Come e quando i neonati percepiscono e si muovono a tempo di musica

La musica è certamente un linguaggio universale, compreso e condiviso da tutti i popoli, di qualunque cultura, di qualsiasi età. Tuttavia, mentre l’“orecchio” per la musica, la capacità di percezione dei suoni comincia molto presto, il coordinamento (cioè rispondere alla musica anche con un movimento “a tempo” o comunque ritmico) sembra svilupparsi più tardi, intorno all’anno di vita, quando il cervello acquisisce la capacità di trasformare il suono, la musica, in movimenti spontanei.

È quanto suggerisce un recente studio internazionale (“ Development of auditory and spontaneous movement responses to music over the first postnatal year“), con anche una partecipazione italiana del Laboratorio di Neuroscienze della Percezione e dell’Azione dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Roma, pubblicato su eLife. Da questo studio emerge che il cervello è in grado di elaborare precocemente la musica, già dalla prima infanzia, mentre i movimenti spontanei, funzionalmente più complessi richiedono una maggiore “maturità”, cominciando a manifestarsi verso la fine del primo anno di vita.

Infine, ulteriore tappa è rappresentata dalla coordinazione del movimento al tempo e ritmo musicale, di difficoltà ancora superiore, che arriva in una fase più successiva. Dunque a una lettura neurocognitiva, la musica è una attività complessa che si compone di un aspetto sensoriale, legato alla percezione della musica, e uno motorio, che richiede la capacità di muoversi (a tempo) a ritmo di musica.

Lo studio

Allo stato attuale pochi studi hanno indagato i meccanismi di sviluppo del movimento nell’infanzia: aspetti che la presente ricerca ha provato a colmare, coinvolgendo 79 neonati di diverse età (tre, sei e dodici mesi) che sono stati “stimolati” ad ascoltare della musica, come ritornelli strumentali di canzoni per bambini definita “musica”, versioni randomizzate delle stesse canzoni (musica randomizzata) e versioni a tonalità alta e bassa delle canzoni, ritenendo che l’altezza del suono possa svolgere un ruolo nel coinvolgimento uditivo-motorio nella prima infanzia.

Durante l’ascolto i ricercatori hanno effettuato registrazioni EEG e misurazioni del movimento per valutare e migliorare la comprensione sia delle risposte neurali (uditive) che motorie nei piccoli. Le registrazioni EEG hanno permesso di estrapolare dei potenziali evento-correlati (ERP), cioè una media delle risposte neurali dei neonati per individuare la tempistica precisa della risposta del cervello a ciascun tono della musica, e le risposte uditive allo stato stazionario (ASSR), una misura di come il cervello risponde ai suoni continui.

Confrontando gli ERP evocati dalla “musica” con quelli evocati dalla “musica casuale” è stato così possibile rilevare che tutti i gruppi di età avevano una risposta uditiva amplificata alla “musica”, indicando che l’elaborazione musicale inizia precocemente nello sviluppo, suggerendo che esse si generano quando innescate dalla musica rispetto alla musica casuale.

Indagando successivamente i movimenti spontanei dei neonati in risposta ai diversi tipi di musica tramite un sistema automatizzato di tracciamento del movimento basato su video, specificatamente il DeepLabCut (software open-source) e applicando un’analisi delle componenti principali, cioè una tecnica di riduzione della dimensionalità, è stato possibile categorizzare i movimenti in 10 movimenti principali (PM), in particolare:

  • dondolio avanti e indietro;
  • oscillazione laterale;
  • proto-battito di mani;
  • calci alle gambe;
  • dondolio su e giù;
  • pedalata con le braccia;
  • calci ai piedi;
  • dimenamento di tutto il corpo;
  • trascinamento dei piedi;
  • pedalata con i piedi.

Il ricorso a una tecnica di modellazione dei dati ha fatto poi emergere una significativa interazione tra il tipo di musica e la fascia d’età. Appare che la maggiore quantità di movimento in risposta alla “musica” rispetto alla “musica casuale” in tutti i PM sia tipizzata solo in bambini di 12 mesi, con riferimento ad alcuni movimenti particolari, tra cui i movimenti della parte superiore del corpo e/o degli arti superiori, come il dondolamento avanti e indietro, l’oscillazione laterale, il proto-battito di mani, il dondolamento su e giù e la pedalata con le braccia.

Diversamente i neonati di tre e sei mesi non mostravano risposte, in termini di movimento, molto dissimili tra reazione alla “musica” e “musica casuale”. In buona sostanza, nessun gruppo di età ha mostrato evidenze di movimenti coordinati a ritmo di musica. Inoltre, una maggiore risposta uditiva alle frequenze alte rispetto a quelle basse è risultata evidente solo a 6 mesi, mentre i movimenti dei neonati sono stati meglio predetti dalla musica ad alta frequenza rispetto a quella a bassa frequenza a tutte le età.

Le motivazioni

I ricercatori hanno provato a spiegare il fenomeno, stimando che i movimenti costanti localizzati alla parte inferiore del corpo, nel primo anno di vita, con via via un aumento della capacità di movimenti più complessi sia della parte superiore e di tutto il corpo da seduti, siano associabili alla graduale maturazione del flusso uditivo-dorsale nel cervello.

Mentre l’assenza di prove circa la capacità dei neonati di qualsiasi età a coordinare i movimenti a tempo con la musica, farebbe supporre che il sistema sviluppa prima la capacità di controllare i singoli muscoli e che movimenti più coordinati in cui partecipa tutto il corpo si evolva più tardi nel tempo.

In conclusione

Queste prime evidenze andranno confermate con ulteriori studi di approfondimento in una popolazione di piccoli oltre il primo anno, sebbene l’attuale lavoro già pone le prime basi per la comprensione di come la percezione della musica venga elaborata e poi trasformata in azione, in puro movimento.

Fonte

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