I chatbot di intelligenza artificiale (AI) sono “consiglieri” per questioni di salute mentale per molti giovanissimi. All’incirca uno su cinque, almeno tra i ragazzi americani. È quanto emerge da uno studio recente (“AI Chatbot Use and Disclosure for Mental Health Among US Adolescents and Young Adults“), pubblicato su JAMA Pediatrics, che ha analizzato l’impatto di questi strumenti, evidenziandone l’uso tra i ragazzi di età compresa tra 12 e 21, in una frangia di oltre il 19%.
Un’abitudine in costante crescita
L’analisi è stata condotta da ricercatori americani nel novembre 2025 su un campione rappresentativo a livello nazionale di oltre 412 milioni di giovani (ponderata per popolazione), attestando come i chatbot di AI siano di largo utilizzo. Emerge ad esempio che quasi un quinto degli adolescenti e dei giovani adulti americani dialoga e ricorre a questi strumenti, con un incremento crescente, superiore di quasi la metà rispetto all’anno precedente. Strumenti che divengono counsellor ad esempio per consigli e supporto per stati psicologici ed emotivi, come alterazioni dell’umore, tristezza, nervosismo, irascibilità e stress.
Secondo gli autori, la percentuale corrisponde a circa 8,2 milioni di giovani statunitensi: il 19,2% dei giovani ne avrebbe fatto uso almeno una volta. Nello specifico, il 42,8% asserisce di ricorrere a questi chatbot almeno mensilmente. Ancora più nel dettaglio, il 26,3% li utilizza almeno una volta al mese, il 10,8% almeno una volta alla settimana e il 5,8% quotidianamente o quasi.
In generale il feedback è positivo: il 91,7% ha valutato i consigli come abbastanza o molto utili. L’uso di questi strumenti è risultato più comune tra le donne rispetto agli uomini (odds ratio aggiustato [aOR], 2,10; IC 95%, 1,36-3,23), tra la popolazione di età compresa tra 18 e 21 anni rispetto quella tra 12 e 14 anni (aOR, 3,65; IC 95%, 1,98-6,74) e fra adolescenti e giovani che avevano parlato con un medico della propria salute mentale nei sei mesi precedenti rispetto a coloro che non lo avevano fatto (aOR, 1,89; IC 95%, 1,18-3,03).
In generale, la maggior parte degli adolescenti non dichiara a nessuno l’utilizzo di chatbot basati sull’AI per ottenere consigli sulla salute mentale (63,3%), mentre coloro che si sono confidati hanno condiviso questa esperienza o si sono confrontati più di frequente con amici (28%) o con adulti di riferimento, come genitori, insegnanti o medici (16,4%).
Tra i limiti dello studio si evidenzia la mancata valutazione circa la qualità clinica delle risposte fornite da questi strumenti e l’eventuale efficacia dei chatbot di AI come supporto terapeutico, sotto adeguata sorveglianza.
In conclusione
Dallo studio si osserva che la diffusione e l’uso di chatbot di AI sia ormai parte integrante dell’ecosistema informativo e di supporto psicologico dei giovani. È pertanto necessario che gli adulti, dai genitori, ai clinici ed educatori comprendano meglio il perché della crescente richiesta dell’AI da parte degli adolescenti e dei giovani adulti come supporto emotivo, quindi favorire una educazione per un uso consapevole e responsabile, avviando se necessario percorsi assistenziali basati sulle evidenze.
Fonte
- McBain RK, Cantor JH, Breslau J et al. AI Chatbot Use and Disclosure for Mental Health Among US Adolescents and Young Adults. JAMA Pediatr, 2026.


