L’annegamento è una delle principali cause di mortalità prevenibile in età pediatrica e adolescenziale. Le più recenti evidenze raccolte dall’Istituto Superiore di Sanità (1) confermano come la maggior parte degli episodi di annegamento possa essere prevenuta attraverso l’adozione contemporanea di più misure di sicurezza, in grado di ridurre significativamente il rischio soprattutto nelle fasce di età più vulnerabili.

Teresa Mazzone, presidente nazionale della Confederazione Italiana Pediatri, e Alessandro Giannattasio, segretario regionale CIPe Liguria, insieme ai medici della Confederazione Italiana Pediatri (CIPe), richiamano l’attenzione sull’importanza di una strategia integrata di prevenzione rivolta a famiglie, professionisti sanitari e decisori politici.

«Tra i bambini piccoli, l’annegamento è la causa di morte più frequente, superando le malformazioni congenite. Nella fascia d’età compresa tra i 5 e i 14 anni è la seconda causa di morte per lesioni accidentali, preceduto solo dagli incidenti stradali. Nel biennio 2024-2025, 138 bambini e adolescenti di età inferiore ai 24 anni sono deceduti per annegamento accidentale, inclusi gli incidenti legati all’uso di imbarcazioni».

Il ruolo del pediatra nella prevenzione

La prevenzione dell’annegamento non può basarsi su una singola misura, ma richiede un approccio multilivello che combini sorveglianza attiva, educazione acquatica, utilizzo di dispositivi di sicurezza e adeguate misure ambientali. In questo contesto il pediatra riveste un ruolo centrale nell’identificazione dei fattori di rischio e nel counseling alle famiglie.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la supervisione costante dei bambini in prossimità dell’acqua: è fondamentale che venga sempre identificato un “sorvegliante dell’acqua”, responsabile esclusivamente della vigilanza del bambino, senza altre distrazioni.

Particolare attenzione deve essere riservata alle piscine residenziali, che rappresentano il contesto più frequentemente associato agli annegamenti nei bambini più piccoli. Le evidenze indicano che la presenza di recinzioni complete su quattro lati, dotate di cancelli a chiusura automatica, costituisce una delle misure più efficaci per prevenire l’accesso non supervisionato all’acqua.

Educazione acquatica e competenze natatorie

La Confederazione Italiana Pediatri raccomanda che la maggior parte dei bambini inizi un percorso strutturato di apprendimento del nuoto entro i 4 anni di età, valutando un avvio ancora più precoce nei soggetti maggiormente esposti al rischio, come quelli che vivono in prossimità di piscine o specchi d’acqua o che frequentano abitualmente imbarcazioni.

Uno studio caso-controllo pubblicato su JAMA Pediatrics (2) ha evidenziato come la partecipazione a corsi di nuoto strutturati sia associata a una significativa riduzione del rischio di annegamento nei bambini di età compresa tra 1 e 4 anni. Pur non eliminando completamente il rischio, tali programmi favoriscono l’acquisizione di competenze fondamentali per la sicurezza in acqua e aumentano la capacità del bambino di gestire situazioni di pericolo.

Gli esperti ricordano inoltre l’importanza di segnalare ai genitori che braccioli gonfiabili, ciambelle, tubi galleggianti e altri dispositivi ludici non devono essere considerati strumenti di prevenzione dell’annegamento. Analogamente, allarmi per piscine e sensori indossabili possono rappresentare un supporto aggiuntivo, ma non sostituiscono mai la supervisione attiva né le barriere fisiche che limitano l’accesso all’acqua.

Riconoscere l’emergenza e intervenire rapidamente

In caso di annegamento è fondamentale attivare immediatamente la catena del soccorso. Dopo aver recuperato il bambino dall’acqua in condizioni di sicurezza, occorre verificare la presenza di respiro e attività cardiaca e, se necessario, iniziare tempestivamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

La formazione alle tecniche di RCP dovrebbe essere fortemente incoraggiata tra genitori, nonni, caregiver, educatori, istruttori di nuoto e tutte le figure che assistono regolarmente bambini in prossimità dell’acqua.

Fonti:

  1. Negli ultimi due anni oltre 600 annegamenti in Italia, ecco le regole per vacanze serene – ISS
  2. Brenner RA, Taneja GS, Haynie DL, et al. Association Between Swimming Lessons and Drowning in Childhood: A Case-Control Study. Arch Pediatr Adolesc Med. 2009;163(3):203–210. d

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