È in aumento l’ipertensione arteriosa anche in bambini e adolescenti, complici i tassi di obesità in crescita in tutta la popolazione pediatrica e un possibile coinvolgimento di un nuovo fattore: il rene. Secondo un recente studio (“Multiple Renal Arteries as a Potential Contributor to Hypertension in Children and Young Adults“) pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, condotto presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, potrebbe essere implicato anche quest’organo, con un ruolo diretto nell’innalzamento della pressione arteriosa.
Una condizione “in erba”
Nonostante l’opinione collettiva, l’ipertensione arteriosa non è una questione solo “da grandi”, ma può riguardare anche la popolazione pediatrica, bambini e adolescenti. Secondo le più recenti evidenze, nei piccoli l’ipertensione arteriosa potrebbe essere riconducibile anche a anomalie dei vasi renali: una complicanza che può rendere più complessa la gestione della patologia nei giovanissimi. Tale evento contribuisce a pesare in maniera ulteriore su un dato emergente: il 41% della popolazione pediatrica ipertesa, quindi un bambino o bambino/adolescente/ragazzo o ragazza ipertesi su 10, mostrano già un danno al cuore nonostante la giovane età.
Le ultime stime attestano che l’ipertensione arteriosa interessa il 3-7% della popolazione pediatrica, anche in giovanissimi sani, senza apparenti fattori di rischio, con punte del 20-25% nelle fasce con aspetti predisponenti, come obesità e sovrappeso. Tuttavia non posso essere escluse, come detto, malattie renali, endocrine o cardiovascolari, che sembrano correlarsi all’insorgenza di ipertensione arteriosa, sebbene in molti casi, anche fino al 30%, la causa non sia rilevabile. In questi contesti si parla pertanto di ipertensione “essenziale”, condizione che tende a persistere oltre l’età pediatrica, esponendo al rischio, già in epoche molto giovani, di sviluppo di danni d’organo. In particolare al cuore in cui si potrebbe verificare un aumento della massa ventricolare sinistra e alterazioni della struttura cardiaca, secondo i dati dello studio del Bambino Gesù.
Lo studio
Tale studio è stato condotto dall’unità operativa di Medicina dello sport e ipertensione arteriosa e di Imaging multimodale del Bambino Gesù, con l’obiettivo di indagare la prevalenza e la tipologia di varianti anatomiche non stenotiche dell’arteria renale in bambini con ipertensione sistemica e valutarne la possibile associazione con il coinvolgimento cardiaco.
Tale variabile, ovvero le anomalie anatomiche delle arterie renali, ad oggi non era mai stata oggetto di attenzione di studi dedicati. questa la ragione della ricerca del Bambino Gesu, che ha coinvolto 107 bambini e adolescenti con ipertensione, di età media 15,4 ± 2,7 anni, in cui l’ipertensione è stata definita come pressione arteriosa persistentemente superiore al 95° percentile per oltre un anno, confermata dal monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa nelle 24 ore. Sono stati esclusi i pazienti con cause secondarie note.
Tutti i partecipanti allo studio sono stati sottoposti a imaging vascolare renale mediante TC o RM (Risonanza Magnetica) e a valutazione ecocardiografica della morfologia e della funzione del ventricolo sinistro. È stato così possibile rilevare che le varianti anatomiche dell’arteria renale non sono un fenomeno cosi “raro”, tanto da essere stato riscontrata nel 65% dei casi, quindi in 69 bambini sui 107 partecipanti, in cui sono state identificate principalmente arterie polari accessorie unilaterali o bilaterali. Altre anomalie, come il restringimento o duplicazione della vena renale sinistra, stenosi grave dell’arteria renale sinistra sono state escluse dall’analisi statistica.
Una vascolarizzazione renale normale è stata osservata solo nel 32% dei bambini. L’ipertrofia ventricolare sinistra è stata rilevata nel 41% di essi, evidenziando una significativa prevalenza di coinvolgimento dell’organo bersaglio, il cuore, suggerendo che la pressione arteriosa elevata può causare un danno fin dalle prime fasi della vita. Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative in termini di ipertensione o ipertrofia tra i pazienti con varianti anatomiche dell’arteria renale e quelli senza. Dall’altro lato, però, si è evidenziato che le anomalie renali possono complicare la gestione dell’ipertensione, richiedendo più frequentemente una doppia terapia antipertensiva (p = 0,025).
In conclusione
Lo studio mette in evidenza che le varianti anatomiche dell’arteria renale, anche in assenza di stenosi manifesta, possono contribuire alla patogenesi dell’ipertensione pediatrica e complicarne la gestione. Una valutazione sistematica della vascolarizzazione renale dovrebbe pertanto essere considerata nell’iter diagnostico per migliorare la stratificazione del rischio e guidare le strategie terapeutiche.
In buona sostanza, i risultati suggeriscono l’importanza di approfondire lo studio della vascolarizzazione renale nei giovani con ipertensione arteriosa persistente, soprattutto nei casi più difficili da controllare o già associati a segni di danno d’organo. Fondamentale, come primo approccio, intervenire sugli stili di vita: alimentazione equilibrata, riduzione del sale, attività fisica regolare e controllo del peso; una efficace strategia multimodale per prevenire e gestire l’ipertensione anche nei più giovani.
Fonte
- Giordano U, Leonardi B, Cafiero G et al. Multiple Renal Arteries as a Potential Contributor to Hypertension in Children and Young Adults. J. Clin. Med. 2026, 15(7), 2610.


