Per molto tempo, il sistema immunitario dei bambini nei primi anni di vita è stato descritto come immaturo e poco sviluppato. Una recente revisione scientifica (“Immune development in early life“) pubblicata su Nature Immunology, realizzata dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, del Boston Children’s Hospital, della Columbia University e della Yale School of Medicine, ha evidenziato, invece, come il sistema immunitario nei primi anni di vita sia altamente specializzato e sia programmato per accompagnare il bambino nella transizione dalla vita intrauterina al mondo esterno.

L’importanza dei primi 1.000 giorni

Il neonato possiede una forma di immunità distinta da quella dell’adulto: deve imparare rapidamente a difendersi dalle infezioni, dai microbi che mano mano incontra, dagli alimenti e dagli stimoli ambientali, senza tuttavia sviluppare risposte infiammatorie eccessive che altrimenti lo danneggerebbero.

La revisione insiste sul fatto che il sistema immunitario dei piccoli è dinamico e adattabile, ma anche particolarmente sensibile all’ambiente nei primi mesi di vita. In particolare, i primi 1.000 giorni, dal concepimento ai primi 2-3 anni di vita risultano una finestra decisiva per lo sviluppo immunitario e per il rischio futuro di sviluppare infezioni, asma, allergie e alterata risposta ai vaccini.

Il ruolo degli inquinanti atmosferici

Lo studio, inoltre, riconosce gli inquinanti atmosferici come potenziali fattori di rischio per la corretta maturazione immunitaria durante questi fatidici 1.000 giorni. Una conferma di tale evidenza è arrivata anche dai primi risultati della coorte romana del progetto IDEAL, presentati ad aprile a Boston durante il congresso della Pediatric Academic Societies. Il progetto IDEAL (Immune Development in Early Life) è stato avviato nel 2023 ed è coordinato dal Boston Children’s Hospital e vede l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù tra i principali partner scientifici internazionali.

Lo studio coinvolge coorti pediatriche in tutto il mondo (Nord America, Africa e Australia): la coorte italiana comprende 273 bambini sani alla nascita che il gruppo d’Immunologia Clinica del Bambino Gesù seguirà fino ai 6 anni di età. Il fine ultimo del progetto è comprendere come matura il sistema immunitario nei primi anni di vita e capire perché alcuni bambini sviluppano infezioni ricorrenti, asma o una minore risposta ai vaccini rispetto magari anche ai fratelli, cresciuti nelle medesime condizioni, in modo da poter individuare strategie preventive sempre più mirate.

Secondo quanto presentato a Boston l’aria inquinata che si respira nel primo anno di vita sembra poter influenzare lo sviluppo immunitario e la salute respiratoria, rendendo i più piccoli facili bersagli per infezioni ricorrenti come bronchiti e otiti. È stata rilevata, infatti, un’associazione significativa fra i più comuni inquinanti urbani ai quali i bambini possono essere esposti e una maggiore propensione per infezioni respiratorie e sibili (wheezing). Associazioni, seppur più moderate, sono state osservate anche con bronchiolite, bronchite, otite media acuta, tonsillite e infezione da SARS-CoV-2.

Fino ad oggi l’effetto dello smog cittadino sulla suscettibilità alle infezioni respiratorie non era stato studiato nel dettaglio, mentre più chiaro e approfondito è il ruolo dannoso del fumo di tabacco in questa finestra temporale. Le evidenze in questione suggeriscono l’urgenza di fornire adeguate protezioni ambientali ai piccoli durante la finestra critica dei 1.000 giorni, poiché proprio le misure di protezione ambientale precoci, se adottate, potrebbero ridurre la vulnerabilità alle infezioni nella prima infanzia.

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