Individuato un ulteriore valore aggiunto dell’allattamento al seno: alcune cellule del sistema immunitario nel passaggio diretto mamma-bimbo sarebbero in grado di plasmare il sistema immunitario del piccolo, con ricadute importanti per la salute “vicendevole”. Ad esempio lo sviluppo di una flora batterica sana nel bebè e la riduzione del rischio di tumore della mammella nella mamma.
È quanto suggerisce un recente studio (“Got milk? how T cells shape lactation and beyond“) pubblicato su Trends in Immunology, condotto da ricercatrici del Salk Institute for Biological Studies di San Diego (California, Usa).
Al centro le cellule T
Le indagini dello studio si sono incentrate soprattutto attorno alle cellule T, specifici globuli bianchi con ruolo fondamentale nel sistema immunitario. In particolare emerge che quelle presenti nella ghiandola mammaria, oltre a favorire un importante rimodellamento in preparazione, durante e dopo la lattazione, potrebbero avere anche un ruolo rilevante nella regolazione a lungo termine del sistema immunitario della madre. Effetto che si traduce anche in una elevata protezione dal rischio di sviluppare un tumore del seno, influenzato anche dalla “dose-dipendenza”.
Recenti studi stimano che la probabilità di comparsa di malattia oncologica possa abbassarsi in funzione di quanto più a lungo si allatta nel corso della vita, per esempio, 12 mesi di allattamento ridurrebbero il rischio del 4,3%, a indicare un effetto cumulativo, con benefici che ricadono anche sul bambino.
Le cellule T, infatti, insieme ai batteri buoni presenti nel latte materno, svolgerebbero un’azione chiave nello sviluppo del sistema immunitario del piccolo. Questi vantaggi sono dovuti al fatto che l’allattamento al seno non si esaurisce nel processo nutritivo, l’efficacia va ben oltre, per via dei meccanismi immunologici che sottendono i profondi cambiamenti che avvengono proprio durante la lattazione. Da qui l’attenzione alle cellule T, regolatrici, appunto, della lattazione e coinvolte nella produzione di latte.
Le nuove evidenze
La recente ricerca scientifica, sia sperimentale sia sul latte umano, ha consentito di capire come diversi tipi di cellule immunitarie possono contribuire all’allattamento. Ad esempio l’ipotesi precedente che i cambiamenti immunitari associati all’allattamento fossero dovuti e implicassero soprattutto le cellule mieloidi, peraltro non coinvolte nei meccanismi di produzione del latte, è stata superata dall’idea del ruolo determinate delle cellule T, in funzione del loro doppio effetto. Sulla madre, per l’azione favorente sulla maturazione della ghiandola mammaria, la produzione del latte, e protettiva dal rischio oncologico già citato, e sul bambino, in cui modulerebbero lo sviluppo del sistema immunitario, promuovendo la colonizzazione di comunità microbiche precoci e influenzando le risposte immunitarie precoci del neonato. in un’ottica di continuum immunologico con la mamma.
Insomma in un mutuo scambio: in quest’ottica l’allattamento al seno potrebbe essere considerato come una sorta di processo pilotato dal sistema immunitario con implicazioni sulla salute a lungo termine. Si ipotizza che, indagando ulteriormente i meccanismi di regolazione immunitaria durante l’allattamento, si possano ricavare informazioni anche sulle ragioni per cui alcune neo-madri hanno difficoltà nella produzione del latte o contraggano infezioni come la mastite, quindi sviluppare strategie per migliorare gli effetti sulla salute madre-bambino.
Le raccomandazioni sull’allattamento al seno
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) promuove l’allattamento al seno in maniera esclusiva nei primi sei mesi di vita del bambino, poi come parte importante della nutrizione fino a un anno di età, protraendolo poi almeno fino ai 2 anni del figlio e (anche) più. Oltre ai benefici citati, l’allattamento al seno induce nella donna anche un abbattimento del rischio di tumore dell’ovaio e di alcune malattie metaboliche, come il diabete di tipo 2. Infine, va ricordato che il latte materno è “esclusivo”, ha cioè peculiarità diverse da mamma a mamma: ciascuna lo produce ad hoc per il suo bambino, sottolineando la comunione, stretta, della relazione mamma-bimbo che si forma, si plasma e si consolida con questa pratica.
Fonte
- Jaquish A, Ramanan D. Got milk? how T cells shape lactation and beyond. Trends in Immunology, 2026, Vol. 47, Issue 3, p176-179


