Il maltrattamento minorile in Italia non può più essere considerato un fenomeno confinato nella sfera privata o un problema esclusivamente emergenziale. I dati emersi dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato da Fondazione CESVI e presentato a Roma il 10 giugno scorso, mostrano chiaramente come l’abuso e la trascuratezza nei confronti dei minori costituiscano una vera e propria problematica di salute pubblica.

L’obiettivo cardine dell’Indice non è calcolare la mera numerosità dei bambini che subiscono violenza, bensì analizzare la capacità di prevenzione, risposta e cura dei diversi contesti regionali. In questo modo, l’analisi punta a far emergere la fitta coltre di sommerso che avvolge le mura domestiche. I risultati di quest’anno rappresentano un forte richiamo alla vigilanza per l’intera comunità educante e sanitaria: il benessere psicofisico dei più piccoli è infatti strettamente legato alla qualità del tessuto relazionale che li circonda.

L’indice CESVI e la frattura territoriale italiana

L’edizione 2026 dell’Indice si basa sull’analisi approfondita di 65 indicatori statistici regionali, selezionati a partire dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sui fattori di rischio individuali, relazionali, comunitari e sociali. L’indice mette a confronto i fattori di vulnerabilità intrinseci del territorio con i servizi di prevenzione e cura attivati dalle amministrazioni locali per mitigarli. Quello che emerge è la fotografia di un’Italia a due velocità:

  • le best practice: L’Emilia-Romagna si attesta al primo posto per capacità complessiva di cura, seguita da Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia;
  • le Regioni fanalino di coda: nel Mezzogiorno si registrano le situazioni più difficili, in particolare in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, dove i servizi di supporto alla genitorialità sono sensibilmente meno diffusi rispetto al Nord.

Il focus sulla povertà relazionale

Il rapporto di quest’anno si intitola “Generazione sola” ed è incentrato sulla povertà relazionale, intesa come carenza o deterioramento di relazioni significative e di spazi sicuri. A questo proposito, Stefano Piziali, direttore generale di Fondazione CESVI, ha evidenziato che «i risultati di questa edizione ci ricordano che il maltrattamento non è un fenomeno confinato alle mura domestiche, ma una sfida collettiva che affonda le proprie radici nelle condizioni strutturali, relazionali e sociali in cui bambini e famiglie vivono.

L’aumento dei casi rappresenta il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con la precarietà economica, il crescente disagio psicologico e l’indebolimento delle reti di supporto sociale. I dati mostrano alcuni segnali incoraggianti, come la ripresa dei servizi a sostegno della genitorialità e dei servizi sociali territoriali dopo la pandemia, ma evidenziano anche persistenti disuguaglianze territoriali e criticità strutturali che non possiamo ignorare. Preoccupa, in particolare, la crescita del disagio mentale tra i minorenni, la diminuzione del numero assoluto dei pediatri di libera scelta e la difficoltà di garantire a tutte le famiglie un accesso tempestivo e uniforme ai servizi di prevenzione e accompagnamento».

I fattori di rischio come la povertà economica, abitativa e il basso livello di istruzione si sommano nelle aree fragili. Ne è la conferma il fatto che tra il 2018 e il 2023 i minori presi in carico dai servizi sociali siano cresciuti del 58%, segno di una fragilità in forte aumento che necessita una tempestiva intercettazione per contrastare e ridurre l’isolamento sociale.

La voce dei bambini nei quartieri svantaggiati

Grazie alla collaborazione con Articolo 12, l’indagine ha incluso 4 focus group con 39 bambini di età compresa tra i 9 e i 12 anni, intervistati nelle “Case del Sorriso” di Bari e Napoli, per comprendere la qualità delle loro relazioni.

  • La famiglia: generalmente allargata e intergenerazionale, è considerata estremamente importante. La madre è la figura principale di cura e i nonni sono riferimenti importanti; emergono talvolta criticità con i padri, descritti come nervosi per ragioni economiche o assenti per il lavoro.
  • Amicizie e bullismo: la sfera dei pari risulta fondamentale, ma in tutti i gruppi è emerso con priorità il bullismo, legato prevalentemente al body shaming, al razzismo o all’omofobia.
  • Vita nel quartiere: per quanto tutti mostrino un legame forte con il proprio territorio, avvertono al contempo un profondo senso di insicurezza e paura nel muoversi nel quartiere, legato alla presenza di adulti che compiono attività illegali, oltre a lamentare strade rotte, sporcizia e trasporti pubblici carenti.
  • Rete sociale: gli educatori dei centri sono visti come figure chiave che offrono cura e supporto emotivo, aiutando i ragazzi a gestire lo stress e il bisogno di sfogarsi.

Le “antenne sociali” e la responsabilità condivisa

Per contrastare il sommerso e prevenire il maltrattamento, CESVI indica la necessità di rafforzare la rete comunitaria e istituzionale. La presidente di Fondazione CESVI, Ilaria Dallatana, ha elogiato il lavoro fatto con l’Indice, ribadendo l’importanza di investire in formazione e monitoraggio superando la logica emergenziale e individuando in pediatri, insegnanti, operatori sociali, figure chiave, vere e proprie “antenne sociali”, in grado di intercettare precocemente i segnali di disagio e attivare percorsi di sostegno prima che la vulnerabilità si trasformi in maltrattamento.

Il programma “Case del Sorriso” e la prevenzione sul campo

L’intervento di contrasto alla povertà relazionale si realizza sul campo proprio attraverso il programma “Case del Sorriso” di CESVI, attivo a Milano, Bari, Napoli e Siracusa in contesti caratterizzati da marginalità e dispersione scolastica.

Renata Molino, referente CESVI per Napoli e Bari, ha spiegato che in questi spazi educativi protetti i ragazzi trovano ascolto autentico e, tramite attività musicali e sportive, sperimentano i propri talenti. Parallelamente, si offre supporto e percorsi di empowerment alle madri che gestiscono da sole il carico educativo. L’obiettivo è costruire fiducia tra i pari oltre ad una forte corresponsabilità e governance territoriale tra tutti i soggetti presenti.

In chiusura, la psicoterapeuta Stefana Andreoli ha evidenziato l’importanza del contesto strutturale secondo la “teoria delle finestre rotte”: il degrado urbano e la perdita di cura delle periferie alimentano il malessere psicofisico e sociale. La bellezza degli ambienti non va quindi intesa come cura, bensì come uno strumento fondamentale di prevenzione primaria in grado di ridurre l’isolamento e il disagio della comunità.

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