Immunodeficienze primitive. Una guida per riconoscerle

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Patologie subdole e invisibili, i cui sintomi eterogenei spesso portano a un grave ritardo nella diagnosi. Si tratta delle immunodeficienze primitive (IDP), così definite perché la mancata piena funzionalità del sistema immunitario è riconducibile a difetti genetici.

Il ruolo del pediatra è fondamentale nel riconoscere i segnali che devono destare sospetto, come ad esempio un bambino con infezioni ricorrenti, soprattutto se molto frequenti e gravi.

Una guida per facilitare medici e famiglie

I dieci campanelli d’allarme di una possibile immunodeficienza primitiva

Per aiutare medici e famiglie, i pediatri di 3 società scientifiche, SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), SIP (Società Italiana di Pediatria) e SIAIP (Società Italiana di immunologia e Allergologia Pediatrica) hanno redatto una Guida Pratica sulle Immunodeficienze nell’ambulatorio del Pediatra, un esempio unico nel panorama pediatrico per affrontare sia la diagnosi che la gestione di patologie rare.

“Quando si ha un bambino (ma anche un adulto) colpito da sintomi disparati (non per forza infezioni) si deve pensare anche ad una Immunodeficienza primitiva”, spiega Michele Fiore, Pediatra di Famiglia SIPPS, ideatore e curatore della Guida.

Bambini che soffrono troppo spesso di otiti e sinusiti, che guariscono a fatica nonostante gli antibiotici, o che sono sottopeso o al di sotto dei livelli medi di crescita, devono perciò mettere in allarme il pediatra, che prescriverà loro degli esami del sangue approfonditi.