L’iperidrosi, l’eccessiva produzione di sudore, colpisce tra l’1 e il 3% di bambini e adolescenti, con prevalenza di alcune sedi quali le mani, i piedi e le ascelle. Non è una malattia grave, ma può compromettere profondamente la qualità della vita dei bambini e dei ragazzi.
Il primo approccio terapeutico ricorre a terapie dermatologiche, che in alcune forme più importanti potrebbero non essere sufficienti. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato messo a punto per questi contesti severi un trattamento chirurgico mini-invasivo, risolutivo.
Il meccanismo di insorgenza e le concause
L’iperidrosi è dovuta all’iperattività del sistema nervoso simpatico, responsabile dell’attivazione delle ghiandole sudoripare. La forma più frequente in età pediatrica è l’iperidrosi primaria focale, una condizione non legata ad altre malattie e spesso associata a una predisposizione familiare.
I sintomi compaiono generalmente già in età prepuberale e tendono ad accentuarsi durante tutta l’adolescenza, quando ai cambiamenti ormonali si aggiunge una componente emotiva molto importante. Insistono inoltre una pluralità di altri fattori: alte temperature, umidità, ma soprattutto ansia, stress e imbarazzo possono generare un circolo vizioso, ad esempio il timore di avere le mani sudate stimola ulteriormente l’attivazione del sistema nervoso simpatico e, di conseguenza, una produzione di sudore ancora più intensa e difficile da controllare.
Specifiche le sedi coinvolte: la localizzazione più frequente è palmo-plantare, seguita dall’iperidrosi ascellare. Le manifestazioni possono andare oltre la sudorazione eccessiva, nei casi più severi la cute può andare incontro a macerazione, desquamazione e, talvolta, a eczema disidrosico, una malattia infiammatoria della pelle che si manifesta con la comparsa di piccole vescicole pruriginose piene di liquido che richiedono un trattamento specifico.
L’iperidrosi pertanto non è e non può essere considerata un semplice fastidio o un problema estetico: le sue implicazioni impattano sulla quotidianità, con limitazione concreta anche nelle azioni più frequenti e “abitudinarie”, Scrivere, salutare gli amici, partecipare alle attività scolastiche o sportive possono trasformarsi in una fonte continua di disagio psicologico, diventando fonte di ulteriore ansia e stress. È importante riconoscere precocemente il disturbo, non sottovalutarlo e costruire un percorso terapeutico personalizzato.
Il percorso di cura
Il pediatra innanzitutto è la prima figure per la presa in carico dell’iperidrosi, seguita dal dermatologo, che valuta il quadro clinico ed esclude le forme secondarie, associate ad altre patologie o all’assunzione di farmaci. L’iniziale approccio è sempre conservativo e prevede la messa in atto di buone norme comportamentali per favorire la traspirazione, in particolare dei piedi, evitando calzature e tessuti non traspiranti, e trattando la parte con prodotti topici a base di cloridrato di alluminio, ionoforesi (tecnica per somministrare farmaci attraverso la pelle con l’ausilio di una corrente continua a bassa intensità) e, quando necessario, terapia dell’eczema disidrosico.
In caso di fallimento delle soluzioni di “prima linea”, definita dal mancato/insufficiente controllo dei sintomi con compromissione della qualità della vita, è indicata una valutazione chirurgica. Questa rappresenta l’ultima tappa del percorso di cura ed è riservata ai ragazzi che non hanno risposto efficacemente alle diverse opzioni conservative, subendo anche un importante impatto psicologico.
L’approccio chirurgico
Le opportunità non chirurgiche sono diverse e tra queste rientra anche il trattamento con tossina botulinica, tuttavia non indicato in età pediatrica per una serie di limiti, in primo luogo l’efficacia temporanea, che di norma non supera i 6 mesi, rendendo necessari trattamenti ripetuti. Inoltre, le infiltrazioni vengono eseguite in aree particolarmente sensibili e possono risultare dolorose per i giovani paziente e non ultimo, la procedura non è rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale, con costi elevati per le famiglie.
Motivi che, in casi selezionati di iperidrosi severa, spingono a valutare la chirurgia come soluzioni terapeutica più appropriata, in termini di outcome. Anche in funzione di tecniche, mini-invasive oggi disponibili, risolutive.
Un esempio è l’approccio chirurgico proposto al Bambino Gesù: una tecnica toracoscopica mini-invasiva altamente specialistica, eseguita presso l’Ospedale della sede di Palidoro, che consiste in due piccole incisioni, nascoste nel cavo ascellare, utili a raggiungere la catena del sistema nervoso simpatico e interrompere selettivamente la trasmissione degli impulsi responsabili dell’eccessiva sudorazione applicando clip in titanio. La scelta del livello sul quale intervenire viene personalizzata in base alla sede prevalente dell’iperidrosi: mani o ascelle.
Una delle caratteristiche del percorso sviluppato al Bambino Gesù è l’approccio reversibile, per step: l’intervento viene eseguito in due tempi, dapprima sul lato dominante (ad esempio la mano sinistra per i mancini) e, dopo circa 2 o 3 mesi, in controlaterale consentendo, in questo modo, di contenere il rischio di complicanze a un livello estremamente basso, come anche contribuire a ridurre la comparsa della cosiddetta sudorazione compensatoria, cioè l’aumento della sudorazione in altri distretti corporei, generalmente lieve e limitato ai periodi più caldi.
L’applicazione di clip in titanio, inoltre, rappresenta un’ulteriore misura di sicurezza rispetto alla resezione definitiva del nervo. L’intervento dura circa 40 minuti, richiede generalmente una sola notte di ricovero e favorisce la scomparsa immediata della sudorazione nell’area trattata.
La casistica
Nella casistica del Bambino Gesù non si sono registrate complicanze maggiori: gli interventi per recidiva sono rari, ampiamente al di sotto dell’1%, e sono legati alla possibile formazione, nel tempo, di sottilissime connessioni nervose collaterali che possono ripristinare la trasmissione dell’impulso.
L’Ospedale ha eseguito oltre 230 interventi dall’avvio del programma chirurgico nel 2017 a oggi, distinguendosi per la più ampia casistica pediatrica nazionale per questa procedura risolutiva. L’età media dei pazienti è di 17 anni (12 anni il più giovane), senza sostanziali differenze tra maschi (44%) e femmine (56%). Ogni anno vengono valutati per l’intervento circa 40-45 ragazzi.


