Gli Hantavirus sono virus zoonotici a RNA appartenenti al genere Orthohantavirus (famiglia Hantaviridae, ordine Bunyavirales), diffusi in tutto il mondo e responsabili di malattie potenzialmente mortali. In natura esistono oltre 40 specie di Hantavirus, di cui almeno 22 potenzialmente patogene per l’uomo.

Nonostante l’attenzione sugli Hantavirus sia significativamente aumentata in seguito a recenti fatti di cronaca, è probabile che epidemie di Hantavirus si verifichino da secoli; ad esempio, antichi scritti cinesi de scrivono probabili sindromi da Hantavirus risalenti a circa il 960 d.C.

Il principale serbatoio di Hantavirus è costituito da roditori, dai quali il virus viene trasmesso alle persone tramite inalazione di particelle contaminate provenienti da urina, feci o saliva, oppure attraverso il contatto con superfici contaminate. L’esposizione si verifica più frequentemente durante attività specifiche (come la pulizia di ambienti infestati), ma può avvenire anche durante attività quotidiane svolte in aree con elevata presenza di roditori. Tutti gli Hantavirus di importanza medica sono trasportati da roditori delle famiglie Muridae e Cricetidae.

Le infezioni da Hantavirus si verificano in focolai stagionali, con incidenza variabile di anno in anno. Queste variazioni dipendono da fattori climatici (precipitazioni, temperatura), dalla distribuzione geografica delle specie di roditori che costituiscono il serbatoio naturale dei virus, dalla dinamica delle popolazioni di roditori e dal comportamento umano, che aumenta la possibilità di contatto tra roditori e uomini.

Epidemiologia

Gli Hantavirus presentano una distribuzione mondiale in accordo con gli habitat dei loro ospiti roditori. Si stima che si verifichino circa 26 mila casi umani annuali di infezione da diverse specie di Hantavirus nel mondo. È probabile che molti casi di malattia da Hantavirus non vengano correttamente segnalati sia a causa della complessa diagnosi differenziale con altre patologie (leptospirosi, febbre dengue, malaria), sia per la possibile presenza di infezioni asintomatiche o paucisintomatiche.

Caratteristiche cliniche

Dal punto di vista clinico, le infezioni da Hantavirus possono manifestarsi in diverse forme:

  • Sindrome cardiopolmonare da Hantavirus (Hantavirus cardio pulmonary syndrome – HCPS): grave malattia respiratoria caratterizzata inizialmente da sintomi aspecifici (cefalea, febbre, mialgia, disturbi gastrointestinali), seguiti da un rapido peggioramento, con distress respiratorio e ipotensione. I sintomi compaiono generalmente dopo 1-6 settimane dall’esposizione, ma possono insorgere fino a 7-8 settimane dal contatto. Questa sindrome è causata dagli Hantavirus presenti nelle Americhe.
  • Infezioni non HCPS: forme più lievi, con sintomi virali aspecifici e senza coinvolgimento cardio polmonare.
  • Febbre emorragica con sindrome renale (hemorrhagic fever with renal syndrome – HFRS): patologia che colpisce principalmente reni e vasi sanguigni e che si manifesta di solito entro 1-2 settimane dall’esposizione (fino a 7-8 settimane dal contatto). Questa sindrome è causata da Hantavirus endemici in Europa e Asia. La HFRS fu identificata per la prima volta durante un’epidemia che coinvolse oltre 2 mila soldati delle Nazioni Unite impiegati nel conflitto coreano tra il 1951 e il 1953.

Negli Stati Uniti, l’Hantavirus è stato identificato nel 1993 durante un’epidemia occorsa in New Mexico, Arizona, Utah e Colorado. Successivamente, è stato scoperto che una nuova specie di Hantavirus, il virus Sin Nombre, poteva causare la HCPS. Diversi studi hanno documentato la presenza nel Nord Italia di roditori sieropositivi per ceppi di Hantavirus associati a HFRS (Puumala virus e Dobrava virus). A oggi nel nostro Paese sono stati segnalati solo casi sporadici di infezione da Hantavirus correlati a esposizione avvenuta all’estero.

L’infezione da Hantavirus prosegue tipicamente attraverso diverse fasi sequenziali. Il periodo di incubazione è generalmente di 2-3 settimane, ma è variabile da 1 a 7 settimane. La HPCS, il cui decorso è simile in età pediatrica e in età adulta, rappresenta sicuramente la manifestazione più grave tra le varie infezioni da Hantavirus. La HPCS è caratterizzata da una prima fase prodromica/febbrile contraddistinta da manifestazioni cliniche aspecifiche come febbre, brividi, mialgie, nausea, vomito, dolore ad dominale, diarrea, cefalea. Alcune forme di HCPS (ad esempio quelle causate da virus Andes) possono presentarsi con congiuntivite, iperemia facciale e petecchie su tronco, pieghe ascellari, palato molle e collo. Durante la fase prodromica le radiografie toraciche sono tipicamente normali.

Questa fase dura solitamente da 2 a 8 giorni ed è seguita dall’insorgenza brusca della fase cardiopolmonare, caratterizzata da ipotensione e riduzione della gittata cardiaca, con possibile decesso entro 24 ore. Questo rapido cambiamento clinico è dovuto a incremento della permeabilità vascolare, consumo di piastrine e alterazione della coagulazione. Clinicamente, il passaggio alla fase polmonare è caratterizzato da tosse secca, dispnea, edema polmonare, insufficienza respiratoria, shock cardiogeno, coagulopatia, aritmie e possibile morte. Inoltre, può verificarsi un coinvolgimento renale con oliguria e insufficienza renale. Raramente nell’infezione da virus Andes può verificarsi encefalite con crisi epilettiche. Durante la fase cardiopolmonare, la radiografia del torace mostra sindrome da distress respiratorio acuto. Tipicamente la fase cardiopolmonare è di breve durata (48-72 ore, massimo 7 giorni).

I sopravvissuti, quindi, entrano nella fase di convalescenza, caratterizzata da recupero lento, stanchezza, fame d’aria e mialgie presenti per mesi dopo la dimissione.

La HCPS deve essere sospettata in individui con malattia febbrile ed esposizione epidemiologica rilevante nelle sette settimane precedenti come residenza/ viaggio in aree endemiche degli Hantavirus che causano HCPS o contatto stretto con un paziente con infezione da virus Andes, l’unica specie di Hantavirus con trasmissione da persona a persona documentata. Ulteriori caratteristiche epidemiologiche che aumentano il sospetto per la diagnosi nelle aree endemiche includono la potenziale esposizione a roditori e/o l’insorgenza di sintomi durante primavera ed estate, stagioni in cui le infezioni da Hantavirus raggiungono il picco (mentre altre comuni sindromi respiratorie/influenzali sono meno frequenti). Per i pazienti che hanno già sviluppato sintomi cardiopolmonari, la HCPS deve essere sospettata nei pazienti con febbre ed edema polmonare non cardiogeno insorto senza altra causa identificabile.

Il quadro clinico dell’HCPS in età pediatrica è sovrapponibile a quello descritto in età adulta, senza differenza signifi cativa in termini di mortalità (circa 35%). Talvolta i bambini con HCPS sviluppano una comune faringite durante la fase prodromica, complicando la diagnosi differenziale. Uno studio condotto negli Stati Uniti riporta una possibile evoluzione più rapida tra l’insorgenza dei sintomi e la morte in età pediatrica rispetto all’età adulta (bambini 2 giorni, adolescenti 4 giorni, adulti 5 giorni). Casi di HCPS sono stati descritti in gravidanza, senza particolari dif ferenze cliniche o di mortalità. In particolare, non è stata descritta una patologia neonatale specifica indotta da Hantavirus.

I pazienti immunodepressi (per esempio sotto posti a trapianto) possono presen tare un periodo di incubazione più lungo (> 7 settimane) e sviluppare una forma atipica di HCPS (febbre meno elevata, evoluzione più lenta o malattia persistente a bassa attività), non associata a un incremento significativo della mortalità.

Diagnosi di infezione da Hantavirus

In caso di sospetto di infezione da Hantavirus dovuta a qualsiasi specie si consiglia l’esecuzione su sangue di test sierologici per Hantavirus (IgM e IgG) o di reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (RT-PCR). Altri esami di laboratorio sono poco utili per la diagnosi, eccetto il riscontro di pia strinopenia (<150.000/µl), reperto caratteristico dell’infezione da Hantavirus. La diagnosi di infezione acuta da Hantavirus è confermata in presenza di:

  • IgM e IgG positive per anti-Hantavirus: quando i sintomi si manifestano, la maggior parte dei pazienti presenta IgM e IgG rilevabili, ma la sierologia può essere negativa nelle prime fasi della malattia (nelle prime 72 ore di sintomi). Poiché le IgM presentano un alto tasso di falsi positivi, è necessario la conco mitante presenza di IgG per con fermare la diagnosi. Nei pazienti sospetti con IgG inizialmente negative (indipendentemente dal risultato IgM) si consiglia di ripetere il test sierologico entro 24 ore;
  • RT-PCR positiva: la PCR può positivizzarsi fino a due settimane prima dell’inizio della fase prodromica, consentendo così una diagnosi precoce;
  • incremento del titolo delle IgG anti-Hantavirus di almeno 4 volte a distanza di 2-4 settimane (metodo poco utilizzato perché consente solo diagnosi tardiva).

Trasmissione

Il contatto con roditori rappresenta il fattore più importante nella trasmissione degli Hantavirus agli esseri umani. Gli Hantavirus vengono rilasciati nell’urina, nelle feci o nella saliva di roditori con infezione acuta. Probabilmente, la maggior parte della trasmissione dai roditori agli esseri umani avviene tramite via respiratoria per inalazione di secrezioni aerosolizzate, particelle contaminate nell’aria (polvere) o, meno frequentemente, goccio line (droplets). Infatti, secrezioni di roditori infetti possono essere presenti sulle superfici di oggetti e nei nidi e, se mobilizzate (da cor renti d’aria, pulizia, diserbo etc.), il virus diventa aereo e può essere inalato. L’esposizione in ambienti chiusi, specialmente in presenza di un’infestazione attiva, può essere particolarmente rischiosa. La trasmissione può avvenire anche tramite contatto diretto con fluidi corporei o feci di roditori, inclusi rari casi di trasmissione tramite morsi.

La trasmissione da persona a persona è generalmente rara ed è stata documentata solo per il virus Andes, trasmissibile anche tramite il latte materno. Al contrario, non ci sono prove di trasmissione di virus Andes durante la gravidanza da madre a neonato (il sangue del cordone ombelicale e il tessuto placentario testati sono risultati negativi per RNA virale). La trasmissione da persona a persona richiede tipicamente un contatto ravvicinato e avviene probabilmente tramite contatto con secrezioni orali. I partner sessuali e i caregiver dei pazienti sono a maggiore rischio di infezione da virus Andes. La trasmissione nosocomiale è rara, ma possibile. Il rischio di trasmissione interpersonale del virus Andes è maggiore durante la fase iniziale dell’infezione (fase prodromica febbrile), quando la replicazione virale è in corso e la risposta immunitaria non si è ancora sviluppata.

La circolare del Ministero della Salute (11 maggio 2026) individua le seguenti situazioni:

  • caso sospetto di infezione da virus Andes: chiunque abbia condiviso o transitato su un mezzo di trasporto sul quale ci sia stato un caso confermato o probabile di virus Andes, oppu re chiunque sia stato in contatto con un passeggero o membro dell’equipaggio della nave MV Hondius a partire dal 5 aprile 2026 e presenti almeno uno dei seguenti sintomi: febbre acuta (o anamnesi di febbre), dolori mu scolari, astenia, brividi, cefalea, vertigini, sintomi gastrointesti nali (nausea, vomito, diarrea, dolore addominale) oppure sintomi respiratori (tosse, respiro corto, dolore toracico, difficoltà respiratoria);
  • caso probabile: un individuo che presenta segni e sintomi compatibili con un caso sospetto e un collegamento epidemiologico noto con un caso probabile o confermato di virus Andes;
  • caso confermato: un caso sospetto o probabile con conferma di laboratorio di virus Andes mediante RT-PCR o test sierologico. Infine, si definisce contatto una persona esposta a un caso confermato o probabile di virus Andes durante il periodo di contagiosità del caso, attraverso interazioni compatibili con l’esposizione a secrezioni respiratorie, saliva, sangue o altri fluidi corporei (contatto fisico di retto, inclusa l’esposizione a saliva o altri fluidi corporei; esposizione in stretta prossimità, definita come permanenza entro 2 metri per oltre 15 minuti; esposizione in spazi chiusi o condivisi; esposizione non protetta in contesti sanitari, in particolare durante l’assistenza al paziente, nonché esposizione in laboratorio).

Prevenzione

Data l’elevata mortalità della HCPS, la scarsità di terapie disponibili e l’assenza di vaccini, la prevenzione della malattia è di evidente importanza. Per limitare il contatto con roditori potenzialmente infetti nelle aree endemiche, in particolare all’interno di spazi interni poco ventilati, si raccomanda di sigillare i fori utilizzabili come possibile ingresso dai roditori, arieggiare gli edifici in disuso ed eliminare i potenziali siti di nidificazione vicino alle case. Se durante la pulizia vengono scoperti nidi di roditori, si raccomanda di indossare guanti in lattice e di i mergere i nidi in candeggina prima della rimozione per evitare l’aeroso lizzazione.

La gestione dei contatti e l’utilizzo delle attrezzature protettive durante la cura dei pazienti con infezione da Hantavirus dipendono dalla specie infettante. Per i pazienti ricoverati con infezione da virus Andes il Center for Diseases Control (CDC) raccomanda di indossare adeguati dispositivi di protezione individuali (camice, guanti, protezione oculare e respiratore N95 o superiore). Per i pazienti con infezioni dovute a specie di Hantavirus diverse dal virus Andes è sufficiente adottare precauzioni standard. Tuttavia, per i pazienti con qualsiasi infezione da Hantavirus sottoposti a procedure che generano aerosol si raccoman dano adeguate precauzioni aeree e protezione oculare.

Per quanto riguarda la gestione dei contatti ad alto rischio di soggetti con infezione da virus Andes, il Ministero della Salute raccomanda quarantena fiduciaria per 6 settimane con monitoraggio giornaliero (utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non utilizzare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione). I contatti possono uscire per preservare la salute mentale e il benessere indossando una mascherina medica/chirurgica resistente ai liquidi ed evitando gli assembramenti. Si raccomanda, inoltre, di non utilizzare mezzi di trasporto pubblico né voli com merciali per il rimpatrio.

In caso di comparsa di sintomi, è necessario mantenere l’isolamento e procedere con valutazione medica e prelievo di campioni per esecuzione di test dia gnostici. Nei contatti a basso rischio è raccomandato l’automonitoraggio di febbre, mialgie, cefalea, affatica mento, sintomi gastrointestinali o respiratori, fino a 6 settimane dall’ul tima esposizione. Test di laboratorio non sono raccomandati di routine per i contatti asintomatici, in quanto difficilmente risultano positivi prima dello sviluppo dei sintomi.

Bibliografia essenziale

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  • Circolare Ministero della Salute 11 maggio 2026. https://www.trovanorme.sa lute.gov.it/norme/renderNormsan Pdf?anno=2026&codLeg=112250&par te=1%20&serie=null
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