In Italia circa il 6-7% delle gravidanze è complicato da una forma di diabete, ma la gestione della malattia in età fertile sta entrando in una nuova fase grazie all’evoluzione delle tecnologie, all’arrivo di nuovi farmaci per obesità e diabete e alle più recenti raccomandazioni internazionali. A fare il punto è la Società Italiana di Diabetologia (SID), riunita a Rimini per il Congresso Nazionale (28-31 ottobre 2026).

Tra i temi emersi figurano le nuove linee guida internazionali, l’impiego dei sistemi automatizzati di somministrazione dell’insulina, il ruolo degli agonisti del recettore del GLP-1 nel periodo preconcezionale, gli effetti delle ondate di calore sulla salute materno-fetale e le prospettive aperte dalla ricerca epigenetica.

La prevenzione inizia prima della gravidanza

Come evidenziato da Elena Succurro, ordinario di Endocrinologia presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro e componente del Consiglio Direttivo SID, soltanto il 30-40% delle donne con diabete programmi la gravidanza prima del concepimento.

Negli ultimi due anni sono state pubblicate diverse raccomandazioni internazionali sulla gestione del diabete in gravidanza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso le prime linee guida globali sul tema, mentre l’American Diabetes Association (ADA) e le società scientifiche europee di endocrinologia hanno rafforzato il concetto di una presa in carico che inizi già nella fase preconcezionale. Le raccomandazioni sottolineano la necessità di ottimizzare il controllo glicemico prima del concepimento, identificare precocemente eventuali alterazioni metaboliche e personalizzare il percorso terapeutico.

«Programmare una gravidanza – ha commentato la professoressa – significa non solo raggiungere valori glicemici adeguati, ma anche preparare la donna ad affrontare i profondi cambiamenti metabolici che caratterizzano la gestazione. Le tecnologie possono rappresentare un alleato prezioso in questo percorso, ma devono essere accompagnate da formazione, educazione terapeutica e da un’assistenza specialistica integrata. È fondamentale costruire percorsi strutturati che accompagnino la donna dal preconcepimento, al postpartum, attraverso una stretta collaborazione tra diabetologo, ginecologo e team multidisciplinare. Per l’Italia la priorità e la sfida sono tradurre le indicazioni delle linee guida in percorsi strutturati e accessibili, omogenei in tutte le Regioni. Un impegno che deve accompagnare ogni donna dalla programmazione della gravidanza e proseguire a lungo nel periodo successivo alla nascita».

Attenzione anche dopo il parto

La SID richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di non interrompere il monitoraggio dopo la nascita del bambino. Come ha ricordato Succurro, «il diabete gestazionale non deve essere considerato un problema limitato ai nove mesi della gravidanza. Anche quando la glicemia torna normale dopo il parto, queste donne mantengono un rischio significativamente aumentato di sviluppare diabete tipo 2 negli anni successivi: una donna su 5 di quelle che hanno avuto il diabete gestazionale ha un rischio aumentato di sviluppare diabete di tipo 2, entro 10 anni dal parto. La diagnosi di diabete gestazionale deve quindi diventare un’opportunità per avviare un percorso di prevenzione a lungo termine. Per questo è fondamentale eseguire la curva da carico orale di glucosio a 4-12 settimane dal parto e proseguire con controlli periodici”»

La novità: il “pancreas artificiale”

Tra le innovazioni più promettenti figurano i sistemi automatizzati di somministrazione dell’insulina (AID), o cosiddetti “pancreas artificiali”, che integrano sensori per il monitoraggio continuo della glicemia, microinfusori e algoritmi in grado di adattare automaticamente l’erogazione dell’insulina. I risultati degli studi AiDAPT, CIRCUIT e CRISTAL mostrano un miglioramento significativo del tempo trascorso nell’intervallo glicemico raccomandato durante la gravidanza, con benefici particolarmente evidenti anche nelle ore notturne e nella riduzione delle ipoglicemie.

«In gravidanza gli obiettivi glicemici sono particolarmente stringenti, e il fabbisogno insulinico cambia rapidamente per effetto delle modificazioni ormonali – ha aggiunto la dottoressa – Raggiungere e mantenere questi obiettivi richiede un impegno quotidiano intenso. I risultati di questi studi dimostrano che l’automazione possa offrire un supporto concreto, ampliando le possibilità di personalizzare la terapia nelle donne con diabete di tipo 1. Le tecnologie avanzate stanno trasformando le possibilità di cura, ma è necessario utilizzare solo dispositivi appropriati (attualmente in Europa sono tre i sistemi AID indicati per l’impiego nella gravidanza con diabete di tipo 1) e sotto la guida di équipe esperte, idealmente già nella fase preconcezionale».

Incretine: un’opportunità solo prima del concepimento

Un altro tema affrontato al congresso riguarda il ruolo delle terapie incretiniche, come semaglutide e tirzepatide, nelle donne con diabete o obesità che desiderano una gravidanza. Un documento di consenso internazionale pubblicato nel 2026 evidenzia come queste terapie possano contribuire a migliorare il peso corporeo e il compenso metabolico prima del concepimento. Restano però insufficienti le evidenze per raccomandarne l’uso durante la gravidanza, motivo per cui le indicazioni attuali prevedono la sospensione dei farmaci prima della ricerca di una gravidanza.

«La Società Italiana di Diabetologia richiama l’attenzione su un messaggio fondamentale: questi farmaci possono contribuire a migliorare le condizioni metaboliche della donna prima della gravidanza, ma il loro utilizzo richiede una programmazione preconcezionale accurata e una gestione specialistica personalizzata – ha evidenziato Succurro – Il documento pubblicato su The Lancet suggerisce che il trattamento con GLP-1 RA prima della gravidanza possa favorire il raggiungimento di un’emoglobina glicata inferiore al 6,5% e una riduzione del peso corporeo superiore al 5–10%, obiettivi che possono contribuire a migliorare le condizioni di salute della donna in vista del concepimento. I risultati di questa metanalisi, tuttavia, non modificano le attuali indicazioni sull’impiego dei farmaci incretinici durante la gravidanza».

Caldo estremo e rischio metabolico

Tra le nuove sfide emergenti compare anche l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute in gravidanza. «Studi recenti hanno dimostrato un’associazione tra l’esposizione prolungata al caldo estremo durante la gravidanza e un aumento del rischio di diabete gestazionale – ha illustrato la dottoressa – L’esposizione durante finestre critiche (in particolare tra la 11° e la 18° settimana di gestazione) altera la regolazione degli zuccheri nel sangue e aumenta l’insulino-resistenza. Protezione dalle temperature estreme, idratazione attenta e adeguata, stretto monitoraggio metabolico diventano quindi strumenti importanti di prevenzione».

Il ruolo dell’epigenetica

La ricerca sta inoltre approfondendo il ruolo dell’epigenetica nei meccanismi che regolano il metabolismo del glucosio durante la gravidanza. Alcune modificazioni epigenetiche sono state osservate già prima della comparsa del diabete gestazionale e potrebbero in futuro contribuire a identificare le donne più vulnerabili.

«Nel corso della gestazione l’organismo materno deve adattarsi a una progressiva riduzione della sensibilità all’insulina – ha concluso Succurro – Quando la produzione di insulina non riesce a compensare questa maggiore richiesta, può comparire il diabete gestazionale. Accanto ai fattori di rischio già riconosciuti, la ricerca sta approfondendo il possibile contributo dei meccanismi epigenetici ai processi che regolano il metabolismo del glucosio».

Il messaggio della SID

La SID ribadisce infine che la gravidanza nelle donne con diabete deve essere seguita lungo tutto il percorso assistenziale, dalla programmazione preconcezionale fino al follow-up post-partum, favorendo l’integrazione tra diabetologi, ginecologi e territorio.

«La gravidanza nelle donne con diabete deve essere preparata, accompagnata e seguita nel tempo – ha affermato Raffaella Buzzetti, presidente della SID – Le innovazioni farmacologiche e tecnologiche offrono opportunità senza precedenti, ma il vero progresso sarà renderle accessibili attraverso percorsi integrati tra diabetologi, ginecologi e medicina territoriale. La SID richiama l’attenzione sull’importanza di rendere omogenei i percorsi di screening e follow-up nelle diverse Regioni italiane, promuovendo sistemi di raccolta dei dati che consentano di misurare l’effettiva adesione ai controlli e di individuare eventuali disuguaglianze nell’accesso all’assistenza. Proteggere la salute metabolica della madre significa investire anche nel futuro del bambino».

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