Una chiazza bianca sulla cute evoca spesso la vitiligine. Tuttavia, come sottolineato da Fabio Arcangeli, specialista in Dermochirurgia Oncologica e Pediatrica a Rimini e professore di Dermatologia Pediatrica Clinica e Sperimentale all’Università “Guglielmo Marconi” di Roma. nella relazione tenuta al Congresso Pisa Pediatria, esistono numerose condizioni caratterizzate da alterazioni della pigmentazione cutanea che non sono riconducibili alla vitiligine. Per questo, prima ancora di impostare un trattamento, è fondamentale partire dalla diagnosi.
Tra gli strumenti più utili nella pratica ambulatoriale va ricordata la luce di Wood, che può aiutare a differenziare le varie forme di ipocromia e leucodermia. Nella vitiligine, infatti, l’assenza di melanina determina una marcata riflessione della luce di Wood, con comparsa di un bianco molto evidente, lattescente. Al contrario, nelle condizioni in cui la melanina è ridotta, ma non completamente assente, il reperto appare più opaco, come un bianco sporco. La luce di Wood consente inoltre di evidenziare aree ipocromiche melanopeniche che potrebbero risultare difficilmente apprezzabili alla sola osservazione clinica.
Pitiriasi alba e tinea versicolor
Una delle condizioni più comuni da distinguere dalla vitiligine è la pitiriasi alba, osservata soprattutto nei bambini con eczema costituzionale. Le chiazze sono caratteristicamente più sfumate e non presentano la netta demarcazione tipica della vitiligine.
La pitiriasi alba può diventare particolarmente evidente dopo un’intensa esposizione solare estiva. Si tratta di un’ipopigmentazione post-infiammatoria associata alla risoluzione delle lesioni eczematose: il pallore residuo non è quindi da attribuire semplicemente all’impiego del cortisone, come talvolta ritengono i genitori, ma alla conseguenza dell’infiammazione e della sua risoluzione.
Un altro elemento utile nella diagnosi differenziale è rappresentato dalla morfologia dei margini: la vitiligine presenta chiazze a margini netti, mentre la pitiriasi alba mantiene generalmente margini sfumati.
Anche la tinea versicolor può simulare clinicamente una vitiligine, con chiazze tondeggianti e circolari dai bordi netti; la luce di Wood, tuttavia, mostra un reperto differente, con un bianco opaco e la caratteristica fluorescenza verde descritta nella relazione.
Prerogative distintive della vitiligine e approccio
La vitiligine propriamente detta è caratterizzata da una depigmentazione molto evidente, con un bianco intenso che, come già affermato, è ulteriormente accentuato dalla luce di Wood. La distribuzione è di solito simmetrica. L’esame con luce di Wood può quindi essere particolarmente utile anche quando alcune lesioni sono poco evidenti all’esame obiettivo. Esistono inoltre forme segmentarie, che normalmente non sono evolutive, e la vitiligine universale, nella quale la depigmentazione interessa pressoché tutta la cute residua.
La diagnosi corretta è importante anche per evitare di medicalizzare alterazioni della pigmentazione che non determinano necessariamente un problema clinico. Nella vitiligine, infatti, l‘obiettivo del trattamento non è modificare la storia futura della malattia, ma repigmentare o stabilizzare le aree che stanno perdendo pigmento, con una finalità prevalentemente cosmetica. Se la leucodermia non rappresenta un problema per il bambino, possono essere sufficienti fotoprotezione e camouflage.
È invece importante ricordare che l’esposizione solare ha effetti ambivalenti: può stimolare la repigmentazione, ma contemporaneamente accentuare il contrasto cromatico tra cute sana e aree depigmentate. Inoltre, nelle zone prive di melanina, la cute tende ad arrossarsi più facilmente.
Per il pediatra di famiglia è particolarmente rilevante anche il riconoscimento di alcuni segni di possibile repigmentazione. All’interno delle chiazze leucodermiche possono sopravvivere follicoli con peli pigmentati, indicativi della presenza residua di melanociti e quindi di un possibile potenziale di ripigmentazione. La comparsa e l’ampliamento di piccole isole pigmentate possono essere seguiti anche attraverso la luce di Wood e rappresentare un indicatore dell’andamento della risposta terapeutica.
Sul piano terapeutico, la relazione distingue l’approccio locale dalle terapie di secondo livello. Per forme limitate vengono indicati steroidi topici e tacrolimus, mentre la fototerapia e le terapie sistemiche sono riservate a situazioni che richiedono la gestione presso centri specialistici. Viene inoltre sottolineato che i nuovi trattamenti non devono essere automaticamente considerati superiori alle terapie già disponibili: il loro impiego riguarda soprattutto casi selezionati e, nella pratica pediatrica ambulatoriale, il ruolo principale resta quello di riconoscere correttamente la malattia, valutarne l’estensione e indirizzare al dermatologo i casi che necessitano di un trattamento specialistico.
I messaggi pratici
In conclusione, davanti a una chiazza bianca nel bambino, il passaggio decisivo è dalla semplice osservazione alla corretta caratterizzazione della lesione. Margini, distribuzione, intensità della depigmentazione e soprattutto comportamento alla luce di Wood consentono di orientare la diagnosi differenziale tra vitiligine, pitiriasi alba, tinea versicolor e altre condizioni ipocromiche.
Per il pediatra di famiglia, disporre della luce di Wood e saperne interpretare il reperto può quindi rappresentare un ausilio concreto per evitare diagnosi affrettate di vitiligine e individuare precocemente i bambini che necessitano di una valutazione dermatologica.


