La malnutrizione in oncologia è un aspetto spesso sottovalutato e scarsamente trattato, specialmente nelle fasce d’età più giovani, nonostante l’impatto che un adeguato stato nutrizionale può avere sugli esiti delle cure. È quindi necessaria una valutazione dello stato nutrizionale fin dall’inizio della terapia, per consentire un intervento tempestivo attraverso un counselling o una supplementazione mirati.

Il tema è stato trattato da Graziella Cefalo (Ambulatorio di Malattie Metaboliche Congenite ASST Santi Paolo e Carlo, Ospedale San Paolo-Università degli Studi di Milano) nella relazione “Supporto nutrizionale nel giovane paziente oncologico” in occasione di Nutrimi (Milano 17-18 aprile 2026).

Malnutrizione nel paziente pediatrico

«Nel paziente pediatrico la sfida è duplice – chiarisce Cefalo – A differenza dell’adulto, il bambino e l’adolescente non devono soltanto mantenere la propria massa corporea per affrontare la malattia, ma devono anche poter far fronte alle necessità fisiologiche di una crescita lineare e allo sviluppo psicofisico generale.

La malnutrizione è una condizione multifattoriale che nasce dall’interazione continua tra la patologia oncologica, la risposta infiammatoria che il tumore determina, la tossicità dei trattamenti e gli aumentati fabbisogni metabolici; sia il tumore sia le citochine infiammatorie favoriscono l’anoressia, l’aumento del catabolismo e la perdita delle proteine corporee con alterazione del bilancio energetico».

Inoltre, viene sottolineato, tutti i trattamenti possono provocare effetti collaterali come nausea, vomito, mucositi, alterazioni del gusto e disturbi intestinali che riducono drasticamente l’introito di cibo. Una sorta di circolo vizioso che può portare alla perdita di massa magra e di peso, e che deve essere prevenuto.

Lo stato di malnutrizione del bambino può infatti compromettere l’efficacia dei protocolli oncologici, con riduzione delle dosi dei farmaci o dilazione dei cicli di trattamento. La carenza di nutrienti, inoltre, può indurre la ridotta tolleranza ai trattamenti e uno stato di immunodepressione che espone il bambino a un maggior rischio di infezioni.

Intervento step-by-step

In oncologia pediatrica la figura del nutrizionista è fondamentale, sin dalle prime fasi del percorso terapeutico. «La valutazione nutrizionale dovrebbe essere avviata al momento della diagnosi, e portata avanti durante il percorso di cura, con controlli periodici – aggiunge Cefalo – Il primo passo è lo screening nutrizionale per valutare la presenza di rischio, seguito dall’esame dello stato nutrizionale, con la misurazione dei parametri e l’analisi della composizione corporea».

Gli interventi nutrizionali nel paziente oncologico pediatrico seguono un approccio personalizzato e progressivo, basato sui fabbisogni nutrizionali specifici del paziente. Quando il rischio nutrizionale è lieve, il counselling offre indicazioni dietetiche mirate a gestire l’inappetenza e contrastare gli effetti collaterali delle terapie. In presenza di un rischio moderato, è indicato il ricorso a supplementi nutrizionali orali specifici. Il livello successivo, più complesso, riguarda i casi di malnutrizione severa o le situazioni in cui l’alimentazione orale risulta compromessa in pazienti gravemente depletati: in questi casi si ricorre alla nutrizione enterale o parenterale.

«A dispetto del suo valore – conclude l’esperta – il supporto nutrizionale in oncologia pediatrica non costituisce ancora una fase routinaria del processo di cura, e solo negli ultimi anni sta gradualmente entrando a far parte della pratica clinica; è fondamentale continuare a sensibilizzare sulla sua importanza».

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