Preoccupano gli attuali dati, in calo, delle vaccinazioni pediatriche. Sono evidenti i segnali di rallentamento o diminuzione nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, dopo una fase decennale fra miglioramenti scientifici e andamento delle coperture. Un recente studio italiano (“Trends in childhood vaccination coverage in the European Union, 1980–2024: an ecological time-series study“) pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, basato sulle stime fornite da OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) per il periodo 1980-2024, fa rilevare in 16 Paesi UE su 27 considerati una diminuzione di almeno quattro dei sette indicatori vaccinali analizzati.
Lo studio e l’analisi condotta
Sono 27 gli Stati membri indagati dai ricercatori italiani con l’intento di stimare e tracciare la curva vaccinale, quindi il livello globale di copertura, in un ampio arco temporale, dal 1980 al 2024, per sette vaccinazioni o cicli vaccinali (difterite, tetano e pertosse; epatite B; Haemophilus influenzae di tipo b; pneumococco; poliomielite; morbillo e rosolia) su dati da fanti autorevoli, OMS e UNICEF.
Dopo i risultati consolidati, positivi, frutto di oltre quarant’anni di politiche sanitarie e vaccinali pediatriche, il trend sembra, allo stato attuale, cambiare drasticamente rotta. Segnando una diminuzione delle coperture in molti Paesi e regioni europee in almeno in quattro delle vaccinazioni considerate: Haemophilus influenzae di tipo b e poliomielitemostrano tendenze negative in 20 Paesi, epatite B è in diminuzione in 18 Paesi, il ciclo contro difterite, tetano e pertosse è in flessione in 17 Paesi. Nel complesso, dunque, 16 Stati membri fanno osservare almeno quattro dei sette indicatori in netta diminuzione.
Il momento di rottura
Il periodo di “crisi” vaccinale dall’analisi degli esperti avrebbe avuto inizio nel 2019, coinciso all’incirca con la pandemia e le difficoltà di svolgere la normale attività anche da parte dei servizi vaccinali, poi proseguita fino al 2022. Non è possibile attribuire un’unica causa a questo calo complessivo, probabilmente riferibile a più fattori, oltre l’interruzione dei servizi, tra cui barriere di accesso, disuguaglianze sociali, difficoltà comunicative, disinformazione, generale riduzione della fiducia nei vaccini.
Il calo delle vaccinazioni infantili in Europa potrebbe avere conseguenze sulla salute. Gli esperti spiegano infatti che con la diminuzione delle coperture è altamente presumibile il ritorno di patologie specifiche che in assenza di vaccini, trovano un terreno più fertile al loro attecchimento/ricomparsa, e non più sostenuta dal fenomeno di gregge. Vero è, infatti, che, anche in contesti caratterizzati da valori nazionali elevati, una riduzione progressiva può creare sacche locali di popolazione non protetta, aumentando il rischio di nuovi focolai epidemici.
La metodologia di indagine
I dati raccolti dall’OMS e dall’UNICEF su sette antigeni somministrati ai bambini nel primo anno di vita sono stai valutati mediante regressione Joinpoint, calcolando cioè la variazione percentuale media annua (AAPC) complessiva e le variazioni percentuali annue (APC) nei segmenti temporali più recenti.
Si è così rilevato che su 183 serie storiche relative a coppie paese-vaccino, 128 hanno mostrato valori di AAPC positivi e 55 negativi, indicando progressi sostanziali a lungo termine ma traiettorie eterogenee. Nel segmento più recente, le APC hanno evidenziato invece tendenze prevalentemente in calo, con 119 trend decrescenti a fronte di soli 64 in crescita. Inoltre, 16 Paesi hanno registrato quattro o più tendenze in calo tra i diversi antigeni.
Nel 2024, 71 combinazioni Paese-antigene hanno raggiunto una copertura pari o superiore al 95%, mentre 62 si sono attestate tra il 90% e il 94%. In quell’anno, Lussemburgo e Portogallo hanno raggiunto una copertura di almeno il 95% per tutti e sette gli antigeni, mentre la Romania ha riportato valori inferiori all’80% per tutti. I cali più marcati nel periodo recente e le cause imputabili sono quelle precedentemente riportate.
Il contesto italiano
L’Italia, rispetto a territori e Stati europei in cui si osservano particolari criticità, mostra un quadro relativamente più favorevole, con un andamento recente da ritenersi comunque positivo per almeno la metà delle vaccinazioni considerate. Questo dato non deve tuttavia far abbassare la guardia verso le differenze territoriali e la necessità di mantenere alte e omogenee le coperture su tutto il suolo nazionale. Gli esperti chiariscono che le medie nazionali, da sole, non sono sufficienti, è necessario riconoscere le disuguaglianze territoriali e sociali che possono lasciare senza adeguata protezione specifiche comunità, quindi prendere misure cautelative.
Occorre dunque istituire politiche vaccinali sempre più mirate, accessibili e fondate su sistemi di monitoraggio tempestivi e affidabili. In quest’ottica e con questo obiettivo, l’Osservatorio sulla Salute Bene Comune, ente impegnato a promuovere una visione della salute come responsabilità condivisa, dovrà e potrà contribuire a trasformare questi segnali in consapevolezza, portando le evidenze scientifiche nel dibattito pubblico e istituzionale, favorendo il confronto tra ricerca, decisori, professionisti sanitari e società civile, con particolare attenzione alla prevenzione, all’equità di accesso e alla fiducia dei cittadini.
Fonte:
- Villani L, Russo L, Causio FA et al. Trends in childhood vaccination coverage in the European Union, 1980–2024: an ecological time-series study. The Lancet Regional Health – Europe, 2026, Open Access, 101834.


