I disturbi della cefalea, in particolare l’emicrania, sono frequenti anche durante l’infanzia e l’adolescenza, con ricadute sulla quotidianità dei ragazzi. Uno studio (“Migraine and headache in children and adolescents: A 2026 evidence-based factsheet“) pubblicato sulla rivista Cephalalgia ha riassunto le caratteristiche del disturbo, con l’obiettivo di fornire una panoramica completa, attenta alle diverse fasi dello sviluppo, del peso globale dei disturbi della cefalea nei bambini e negli adolescenti.
Cefalea in età pediatrica: sintomi e fattori di rischio
La cefalea è un problema rilevante in età pediatrica e adolescenziale. Secondo dati dell’International Headache Society, circa il 60% di bambini e adolescenti soffre di cefalea, mentre la prevalenza dell’emicrania si colloca intorno all’8-11%. La frequenza della cefalea e dell’emicrania tende ad aumentare con l’età. Tra i 5 e i 9 anni la prevalenza dell’emicrania è circa del 2%, per salire a poco più del 10% tra i 10 e i 14 anni e raggiungere circa il 19% tra i 15 e i 19 anni. Per la cefalea di tipo tensivo, i valori passano da circa l’8% nella fascia 5-9 anni a circa il 26% tra i 10 e i 14 anni, mantenendosi su livelli simili nella fascia 15-19 anni.
Tra i principali fattori di rischio e trigger vi sono alterazioni del sonno, alimentazione, disidratazione, tempo trascorso davanti agli schermi, problematiche psicosociali, fattori meteorologici e predisposizione familiare. La cefalea può compromettere la frequenza e il rendimento scolastico, e ridurre la partecipazione alla vita sociale.
I sintomi delle cefalee possono comprendere dolore da moderato a severo, intolleranza alla luce o al rumore, nausea e vomito, con intensità variabile da bambino a bambino. Secondo indicazioni della SISC (Società Italiana per lo Studio delle Cefalee) individuare la presenza di cefalea o emicrania può essere relativamente semplice; anche i bambini in età prescolare esprimono chiaramente il disagio dovuto al mal di testa. Tuttavia spesso nei bambini piccoli la durata di un attacco emicranico può essere breve, anche meno di dieci minuti; un elemento che potrebbe essere fuorviante.
Un altro aspetto riguarda la tipologia delle manifestazioni; nei più piccoli l’emicrania può manifestarsi anche con sintomi diversi dal mal di testa tra cui torcicollo, vertigini, vomito, dolori addominali ricorrenti, cinetosi, fino alle coliche gassose del lattante. In generale la sintomatologia può essere aggravata dall’esposizione agli schermi.
Adolescenza, una fase cruciale per la progressione della cefalea
L’adolescenza è una fase cruciale per la progressione dei disturbi legati alle cefalee; i cambiamenti ormonali legati alla pubertà possono influenzare la suscettibilità all’emicrania e contribuire alla maggiore prevalenza osservata nelle femmine. Le variazioni dei livelli di estrogeni influenzano infatti i meccanismi neurobiologici dell’emicrania, tra cui l’attivazione del sistema trigemino-vascolare, l’eccitabilità corticale e l’elaborazione centrale del dolore.
A questi cambiamenti si associano fattori psicosociali associati, tra cui l’aumento delle richieste scolastiche, le alterazioni del sonno, lo stress emotivo e i cambiamenti nelle dinamiche familiari e tra pari; elementi che possono contribuire ad aumentare la frequenza degli attacchi e il rischio di progressione.
Un bambino che soffre di “mal di testa” rischia di diventare un adulto emicranico. Fino al 65% dei giovani con emicrania continua infatti a presentare sintomi in età adulta, mentre una percentuale compresa tra 30% e 50% può sviluppare una cefalea cronica quotidiana, con una maggiore frequenza nelle femmine. Una forma particolarmente rilevante è l’emicrania cronica, che interessa circa l’1% dei giovani; tra i fattori di rischio sono riportati un’elevata frequenza degli attacchi, l’abuso di farmaci, i disturbi dell’umore e una scarsa capacità di adattamento.
In generale la fase dell’adolescenza è indicata come una finestra importante per la prevenzione e l’intervento precoce, fondamentali per ridurre il carico della malattia e prevenirne la cronicizzazione in età adulta.
Emicrania pediatrica, serve maggior attenzione
Nonostante i disturbi delle cefalee rimangano tra le principali cause di disabilità fin dalle prime fasi della vita e le possibili conseguenze a lungo termine, l’emicrania nei bambini e negli adolescenti continua a essere sottoriconosciuta, sottodiagnosticata e affrontata in modo inadeguato dai sistemi sanitari, specie nei Paesi a basso e medio reddito. L’emicrania è raramente inclusa nelle strategie nazionali per le malattie non trasmissibili, con conseguenti ritardi nella diagnosi, frammentazione dell’assistenza e opportunità mancate di prevenzione.
Considerata la costante associazione tra emicrania, assenteismo scolastico, compromissione del rendimento scolastico e ridotta partecipazione sociale è ritenuto necessario ampliare gli interventi in ambito scolastico, rafforzare la conoscenza dell’emicrania e la formazione degli operatori nell’ambito delle cure primarie.
Fonte
- Uludüz D, Abu-Arafeh I, Orr SL, et al. Migraine and headache in children and adolescents: A 2026 evidence-based factsheet. Cephalalgia. 2026;46(8).


