Un bambino di 4 anni riceve la diagnosi di diabete di tipo 1. I medici informano la madre che il figlio, a causa della patologia, potrà avere un’attività sportiva molto limitata. Venticinque anni dopo, quel bambino vince gli US Open: è la sua seconda vittoria in uno slam nel 2026. Alle spalle di questa vittoria, la madre Irina, a cui il campione Sasha Zverev ha dedicato il trionfo, che ha sempre sostenuto le ambizioni del figlio, nonostante la malattia.
Una storia che rappresenta un importante esempio a cui le persone con diabete di tipo 1 e le loro famiglie possono fare riferimento: il diabete non può definire la vita di una persona, non va considerato un limite e, oltre ai progressi delle terapie e dei sistemi di monitoraggio, un ruolo chiave lo ha il supporto dei famigliari.
«La storia di Sasha Zverev e di sua madre Irina è la fotografia più bella di ciò che la SID sostiene da anni: il diabete tipo 1 non è un soffitto di cristallo dal quale farsi sovrastare e limitare, ma una condizione con cui si può correre, vincere, arrivare ovunque – ha commentato a tal proposito Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – Le parole di quella mamma dovrebbero essere scritte nella sala d’attesa di ogni centro di diabetologia pediatrica in Italia, perché la paura della diagnosi non diventi mai la misura della vita di un bambino».
Ddl 287: lo sport come terapia
L’esempio di Zverev, inoltre, ci ricorda anche l’importanza dell’attività fisica e sportiva nel trattamento delle patologie croniche, diabete compreso. Un concetto ripreso anche dal Ddl 287 (primo firmatario la Senatrice Daniela Sbrollini), che prevede la proposta di introduzione dell’esercizio fisico strutturato come strumento di prevenzione e terapia all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
Ciò significa, se il Ddl dovesse diventare legge, che l’attività sportiva potrebbe essere prescritta da personale medico qualificato, in ricetta, come un farmaco, detraibile dalle tasse, per prevenire e curare le patologie corniche non trasmissibili.
«Il Ddl 287 va esattamente nella direzione che la comunità diabetologica chiede da tempo: trattare l’attività fisica strutturata non come un consiglio generico di buon senso, ma come una prescrizione vera e propria, con pari dignità rispetto a un farmaco – ha aggiunto la presidente SID – Chi vive con il diabete lo sa bene: l’attività fisica strutturata abbassa la glicemia, protegge il cuore e i reni, allunga e migliora la vita. Riconoscerla per legge significa finalmente allineare la sanità pubblica a ciò che la scienza dimostra da decenni».


