L’impiego di farmaci off-label rappresenta una realtà quotidiana nella pratica pediatrica, resa inevitabile dalla scarsità di studi clinici specificamente mirati alla popolazione pediatrica, dalla limitata disponibilità di formulazioni appropriate e dalle difficoltà etiche e metodologiche che ostacolano lo sviluppo di sperimentazioni nei bambini.
Benché il ricorso a prescrizioni fuori indicazione sia consolidato, il quadro normativo di riferimento continua tuttavia a poggiare in larga misura su strumenti introdotti oltre vent’anni fa, con procedure che nella pratica clinica risultano ancora complesse e poco uniformi.
Secondo i dati di farmacovigilanza richiamati al Congresso Nazionale SIP (Padova, 26-28 maggio) da Anna Arbo, direttrice della Struttura Complessa (SC) Farmacia dell’IRCCS Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste, «l’Italia presenta un ricorso ai farmaci off-label che si colloca intorno al 60%, un dato che rimane peraltro impreciso perché mancano sistemi strutturati di rilevazione».
Con l’intento di colmare questa lacuna è stata condotta una survey nazionale, coordinata dalla rete INCIPIT, tra il 13 novembre 2024 e il 31 gennaio 2025, con il coinvolgimento di 50 strutture sanitarie, prevalentemente ospedali misti per adulti e bambini. L’obiettivo era descrivere modalità prescrittive, grado di consapevolezza e sistemi organizzativi adottati nella gestione dell’off-label in Italia.
Procedure disomogenee e assenza di registri condivisi
L’indagine ha confermato che le motivazioni più frequenti alla base della prescrizione off-label sono l’indicazione terapeutica e l’età del paziente, seguite dalla necessità di adattare i dosaggi o utilizzare formulazioni non specificamente sviluppate per l’età pediatrica.
Tuttavia, il dato più rilevante emerso riguarda l’organizzazione dei percorsi assistenziali: circa il 30% delle strutture coinvolte non disponeva infatti di procedure standardizzate per autorizzazione, prescrizione e monitoraggio dei farmaci off-label. I sistemi di sorveglianza sono risultati più strutturati nei centri dotati di unità di ricerca clinica, mentre altrove il controllo ricadeva prevalentemente sulla farmacia ospedaliera o sulla direzione sanitaria.
Ancora più significativo è apparso il fatto che quasi un quarto dei centri (24%) aveva dichiarato di non conoscere la propria frequenza di prescrizione off-label, a conferma della mancanza di registri condivisi e di strumenti informatici dedicati.
«L’assenza di sistemi informatizzati comporta un importante carico organizzativo per clinici, farmacisti e direzioni sanitarie, costretti a ricercare ogni volta le evidenze disponibili, verificare la normativa applicabile e gestire la documentazione richiesta – ha commentato Arbo – Rimangono aperti, inoltre, numerosi aspetti critici, tra cui il rischio di errori di dosaggio, la limitata disponibilità di dati farmacocinetici e farmacodinamici nei bambini, l’elevata variabilità individuale, le responsabilità medico-legali e la necessità di acquisire un consenso informato adeguatamente documentato».
L’intelligenza artificiale come supporto alle decisioni
Per affrontare queste criticità, il gruppo di ricerca dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste ha avviato uno studio retrospettivo volto a valutare il contributo dei Large Language Models (LLM) nell’analisi delle richieste di prescrizione off-label.
«Lo studio pilota, condotto all’interno della struttura, ha analizzato 345 record relativi a 20 prescrizioni riguardanti patologie rare, generando complessivamente 480 risposte e oltre 2.700 riferimenti bibliografici – ha puntualizzato Arbo – Sebbene i risultati non abbiano raggiunto una significatività statistica, principalmente a causa della limitata numerosità del campione e dell’elevata variabilità dei dati, l’esperienza suggerisce che questi strumenti possano accelerare la ricerca delle evidenze scientifiche e favorire una maggiore standardizzazione dei percorsi decisionali».
Tra i sistemi valutati, Scopus AI ha mostrato le migliori prestazioni in termini di appropriatezza nell’identificazione delle evidenze disponibili, pur mantenendo i limiti tipici dell’intelligenza artificiale, come il rischio di generare informazioni inaccurate o “allucinazioni”. Per questo motivo ogni output è stato confrontato con la valutazione degli esperti.
La priorità resta costruire una rete nazionale
Il messaggio conclusivo è che la prescrizione off-label in pediatria non rappresenta un’eccezione, bensì una componente inevitabile dell’assistenza, che richiede un approccio strutturato anziché una gestione episodica. Secondo Arbo, la priorità consiste nello sviluppo di registri clinici nazionali, protocolli condivisi e programmi di formazione, affiancati da una reale volontà di mettere in comune dati ed esperienze tra i diversi centri.
L’intelligenza artificiale può diventare un alleato prezioso per integrare le evidenze disponibili e supportare decisioni più rapide e documentate, soprattutto nelle malattie rare e nelle situazioni caratterizzate da limitate informazioni cliniche. Resta tuttavia imprescindibile il ruolo del giudizio clinico: soltanto l’integrazione tra dati condivisi, monitoraggio sistematico, documentazione accurata e valutazione specialistica può garantire un utilizzo appropriato e sicuro dei farmaci off-label nella popolazione pediatrica.


