Nuove potenziali opportunità dall’assunzione di vitamina D. I risultati di un recente studio pubblicato su JAMA Network Open evidenziano che l’integrazione di alte dosi di vitamina D3 in gravidanza possa apportare sensibili benefici al feto, con un miglioramento delle abilità memoniche, o comunque delle facoltà cognitive, entro i 10 anni.
Lo studio
La vitamina D in gravidanza è un “punto di forza”; dati di letteratura ne confermano in maniera robusta i benefici per la mamma, a vantaggio sia del buon esito della gestazione, riducendo il rischio di parto pretermine, quando assunta e presente a livelli adeguati, ma anche della salute della placenta, quindi del bimbo, che può beneficiare anche degli effetti positivi dalla Vit. D in termini di irrobustimento della struttura ossea e scheletrica.
Evidenze recenti ne ampliano il potenziale perimetro di azione: questo ormone, secondo uno studio decennale condotto su bambini danesi, sembra (di)mostrare che un’integrazione prenatale ad altre dosi sia performante anche per la memoria da strutturazione e “irrobustimento” della memoria nei piccoli, sensibilmente più “capace” dal punto di vista prestazionale intorno a 10 anni di età. La gravidanza, dunque, si profila come una importante finestra temporale per plasmare le capacità cognitive infantili.
Lo sviluppo cognitivo, a partire dall’età infantile e nel percorso di crescita, è un fattore determinante, la base per l’affermazione di successi personali, sociali e professionali e per il benessere in età adulta. È noto che l’esposizione precoce a fattori ambientali, compreso quelli in epoca prenatale, svolga un ruolo fondamentale nel plasmare lo sviluppo cognitivo nei bambini, per cui la vitamina D è cruciale.
Eppure nonostante queste evidenze scientifiche si tratta di un nutriente sottostimato e poco attenzionato, carente nella popolazione generale, tanto da rappresentare un problema di salute pubblica a livello mondiale. Tra le implicazioni legate al deficit prenatale, la vitamina D in ambito cognitivo può produrre una serie di importanti conseguenze, tra cui i disturbi neuropsichiatrici, l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), la schizofrenia, che impattano sulla compromissione dell’attenzione e le funzioni esecutive, oltre che sulle capacità mentali.
I dati attuali
Le più recenti evidenze sembrano attestare più attestazioni, almeno potenziali, di efficacia della Vit. D. Precedenti studi sull’uomo che avevano indagato l’impatto della carenza materna di questa sostanza sulle prestazioni cognitive della prole avevano prodotto risultati contrastanti: alcuni non riportando effetti significativi, altri benefici positivi. Da qui l’interesse di ricercatori dell’Università di Copenaghen a dare un dato più certo.
Pertanto hanno proceduto a valutare l’outcome di una maggiorazione di vitamina D in gravidanza, avviando nel “contenitore” di uno studio clinico randomizzato controllato (il Copenhagen Prospective Studies on Asthma in Childhood 2010, teso a stimare l’integrazione di vitamina D durante la gravidanza sul rischio di respiro sibilante persistente o asma nella prole durante i primi tre anni di vita) uno studio dedicato.
Il design della ricerca sulle prestazioni cognitive prevedeva l’arruolamento di 623 donne in gravidanza, selezionate tra le 700 coppie madre-figlio arruolate nello studio originale, randomizzate a ricevere la somministrazione di Vit. D ad alto dosaggio, pari a 2.800 UI/giorno, o un’integrazione standard (gruppo di controllo) dalla 24a settimana di gravidanza fino a una settimana dopo il parto. Lo studio ha portato a esporre prenatalmente 247 bambini a una integrazione maggiorata di Vit. D e 251 a dosaggio normali, con poi l’intento di valutare le prestazioni cognitive all’età di 10 anni utilizzando test neuropsicologici validati.
Outcome sulle prestazioni cognitive
I ricercatori hanno testato 11 funzioni cognitive in questo pool di bambini all’età definita e i risultati dei test fanno emergere che l‘integrazione di un alto dosaggio di Vit. D possa associarsi positivamente alla memoria verbale e visiva e alla flessibilità cognitiva, ovvero alla capacità mentale di spostare rapidamente l’attenzione tra compiti diversi. Tuttavia, l’associazione osservata con la flessibilità cognitiva scomparirebbe dopo le correzioni per test multipli.
I risultati dell’analisi di sensibilità mostrerebbero invece che il sesso dei bambini, i livelli di Vit. D delle madri prima dell’integrazione e quelli dei bambini a sei mesi e a sei anni, così come l’integrazione di acidi grassi polinsaturi a catena lunga Omega-3, non modifichino in modo significativo le associazioni osservate.
Tali dati sembrano dunque suggerire che l’esposizione prenatale ad alte dosi di Vit. D sia associata a un miglioramento della memoria visiva e verbale nella media infanzia, con dati rilevati sulla flessibilità cognitiva leggermente migliore nei bambini nati da madri sottoposte a alte dosi di vitamina D3 durante la gravidanza.
Inoltre, per indagare se i disturbi del neurosviluppo generino specifiche influenze, i ricercatori hanno esplorato l’associazione tra l’integrazione materna di Vit. D e le prestazioni cognitive nei bambini con o senza ADHD, scoprendo che le associazioni osservate non sembrano essere determinate dalla presenza di questo disturbo. In particolare, lo studio riporta che l’associazione positiva tra l’integrazione prenatale di vitamina D e le prestazioni cognitive non è spiegata dai livelli di Vit. D nella prima infanzia, nello specifico nella fascia di età compresa tra sei mesi e sei anni. Ciò suggerirebbe che l’esposizione prenatale possa rappresentare una finestra critica durante la quale l’ormone incide potenzialmente sullo sviluppo cognitivo.
Va tuttavia considerato che i livelli di Vit. D nei bambini dopo la nascita possano essere influenzati da diversi fattori confondenti, tra cui l’assunzione di vitamine con la dieta, la composizione corporea e l’origine etnica, quindi potrebbero non rappresentare accuratamente lo stato di Vit. D a lungo termine.
In conclusione
In linea con questi risultati, un numero crescente di evidenze indica che l’integrazione di Vit. D durante la gravidanza sia associata a un miglioramento della densità ossea, della salute dentale e a un minor numero di fratture nell’infanzia. Questi benefici, insieme a quelli cognitivi osservati nell’attuale studio, supporterebbero la necessità di un’ulteriore valutazione sull’ opportunità di una maggiore integrazione di Vit. D di routine in gravidanza, piuttosto che formulare una raccomandazione clinica definitiva basata unicamente su questa analisi post hoc.
Vanno tuttavia evidenziati alcuni limiti dello studio: ad esempio che le donne in gravidanza arruolate presentavano livelli basali di Vit. D relativamente elevati, con solo una minoranza classificata come carente, impattando dunque sulla possibilità di esplorare i reali benefici cognitivi dell’integrazione nei bambini nati da madri con carenza di vitamina D. Inoltre, la maggior parte delle partecipanti erano donne di razza caucasica, e ciò potrebbe impattare sulla generalizzabilità dei risultati in relazione a individui con background etnici o sociodemografici diversi.
In ultimo, è stata effettuata una singola valutazione neurocognitiva all’età di 10 anni potendo influenzare la comprensione dei modelli di sviluppo cognitivo durante l’infanzia. Trattandosi di un’analisi post hoc non predefinita nello studio originale, lo studio presenta anche un rischio maggiore di risultati casuali. Ulteriori ricerche dovranno esser avviate per confermare questi dati preliminari emersi, comunque potenzialmente promettenti.
Fonte
- Frederiksen OF, Møllegaard Jepsen JR, Brustad N et al. High-Dose Vitamin D3 Supplementation During Pregnancy and Test-Based Cognitive Performance at Age 10 Years. JAMA Network Open, 2026.


