“Nati con la camicia…di plastica”

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Il libro di Antonio Ragusa, direttore di Ostetricia e Ginecologia del Fatebenefratelli di Roma, autore di uno studio sulla presenza di microplastiche nella placenta umana

Tutto è iniziato sulle spiagge della Sardegna, nell’aprile del 2019, quando Antonio Ragusa, direttore di Ostetricia e Ginecologia del Fatebenefratelli di Roma, viene colpito da un “brilluccichio indistinto” nella sabbia e scorrendola fra le dita, vede tante “piccole particelle multicolore, a prima vista affascinanti…”, scrive nell’introduzione al suo libro “Nati con la camicia…di plastica. Come il nostro organismo assorbe le microplastiche già nel grembo materno” (Aboca Edizioni).

“Sono un ostetrico, in più di trent’anni ho aiutato migliaia di bambini a nascere e altrettante madri a rinascere, ma non mi ero mai concentrato così tanto su come l’ambiente che ci circonda possa avere un impatto sulla nostra vita futura, già mentre abitiamo il grembo materno, così come mi accadde un giorno di due anni fa”, scrive Ragusa nell’introduzione. E l’attenzione sull’ambiente e su quella plastica, quelle microplastiche mescolate alla sabbia della Sardegna lo ha portato ad approfondire il tema, pubblicando all’inizio di quest’anno uno studio sulla rivista Environment International insieme con i suoi collaboratori.

Attraverso una particolare metodica, sono state isolate e visualizzate 12 particelle di microplastiche in 4 placente umane su 6 analizzate, di cui 5 nel lato fetale delle placente, 4 nel lato materno e 3 nelle membrane amniocoriali, a dimostrazione della ‘capacità’ della microplastiche di raggiungere i tessuti placentari a tutti i livelli. La ricerca ha preso in esame solo piccoli campioni di placenta, da cui la considerazione: “questo non può che indurci a credere che il numero di particelle di microplastiche all’interno dell’intera placenta sia molto più alto, oltre che farci dubitare del fatto che in qualche placenta – due, nella nostra ricerca – la plastica non fosse presente. Forse non abbiamo cercato abbastanza bene…”. Rispetto alla porta di ingresso nell’organismo umano delle microplastiche vengono ipotizzate due possibilità, che possono anche coesistere: attraverso il cibo, e poi l’intestino, e a livello respiratorio, probabilmente attraverso le basse vie aeree.

Antonio Ragusa racconta che sulla spiaggia ebbe l’intuizione che lo ha poi portato a realizzare la ricerca scientifica e alla scoperta di cui parla nel libro. Nel primo capitolo si concentra sulla plastica, raccontando cos’è, chi la produce, quanto è diffusa, come è utilizzata e quali i problemi nella sua eliminazione. Poi nel secondo capitolo entra nel vivo del racconto della ricerca scientifica realizzata e di quanto scoperto, mentre nel terzo si immerge nel tema del “perché l’uomo è arrivato alla soglia della tragedia ambientale”. Infine, il capitolo a chiusura del volume conduce verso “la visione dell’astronauta”, l’impatto che guardarci da lontano, come gli astronauti guardano la Terra dallo spazio, potrebbe avere sulle generazioni future.

Per l’autore, il suo libro è “il frutto di una conversione ecologica, iniziata quel giorno di aprile di due anni fa, quando ho cominciato a interessarmi alla plastica e a raccoglierla dalle dune di sabbia di Piscinas. Il suo scopo è cercare di dare al lettore un’idea di quello che oggi significa inquinamento da plastica e del perché ciascuno di noi deve agire come e dove può per garantire che il mondo torni così come lo abbiamo conosciuto”.