scende a 6,52 nei casi di diagnosi a 16 anni, contro 7,12 quando la diagnosi arriva a 4 anni, mentre nelle femmine si passa da 7,64 se il disagio è rilevato intono ai 6 anni a 6,95, quando invece la diagnosi è attorno ai 12 anni.
Effetti che, secondo gli autori, possono portare nel lungo periodo a un maggior rischio di disoccupazione e di esclusione sociale. Ciò sottolinea l’importanza che ragazzi che ricevono una diagnosi di ADHD siano supportati con gli strumenti e opportunità possibili nel proseguo degli studi dopo la scuola dell’obbligo.
Nel dettaglio: lo studio di coorte ha raccolto dati dal registro nazionale relativi a individui nati in Finlandia tra il 1° gennaio 1990 e il 31 dicembre 1999, seguiti fino all’età di 20 anni, senza una diagnosi iniziale di disabilità intellettiva (codici F70-F79 della Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi di Salute Correlati, Decima Revisione [ICD-10]).
Le analisi sono state condotte da maggio 2024 a dicembre 2025, indagando alcune specifiche variabili di esposizione, come età alla diagnosi di ADHD, identificata dalla prima diagnosi clinica (codice 314 della Classificazione Internazionale delle Malattie, Nona Revisione; codice F90 dell’ICD-10; o acquisto di farmaci), così come esiti e misure fra cui la media dei voti (GPA; intervallo da 4 [insufficiente] a 10 [eccellente]) al termine dell’istruzione obbligatoria (circa 16 anni di età), titoli di studio conseguiti nell’istruzione secondaria superiore (professionale o accademica), iscrizione all’istruzione terziaria e abbandono scolastico a 20 anni.
I risultati
Il campione dello studio comprendeva 580.132 individui (51,2% maschi). Di questi, 12.208 maschi (2,1%) e 3.753 femmine (0,7%) hanno ricevuto una prima diagnosi di ADHD tra i 4 e i 20 anni, con età media (DS) per i maschi di 11,3 (4,1) anni e per le femmine 14,4 (4,6) anni. La diagnosi di ADHD a qualsiasi età era associata a risultati scolastici peggiori e a una maggiore probabilità di istruzione secondaria superiore professionale piuttosto che accademica.
L’età più giovane è stata associata a un GPA più alto per i maschi (intervallo, 7,12 [95% CI, 6,99-7,26] a 4 anni a 6,52 [95% CI, 6,46-6,58] a 16 anni) e per le femmine (intervallo, 7,64 [95% CI, 7,49-7,78] a 6 anni a 6,95 [95% CI, 6,82-7,07]) a 12 anni; una maggiore probabilità di completare un diploma di scuola secondaria superiore per i maschi (intervallo, 20,77% [95% CI, 15,41%-26,12%] a 4 anni a 5,29% [3,78%-6,80%] a 15 anni) e femmine (intervallo, 31,04% [95% CI, 15,60%-46,47%] a 4 anni al 12,01% [95% CI, 7,80%-16,21%] a 14 anni) e minore probabilità di abbandono scolastico per i maschi (intervallo, 9,16% [95% CI, 4,89%-13,42%] a 4 anni al 29,52% [95% CI, 25,85%-33,19%] a 16 anni) e per le femmine (intervallo, 9,57% [95% CI, 4,49%-14,65%] a 6 anni al 27,16% [95% CI, 19,75%-34,57%] a 13 anni). Tuttavia, dopo la scelta del percorso scolastico (17-20 anni), un’età più avanzata alla diagnosi è risultata associata a un livello di istruzione più elevato e a una maggiore componente accademica.
Le conclusioni dello studio
Questo studio di coorte sembra suggerire che un’età più precoce alla diagnosi di ADHD risulta associata a migliori risultati scolastici, a una maggiore componente accademica e a tassi di abbandono scolastico inferiori rispetto alle diagnosi effettuate intorno ai 16 anni. Si evidenzia come i ragazzi con diagnosi più tardiva potrebbero beneficiare di un supporto mirato per prevenire l’abbandono scolastico.
L’ipotesi e le ragioni delle differenze tra i sessi nell’età alla diagnosi sono state motivate dalle diverse caratteristiche di genere del disturbo: comportamenti iperattivi e impulsivi si rilevano maggiormente nei maschi, mentre i tratti nelle femmine possono essere meno visibili. Una prima tesi che necessita comunque di ulteriori ricerche per poter confermare un rapporto causale tra età alla diagnosi ed esiti educativi.
La tecnologia può favorire il riconoscimento diagnostico
Un gruppo di ricercatori americani, della Duke University (“Early attention deficit hyperactivity disorder prediction from longitudinal electronic health records“) ha mostrato come l’Intelligenza Artificiale (IA) possa essere di aiuto nell’anticipare la diagnosi del disturbo partendo da dati delle cartelle cliniche. I ricercatori hanno sfruttato informazioni di oltre 720mila pazienti per pre-addestrare un modello di IA a riconoscere combinazioni di segnali precoci (eventi dello sviluppo, comportamenti e condizioni cliniche) che spesso precedono di anni la diagnosi, poi perfezionato su una coorte pediatrica di oltre 140mila bambini, analizzando la storia clinica dalla nascita fino ai nove anni.
Già all’età di 5 anni, il modello ha dimostrato alta efficacia, raggiungendo un’area sotto la curva ROC (Receiver Operating Characteristic) di 0,92 su un orizzonte temporale di quattro anni, indicando un’ottima capacità predittiva. Valore aggiunto: le prestazioni del modello sembrano mantenersi stabili indipendentemente da sesso, razza, etnia o situazione socio-economica, riducendo il rischio di bias.
L’analisi delle variabili più rilevanti evidenzia inoltre una forte associazione tra ADHD e condizioni dello sviluppo, comportamentali e psichiatriche. I primi risultati suggeriscono che i modelli predittivi basati sulle cartelle cliniche elettroniche potrebbero aiutare gli operatori sanitari a identificare in modo affidabile e tempestivo i bambini con ADHD o esposti a maggior rischio, quindi tradursi in diagnosi anticipate e interventi più tempestivi.
Fonti:
- Volotinen L, Remes H, Martikainen P et al. Age at First Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder Diagnosis and Educational Outcomes. JAMA Psychiatry,2 026 Apr 8:e260181. doi: 10.1001/jamapsychiatry.2026.0181
- Hill ED, Loh DR, Davis NO et al. Early attention deficit hyperactivity disorder prediction from longitudinal electronic health records. Nature Mental Health, 2026.


