Come un bambino non è un adulto in miniatura (Jacobi, 1889), un adolescente non è né un piccolo adulto né un grande bambino, ma un cittadino che necessita di uno specifico sistema di protezione assistenziale in una fase delicata del suo sviluppo psico-fisico.

L’adolescentologia, che è parte integrante della Pediatria, non si interessa dunque di patologie di singoli organi o apparati, ma – come la neonatologia – di una fascia di età e si estrinseca attraverso l’erogazione di attività anche finalizzate al soddisfacimento di nuovi bisogni (es. comunicazione diretta sui problemi di salute, privacy, consenso/assenso informato, organizzazione di servizi assistenziali riservati).

A questo proposito, già l’ultimo Progetto Obiettivo Materno-infantile (giugno 2000) indicava l’obiettivo di garantire a tutti i minori il ricovero in spazi specifici all’interno dell’area pediatrica, per offrire loro le migliori possibilità di cura, soprattutto nel caso di situazioni acute gravi e di patologie croniche. In quegli anni, le degenze nelle UU.OO. di Pediatria diminuivano drasticamente in rapporto all’età: si andava da circa il 100% per i neonati, a circa il 12% per la fascia 15-18 anni (Collana Monografica SIP, 2003).

A distanza di qualche lustro, la situazione è purtroppo solo di poco migliorata. I dati dei ricoveri pediatrici relativi agli anni 2019-2021 elaborati da Fondazione ABIO Italia e di recente presentati in un Libro bianco dalla Fiarped (Federazione delle Società Scientifiche e delle Associazioni dell’Area Pediatrica) dimostrano che ancora oggi negli ospedali generali circa un quarto dei pazienti 0-18 anni viene ricoverato in reparti per adulti.

Alcune aree risultano particolarmente critiche. Quasi il 45% dei minori è ricoverato in terapie intensive per adulti e il 30% dei ricoveri per disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva avviene in reparti psichiatrici per adulti, “nonostante tale collocazione sia gravemente inappropriata” come affermato da Elisa Fazzi, Presidente della SINPIA (Società Italiana Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza). Molto variabili sono i numeri nelle varie Regioni: si va da un minimo del 14% di minori ricoverati con adulti nel Friuli-Venezia Giulia, al 44,5% del Molise. Gli adolescenti rimangono la fascia di età più penalizzata: tra 15 e 18 anni in media il 70% dei soggetti continua a essere assistito in reparti per adulti.

I diritti del bambino in ospedale (Carta Abio-SIP) non sono, dunque, ancora soddisfatti e non presentano un’equa applicazione sul territorio nazionale, soprattutto negli ospedali generali che non hanno uno specifico indirizzo pediatrico, probabilmente anche per scelte regionali disomogenee.

Il rilevante numero di adolescenti ricoverati in reparti per adulti ha varie conseguenze. Oltre a togliere volumi di attività, contribuendo a un depauperamento di risorse professionali ed economiche alle strutture pediatriche, è causa di una riduzione delle possibilità di formazione e ricerca per i pediatri in un ambito di loro riconosciuta pertinenza.

Soprattutto questa situazione non offre al minore la migliore assistenza possibile e le migliori possibilità di cura, in particolare nel caso di situazioni cliniche a elevata complessità assistenziale, penalizzando soprattutto i minori in età adolescenziale che vengono assistiti da personale medico e paramedico non adeguatamente formato sui delicati aspetti evolutivi, medici e relazionali/educativi di questa fascia di età.

L’esempio più evidente viene dagli adolescenti affetti da patologie oncologiche, che presentano tassi di guarigione migliori se curati nei centri pediatrici e con protocolli pediatrici.

Il Pediatra continua dunque a dare un ampio spazio culturale alle esigenze di questa fascia di età; ne è un ulteriore esempio questo numero che affronta temi di grande interesse pratico come la transizione dalle cure pediatriche a quelle dell’adulto, i disturbi d’ansia e i disturbi psichiatrici in adolescenza.

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