“Persuadere e rieducare” la mente a un approccio corretto verso il cibo tramite abitudini e funzioni cognitive mirate. È la tecnica suggerita da RESILIENT, progetto di ricerca coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma finanziato dal PNRR (Paino Nazionale Ripresa e Resilienza), che intende affiancare azioni e abitudine pratiche, come attività fisica e un modello dietetico appropriato, a interventi di carattere cognitivo-comportamentale nel trattamento di sovrappeso e obesità. In sinergia, le “(ri)programmazioni” su fisico e psiche possono contribuire a riportare in equilibrio i meccanismi che regolano fame, sazietà e consumo energetico, grazie a un resetting del metabolismo.
I risultati del progetto RESILIENT sono presentati in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità 2026 (4 marzo). Obiettivo: ridurre i tassi di eccessivo incremento ponderale, in crescita nella popolazione pediatrica, dovuto prevalentemente a due fattoti, cattive abitudini alimentari e sedentarietà.
Obesità e sovrappeso infantile
In Italia rappresentano un problema di salute pubblica, con curve in costante incremento, a oggi una delle principali emergenze di salute. A confermarlo sono i dati più attuali di OKkio alla Salute, il sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo i dati, il 29,7% dei bambini è complessivamente in eccesso ponderale: di questi. il 19% è in sovrappeso, il 10,7% è obeso e il 2,1% ha un’obesità grave. Percentuali che, pur in lieve diminuzione negli ultimi anni, restano tra le più alte in Europa. Intervenire in età precoce, quando il cervello è estremamente plastico e malleabile e prima che si consolidano comportamenti e abitudine sbagliate, è cruciale.
L’importanza dell’intervento precoce
Tra i 6 e gli 11 anni: è questo l’intervallo ideale, identificato dagli esperti, per agire sul corpo, ma soprattutto sulla mente e “rimettere in carreggiata” le vie neurali del metabolismo e correggere così la disfunzione metabolica in modo duraturo, in alcuni casi potenzialmente definitivo.
Lo confermano i risultati di RESILIENT, uno studio condotto su 120 bambini coinvolti in un percorso multidisciplinare di 5 mesi. Gli interventi mostrano un miglioramento del peso, del metabolismo, del sonno e delle capacità cognitive. Potenzialmente un nuovo approccio che apre a nuove prospettive nella lotta all’obesità, condizione che interessa in Italia quasi un bambino su tre.
Solo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ogni anno si registrano all’incirca 1.700 accessi ambulatoriali e 1.000 day hospital di bambini e adolescenti in sovrappeso e obesi, inclusi circa 200 casi di forme secondarie o genetiche. Presso la struttura romana è inoltre attivo un servizio di Educazione Alimentare per la gestione clinica di pazienti con problemi ponderali e il coinvolgimento delle famiglie nel percorso di cura.
Lo studio nel dettaglio
Lo studio RESILIENT, come anticipato, ha convolto bambini nella fascia di età elitaria per il trattamento di problemi ponderali (6-11 anni), di cui il 58% femmine, che, oltre a obesità e sovrappeso, manifestavano ulteriori disturbi spesso associati a queste condizioni: problemi di sonno, difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, riduzione della qualità di vita e fragilità cognitive, tra cui alterazioni della memoria e dell’autoregolazione. Con possibili alterazioni della composizione e della forza muscolare, quindi il rischio di obesità sarcopenica, caratterizzata dalla coesistenza di eccesso di massa grassa e riduzione della massa o funzionalità muscolare, fin dall’età pediatrica.
«L’obesità infantile è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive – spiega Deny Menghini, responsabile di Psicologia del Bambino Gesù – I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e a migliorare il loro funzionamento quotidiano».
Approfittare della plasticità del cervello che regola molte funzioni (appetito, sazietà, spesa energetica) e numerosi processi chiave del metabolismo intermedio, è vincente. «Tra i 6 e gli 11 anni – aggiunge Melania Manco, dell’unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva e tra le coordinatrici del progetto – è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica. A fianco di una dieta ad hoc è necessario un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia, agendo in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo».
L’intervento multidisciplinare, durato 5 mesi, ha integrato educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita, con il coinvolgimento attivo dei genitori. Nelle prime 8 settimane i bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo (professionista dell’attività fisica), cui è seguita una fase di consolidamento meno intensiva. Il programma integrato ha previsto anche un training cognitivo computerizzato, con esercizi adattivi per potenziare attenzione e memoria, che ha mostrato effetti positivi ulteriori e particolari su sonno e capacità di autoregolazione. Tutti i piccoli che hanno seguito questo hanno fatto osservare un miglioramento di composizione corporea, peso, forza muscolare, metabolismo, controllo della fame, qualità del sonno, aspetti comportamentali e abilità cognitive: tutti parametri definiti come endpoint del progetto.
Allo studio, finanziato dal Ministero della Salute italiano con un bando PNRR (PNRR-MAD-2022-12376459 finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU – NRRP M6C2 – Investimento 2.1 Potenziamento e rafforzamento della ricerca biomedica nel SSN), hanno partecipato, insieme al Bambino Gesù, il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa e l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, con il coinvolgimento di un team multidisciplinare di esperti (endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, neuropsicologi, chinesiologi, infermieri, biologi e biostatistici).
Nuove prospettive per la pratica clinica
Il progetto RESILIENT, che ha integrato interventi di nutrizione, movimento, mente e partecipazione attiva della famiglia, ha dato risultati postivi già nel breve termine. L’approccio si profila pertanto come una efficace azione per incidere in modo duraturo su una condizione complessa come l’obesità. Valore aggiunto: l’utilizzo di strumenti digitali e sessioni da remoto, hanno reso il modello educazionale più accessibile e potenzialmente replicabile su larga scala.


