La giornata dedicata porta l’attenzione sul tema e sottolinea come siano ancora a rischio tante bambine e ragazze

Le Mutilazioni Genitali Femminili sono “riconosciute come una violazione dei diritti fondamentali di milioni di bambine, ragazze e donne di domani, tra cui il diritto alla vita, alla parità di genere, alla non discriminazione e all’integrità fisica e mentale”, riporta la Società Italiana di Pediatria, in occasione del 6 febbraio, la giornata dedicata al tema, con uno scritto, a cura di Claudia Gandolfi, Rosalia Maria Da Riol, Marisa Calacoci, Francesca Ena, Simona La Placa (GdS Gruppo di Lavoro Nazionale per il Bambino Migrante – Società Italiana di Pediatria, Gruppo di Lavoro Minore Migrante – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni).

Negli anni, politiche e azioni di contrasto hanno ridotto l’incidenza sia di Mutilazione Genitale Femminile sia di matrimoni precoci di spose bambine, e l’aumento del livello di istruzione delle bambine è stata una delle azioni di contrasto più efficaci. Viene tuttavia riportato anche come in Italia l’UNICEF stimi siano a rischio di Mutilazioni Genitali Femminili dal 15 al 24% delle ragazze da 0 a 18 anni (circa 15.000) e nel mondo le donne sottoposte a una forma di questa pratica siano 200 milioni in 30 Paesi.

“Le mutilazioni genitali femminili sono spesso sotto diagnosticate in quanto possono essere difficili da rilevare, unitamente al fatto che le donne che hanno subìto una mutilazione spesso non lo dichiarano spontaneamente per vergogna, per paura di sentirsi giudicate o perché non ritengono rilevante parlarne in quanto ritenuta una pratica normale nel loro Paese”, ha spiegato Alice Sorz, ostetrico-ginecologo della Struttura Semplice Dipartimentale di Gravidanza a Rischio dell’Irccs Burlo Garofolo in occasione della giornata dedicata, e ha aggiunto: “È fondamentale sensibilizzare la paziente e il partner in modo da ottenere il consenso a creare una continuità assistenziale con il territorio e con i pediatri, nell’ottica di una prevenzione delle mutilazioni nelle figlie”.

“Il 2020 sarebbe dovuto essere un’opportunità irripetibile per donne e ragazze. L’anno in cui si sarebbe dovuto sviluppare un piano quinquennale su come lavorare insieme per accelerare il progresso verso l’uguaglianza di genere, celebrando così il 25°anniversario della Dichiarazione di Pechino”, scrivono ancora Claudia Gandolfi, Rosalia Maria Da Riol, Marisa Calacoci, Francesca Ena e Simona La Placa. “Poi è arrivata la pandemia da Covid-19 e il 2020 ha segnato una battuta d’arresto ai progressi finora raggiunti per le bambine e ragazze in tutto il mondo. Se non si interviene in modo rapido e deciso, l’impatto sul loro futuro – e sul nostro futuro – sarà devastante”, ammoniscono, ricordando come “Raggiungere l’eguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze” sia uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile identificati dall’ONU nel 2015, obiettivo che prevede l’eliminazione il matrimonio precoce e forzato e le mutilazioni genitali femminili, entro il 2030, una scadenza che si avvicina.

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