Le malattie infiammatorie di tipo 2 sono tra le condizioni infiammatorie croniche più comuni nell’infanzia e rappresentano un crescente onere sanitario globale. Il concetto dei “primi mille giorni”, che si estendono dal concepimento al secondo anno di vita, è emerso come una finestra critica durante la quale le esposizioni ambientali possono influenzare profondamente lo sviluppo del sistema immunitario e il rischio di insorgenza di malattie nel lungo termine. In tale periodo, infatti, i fattori prenatali, perinatali e postnatali interagiscono per plasmare le traiettorie di salute nel lungo termine e la suscettibilità alle malattie.

Tra questi, le influenze nutrizionali svolgono un ruolo di primaria importanza, in quanto modulano direttamente la fisiologia materna e la programmazione immunitaria del feto e del neonato. Un numero crescente di dati suggerisce che l’esposizione nutrizionale nei “primi mille giorni” di vita possa impattare sulla programmazione immunitaria e sullo sviluppo di malattie allergiche.

Omega-3 a lunga catena nella prevenzione delle malattie allergiche

Tra i componenti della dieta, l’equilibrio tra acidi grassi pro-infiammatori e anti-infiammatori ha attirato notevole attenzione. Le diete occidentali moderne sono tipicamente caratterizzate da un eccesso di acidi grassi polinsaturi (PUFA) Omega-6 rispetto agli Omega-3, uno squilibrio che può contribuire a un ambiente pro-infiammatorio e a una maggiore suscettibilità alle malattie allergiche.

Una recente revisione (“The Role of Polyunsaturated Fatty Acids (PUFAs) in the Primary Prevention of Allergic Diseases in Children: A Position Paper of the SIAIP Primary and Secondary Prevention of Allergic Diseases and Nutraceuticals Committees“), pubblicata su Nutrients, riassume le conoscenze attuali riguardanti il ruolo immunomodulatore degli acidi grassi polinsaturi (PUFA), in particolare degli acidi grassi Omega-3 a lunga catena, nella prevenzione delle malattie allergiche nei “primi mille giorni” di vita.

Questo documento ha preso in esame studi sperimentali, osservazionali e randomizzati controllati che hanno analizzato l’esposizione agli Omega-3 durante la gravidanza e l’allattamento. Le evidenze cliniche sono state saggiate qualitativamente utilizzando gli strumenti di valutazione critica del Joanna Briggs Institute (JBI), specifici per il disegno dello studio. Particolare attenzione è stata dedicata alla modulazione immunitaria, alle vie infiammatorie, alla funzione della barriera epiteliale, alle interazioni con il microbiota intestinale e all’asse ferroptosi-immunità-metabolismo.

Il valore dell’integrazione in un approccio più ampio

Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) Omega-3, tra cui l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), esercitano effetti immunomodulatori e antinfiammatori attraverso molteplici meccanismi, compresi la produzione di mediatori pro-risolutivi specializzati, la regolazione delle risposte delle cellule T helper, la modulazione delle citochine, il mantenimento dell’integrità della barriera epiteliale e l’interazione con il microbiota.

Recenti risultati ne supportano anche il coinvolgimento nella regolazione dello stress ossidativo e della ferroptosi. Le attuali evidenze cliniche, in particolare quelle derivanti da studi randomizzati condotti in gravidanza e da revisioni sistematiche e meta-analisi, suggeriscono che un adeguato apporto materno di Omega-3 durante la gravidanza e l’allattamento possa ridurre il rischio di esiti allergici respiratori, in particolare di respiro sibilante e asma, nella prole.

Un adeguato apporto di Omega-3, pari a circa 2 g/die, nelle finestre critiche di maturazione immunitaria può rappresentare una valida strategia per la prevenzione primaria delle malattie allergiche. Le prove disponibili ne sostengono l’integrazione nel corso della gravidanza e dell’allattamento, in particolare nelle popolazioni con basso apporto alimentare di Omega-3 o ad aumentato rischio di malattie allergiche.

L’integrazione di Omega-3 dovrebbe essere considerata nell’ambito di un approccio preventivo multifattoriale più ampio, volto a promuovere la tolleranza immunitaria e a ridurre il futuro carico di malattie allergiche. Questa strategia include un’adeguata nutrizione materna, l’evitamento dell’esposizione al fumo, la promozione dell’allattamento al seno, quando possibile, l’introduzione tempestiva di alimenti complementari, tra cui pesce e altri alimenti allergenici, e il sostegno a uno stile di vita che favorisca la tolleranza immunitaria durante i “primi mille giorni” di vita.

Fonte

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here