Non solo scorretta alimentazione e scarsa attività fisica. Nello sviluppo dell’obesità, specificatamente pediatrica, condizione altamente complessa, concorrono una pluralità di altri fattori di diversa natura: genetica, ambientale, metabolica, psicologica, condizioni sociali tra i principali.

Il fenomeno del sovrappeso/obesità è in costante crescita: le ultime stime di Sorveglianza Okkio alla Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), su dati del 2023 aggiornati al 2026 e diffusi in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, attestano che i bambini di 8–9 anni sono per il 19% in sovrappeso, per il 10% obesi e per il 2,6% obesi gravi.

Il fenomeno è stato favorito, negli ultimi decenni, dallo sviluppo di un ambiente sempre più obesiogeno, caratterizzato da più disponibilità di alimenti ultra-processati, aumento del consumo di bevande zuccherate, riduzione dell’attività fisica e maggiore esposizione alla sedentarietà. A pagarne il “peso” maggiore, con importanti ripercussioni sulla salute a breve-medio-lungo termine, sono i più giovani.

Tale quadro clinico ha spinto allo sviluppo della nuova Linea guida sulla terapia del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti (12-18 anni), pubblicata nel Sistema Nazionale Linee Guida dell’ISS. Alla redazione hanno partecipato società scientifiche italiane che si occupano di obesità in età adolescenziale e associazioni, fra cui l’Associazione Medici Endocrinologi (AME), che ha coordinato il tavolo di lavoro.

Le indicazioni principali

Il primo concetto chiave che emerge dalle nuove Linee guida è che l’eccesso ponderale deve essere trattato sempre, adolescenti compresi, fin dalle prime avvisaglie, facendo ricorso a tutti gli strumenti disponibili: correzione ed educazione a un adeguato approccio alimentare, quindi all’impostazione di una dieta sana e bilanciata, di impronta mediterranea, sensibilizzazione verso comportamenti che in sinergia con la dieta promuovono il controllo del peso, a partire dall’attività fisica, impiego di terapie farmacologiche e chirurgiche, quando necessarie.

La nuova modalità di approccio all’obesità, proposta dalle Linee Guida, sottolinea come questa vada riconosciuta come malattia cronica progressiva, recidivante e complessa, meritevole di percorsi personalizzati e di una presa in carico multidisciplinare. Ciò per le implicazioni correlate che vanno ben oltre l’aspetto estetico: l’obesità espone, infatti, a un rischio aumentato di sviluppo per diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, dislipidemie, compromissioni osteoarticolari, steatosi epatica, neoplasie. Non sono esenti le ripercussioni sulla salute mentale e sulla qualità della vita.

Oltre ai costi assistenziali: le stime internazionali riportano una spesa intorno ai 4.000 miliardi di dollari, pari a quasi il 3% del PIL mondiale, comprensiva dei costi sanitari per la gestione della malattia e delle sue complicanze, così come l’importante impatto sulla produttività economica.

Un’emergenza che comincia già nell’infanzia

Secondo l’ultima raccolta dati della WHO European Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) 2022-2024, che ha coinvolto 470mila bambini tra 6 e 9 anni in 37 Paesi europei, nella Regione Europea dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), circa 4,4 milioni di piccoli sotto i 5 anni convivono già con sovrappeso o obesità, pari nella fascia fra 10-19 anni rispettivamente al 7,1% e al 24,9% di casi. I dati sono in crescita anche nei Paesi a basso e medio reddito: secondo la World Obesity Federation, entro il 2030 potrebbero essere circa 254 milioni i bambini e gli adolescenti con obesità nel mondo.

Una linea guida nazionale

L’auspicio è che il nuovo documento, promosso da AME e realizzato con il contributo di specialisti provenienti da tutto il territorio nazionale e rappresentanti dei pazienti, possa contribuire a strutturare una governance, uniforme e condivisa, per la gestione dell’obesità adolescenziale. Una linea di condotta di riferimento a livello territoriale utile ai diversi professionisti sanitari per assicurare ai pazienti equi trattamenti, superando le differenze ancora vigenti fra regione e regione. Obiettivo del documento è mettere a disposizione dei clinici di varia expertise delle raccomandazioni solide, evidence-based, concretamente applicabili nella gestione quotidiana e che siano anche garanti di pari accesso alle cure per tutti i pazienti.

Lo sviluppo delle Linee Guida

Sono nate da un percorso metodologico rigoroso che ha previsto la valutazione delle evidenze scientifiche da parte dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, l’analisi economica e l’impatto sul sistema sanitario invece curata da ALTEMS (Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari) dell’Università Cattolica. Inoltre queste linee guida nazionali rappresentano un riferimento importante anche nell’ambito della responsabilità professionale sanitaria prevista dalla Legge Gelli-Bianco.

Innovazione del documento è l’introduzione della dimensione della salute planetaria (Planetary Health), aspetto considerato per la prima volta in una linea guida nazionale. Si tratta di un approccio ancora sperimentale – spiegano gli esperti – poiché gli studi di letteratura su questo tema sono ancora limitati, ma che avranno un ruolo sempre più importante in una visione prospettica della salute e della medicina.

Questa analisi si correla in continuità con il Planetary Health Check 2025, il rapporto internazionale che monitora lo stato di salute del pianeta e il superamento dei confini planetari, in cui si evidenzia come cambiamenti ambientali, perdita degli ecosistemi e inquinamento possano rappresentare una crescente sfida anche per la salute umana. In buona sostanza, salute del pianeta e della persona sono strettamente interconnesse, imponendo che anche l’obesità venga affrontata con una visione One Health.

La sfida

È duplice: superare in maniera definitiva lo stigma da un lato, aprendosi a considerare l’obesità adolescenziale come una malattia su cui agire in prevenzione, facendo quindi diagnosi precoce, e dall’altro curare la malattia con terapie e strumenti appropriati, soprattutto quando questa condizione è resistente agli interventi sullo stile di vita, in cui è necessario poter offrire ai ragazzi tutte le opzioni di cura disponibili.

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