Solitudine giovanile, disconnessione emotiva, isolamento sociale, solitudine digitale: sono facce di una stessa medaglia, quella che vede i ragazzi sempre più soli. Eppure alla base ci sono concetti, motivazioni, fenomeni, meccanismi completamente diversi. Il dato, vero e preoccupante, è che i giovani soli sono in costante crescita, con implicazioni che si riversano anche su disagi mentali ed emotivi. Servono più attenzione, lo sviluppo di azioni di contrasto, tramite figure adeguate o policy sanitarie: un approccio alla solitudine giovanile integrato, sinergico e sociale.
I tanti risvolti della solitudine
La solitudine è un sentimento di rottura che separa il desiderio di relazioni sociali che il giovane vorrebbe avere e quelle effettive che riesce a costruire. Spesso la mancata creazioni di legami amicali è dipendente da una disconnessione emotiva, ben più isolante della solitudine, di un sentimento interiore di vuoto, ma piuttosto generata da un senso di mancata appartenenza, di mancanza oggettiva di contatti, avvertito in maniera forte e dirompente soprattutto in adolescenza e nella prima età adulta. Sensazioni che possono portare il giovane a sentirsi inadeguato o a provare vergogna, a temere il giudizio altrui, a scegliere per rifuggire dall’incontro l’iper-connessione sui social media, la solitudine digitale, in cui i contatti fisici vengono sostituiti da relazioni virtuali, interazioni superficiali.
Sempre più studi attestano che una solitudine persistente, nelle sue varie forme, oltre a rappresentare un disagio emotivo, ha ricadute importanti anche a livello cerebrale, in grado di rimodellarne la struttura, di alterare la connettività nelle aree deputate ai comportamenti sociali e ai processi decisionali. Ad esempio si evidenzia che la solitudine espone a una maggiore fragilità e vulnerabilità agli eventi stressanti e riduce la capacità di provare emozioni positive.
Infine, è importante distinguere tra una solitudine subita, legata a un malessere che impone di stare da soli, e una solitudine scelta che può essere anche una valvola di maturazione e riflessione interiore.
Meno felici, più soli e esposti a rischi
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) riportano che i disturbi di salute mentale sono sempre più diffusi fra i giovani, con esordio in età sempre più precoce: un bambino e adolescente su sette, tra i 10 e i 19 anni, sembra soffrire di ansia, depressione e disturbi comportamentali, con episodi che in un terzo dei casi insorgono prima dei 14 anni. Alla base ci sono diversi fattori: paura del futuro dal punto di vista lavorativo e per il contesto globale; disagi spesso intercettati, e quindi trattati, con ritardo con inevitabili conseguenze.
A ciò si aggiunge lo stigma ancora legato al disagio mentale, che ostacola l’accesso alle cure, per la mancanza di servizi opportunamente e equamente diffusi o per costi troppo alti. Dati che sono confermati anche dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA), che riferisce che circa il 51% degli studenti italiani in età adolescenziale soffre in modo ricorrente di stati di ansia o tristezza prolungata. Dati a febbraio 2026 stimano che 200 mila giovani vivano quasi totalmente isolati nelle proprie stanze, e che 100 mila ragazzi, tra gli 11 e i 17 anni, facciano un uso compulsivo e incontrollato di social media e piattaforme streaming, perdendo contatto con la realtà.
Due i fattori principalmente responsabili
La crisi della scuola e delle famiglie sono le variabili ritenute alla base della solitudine e dell’isolamento generalizzato. Da un lato la scuola italiana, che registra tra i più elevati tassi di abbandono in Europa, vicini al 10%, collocandosi al quarto posto, con punte del 20% in Campania e situazioni critiche in Sardegna e Sicilia. La dispersione scolastica, tuttavia, è influenzata anche da altre motivazioni, tra cui le ristrettezze economiche e le difficoltà famigliari. Nuclei sempre più piccoli, unipersonali in oltre il 37% dei casi, molti a rischio di povertà, spingono a volte anche alla rinuncia alle cure sanitarie. È urgente attivare strumenti e interventi di contrasto a questi fenomeni crescenti fra i giovani, quali ad esempio il supporto psicologico nelle scuole e una didattica personalizzata che consenta di monitorare precocemente gli studenti a rischio e policy dedicate.
Le policy suggerite
Le prime Raccomandazioni Italiane sulle “Comunità proattive e la prescrizione sociale” suggeriscono, come efficaci azioni di contrasto:
- considerare la solitudine e l’isolamento sociale come determinanti di salute nella programmazione sanitaria nazionale e regionale;
- includere interventi di salute di comunità e di abbattimento/controllo dell’isolamento sociale nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e nei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS);
- attivare screening sulla solitudine e sull’isolamento sociale che si basino su progetti integrati di prevenzione attiva, medicina di iniziativa, attivazione di sportelli di prossimità;
- di avviare strette e sinergiche collaborazione fra professionisti già operanti nella salute di comunità, come Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta e di Famiglia, psicologi, assistenti sociali, educatori, comunicatori sociali, coinvolgendo altresì figure volontarie tra cui facilitatori, connettori social, animatori di punti di comunità e di reti di prossimità;
- di attivare patti di comunità per mobilitare le risorse sociali locali finalizzate a costruire comunità proattive e inclusive con il coinvolgimento di connettori sociali, garantendo accessibilità e gratuità dei servizi e progetti di promozione della salute concordati tra scuole e servizi di comunità;
- di coinvolgere le giovani generazioni nella vita delle microaree attraverso iniziative intergenerazionali e forme di prevenzione attiva.
Le opportunità e le soluzioni possono essere molteplici: serve l’impegno e la volontà per la loro attivazione a difesa dei giovai e delle future generazioni e della comunità tutta.
Fonti:
- VanderWeele TJ, Johnson BR, Bialowolski PT ed al. The Global Flourishing Study: Study Profile and Initial Results on Flourishing. Nature Mental Health, 2025, 3, pages 636–653.
- Cerbara L, Ciancimino G, Corsetti G et al. Self-isolation of adolescents after Covid-19 pandemic between social withdrawal and Hikikomori risk in Italy. Scientific Reports, 2025, 15, Article number: 1995.


