La diagnostica allergologica sta attraversando una fase di profonda evoluzione: oggi l’obiettivo non è soltanto identificare una sensibilizzazione, ma acquisire informazioni per orientare decisioni terapeutiche sempre più personalizzate.

È questo il messaggio centrale della relazione di Anna Maria Zicari, professoressa associata presso la Sapienza Università di Roma, Dipartimento Materno Infantile e Scienze Urologiche, che al Congresso Nazionale SIP (Padova, 26-28 maggio) ha fatto il punto sulle nuove frontiere della diagnostica nelle allergie alimentari e respiratorie, delineando l’evoluzione verso una medicina di precisione.

«Non dobbiamo più limitarci a chiederci se un soggetto è positivo o negativo a un test, ma sapere se quella sensibilizzazione è clinicamente rilevante e se comporta un rischio reale per il bambino».

Un nuovo paradigma

Secondo Zicari il vero cambio di paradigma consiste nel superare la logica della diagnosi binaria: «I test tradizionali, quali prick test, IgE specifiche e test di provocazione orale, mantengono un ruolo fondamentale, ma devono essere inseriti in un percorso interpretativo più ampio – ha affermato – Il test di provocazione orale rimane il gold standard per la diagnosi di allergia alimentare, anche se presenta importanti limiti organizzativi: richiede infatti centri esperti, tempi lunghi, personale dedicato e comporta un rischio non trascurabile di reazioni sistemiche, motivo per cui non può essere applicato indiscriminatamente.

Anche in ambito respiratorio la valutazione si arricchisce di nuovi strumenti, tra cui, per quanto riguarda il distretto nasale, l’endoscopia, il test di provocazione e la citologia, che consentono una caratterizzazione più accurata della rinite allergica anche in pazienti con test sistemici negativi.

Parallelamente, la misurazione dell’ossido nitrico esalato rappresenta un biomarcatore dell’infiammazione eosinofilica di tipo 2 e contribuisce alla definizione di fenotipo ed endotipo, con importanti ricadute nella gestione dell’asma».

Diagnostica molecolare, BAT e nuovi biomarcatori

Tra le innovazioni ormai consolidate, la diagnostica molecolare rappresenta probabilmente quella caratterizzata dal maggiore impatto clinico. «Analizzando le singole componenti allergeniche, permette infatti di distinguere le vere sensibilizzazioni dalle cross-reattività, identificare le proteine associate al rischio di reazioni sistemiche e selezionare con maggiore appropriatezza i candidati all’immunoterapia specifica – ha commentato Zicari – La metodica multiplex amplia ulteriormente le possibilità diagnostiche nei pazienti polisensibilizzati, consentendo di valutare numerosi allergeni con pochi millilitri di sangue. Il vantaggio, tuttavia, richiede sempre un’attenta interpretazione clinica per evitare nuove forme di overdiagnosi».

Accanto alla diagnostica molecolare stanno acquisendo crescente rilevanza i test funzionali: il Basophil Activation Test (BAT), già inserito nelle linee guida come supporto alla diagnosi di allergia alimentare, valuta direttamente l’attivazione dei basofili in presenza dell’allergene e può ridurre di circa il 30% la necessità di ricorrere al test di provocazione orale.

Più recente è il Mast Cell Activation Test (MAT), che offre ulteriori vantaggi tecnici, tra cui la possibilità di essere effettuato su campioni (di plasma) conservati e impiegato anche negli individui (pari a circa il 10%) con basofili non responsivi alla stimolazione. Tra gli indicatori emergenti, infine, trova spazio anche il rapporto IgG4/IgE, che, pur non migliorando la diagnosi, potrebbe rappresentare un indice favorevole di acquisizione della tolleranza allergica.

Il futuro passa da intelligenza artificiale e “reti di connettività” IgE

La prospettiva delineata dalla relatrice guarda oltre i singoli biomarcatori. Le future strategie diagnostiche potrebbero infatti basarsi sull’analisi delle reti di IgE, integrate con algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale. Più che il numero delle positività, sarà la loro organizzazione in specifici cluster a predire il rischio clinico, la probabilità di evoluzione della malattia e persino la gravità dell’asma.

Ancora più avanzata è la prospettiva della diagnostica epitope-based, che analizza i singoli siti antigenici riconosciuti dalle IgE, aumentando ulteriormente la specificità diagnostica.

Il messaggio conclusivo è chiaro: l’innovazione tecnologica non sostituisce il giudizio clinico, ma lo rende più preciso. L’obiettivo della moderna allergologia pediatrica, dunque, non è accumulare esami, bensì utilizzare in maniera consapevole i test esistenti e costruire un percorso progressivo e personalizzato, in grado di distinguere la semplice sensibilizzazione dalla malattia clinicamente rilevante, migliorare precisione e tempestività della diagnosi nonché orientare per il singolo bambino scelte terapeutiche “su misura”.

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