La malattia di Ebola si è manifestata per la prima volta mezzo secolo fa. Quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato Ebola un’emergenza internazionale per un focolaio presente in Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Sono quasi 5.000 i casi confermati, con oltre 2.300 decessi (letalità = oltre il 45% dei soggetti infettati). In Europa è stato segnalato un solo caso importato in Francia. Di recente ha avuto una rilevante risonanza mediatica un focolaio di infezione da Hantavirus ristretto a una nave da crociera, dichiarato ufficialmente concluso dall’OMS a luglio 2026.
La Regione Emilia-Romagna ha rilevato un precoce e netto incremento della circolazione del virus West-Nile tra le zanzare di tutte le province dell’Emilia. La stessa Regione sottolinea che l’infezione trasmessa dalle zanzare positive al virus è nella maggiore parte dei casi asintomatica, ma, in una bassa percentuale (circa l’1%), può evolvere in una malattia neuro-invasiva con esiti gravi. Dallo scorso febbraio a fine lugli 2026 sono state 84 le infezioni umane confermate in Italia, con due decessi. Un’infezione da virus Chikungunya è stata rilevata in agosto a Pisa (17 i casi confermati nel 2026 in Italia).
La patologia infettiva continua a destare preoccupazioni sia nelle organizzazioni sanitarie sia nella popolazione generale, anche come conseguenza dell’esperienza vissuta durante la pandemia da SARS-CoV-2 (G. Petricca, Il Giornale d’Italia, 31 maggio 2026), i cui effetti non si sono ancora del tutto conclusi. In particolare, tali apprensioni, unitamente a una maggiore consapevolezza della vulnerabilità della moderna società a malattie che erano erroneamente ritenute un ricordo del passato, emergono quando si tratta di patogeni poco conosciuti, senza specifiche terapie in grado di combatterle.
Meno apprensioni suscitano, invece, notizie relative ad altre malattie infettive che dovrebbero avere maggiori attenzioni. Per citarne alcune: la Florida sta registrando un progressivo aumento dei casi di lebbra (CDC Atlanta). Siamo al di fuori delle aree oggi endemiche per questa malattia (India, Brasile, Indonesia), dove povertà, accesso limitato alle cure e diagnosi tardive ne favoriscono la diffusione. Le cause rimangono non definite.
La tubercolosi resta la principale causa di morte da singola malattia infettiva ed è tra le dieci principali cause di morte a livello globale. Nel 2024 si è registrato nel nostro Paese un incremento dei casi di tubercolosi di circa il 9% rispetto all’anno precedente (Ministero della Salute, 2026).
Focolai di morbillo persistono in alcune nostre Regioni anche in conseguenza di pratiche vaccinali non ottimali (si veda Il Pediatra 3/2026). Le resistenze antimicrobiche sono un fenomeno ingravescente, che non risparmia ormai i bambini con rilevanti effetti su morbilità e mortalità.
Vecchi e nuovi attori della patologia infettiva stanno dunque sempre più (ri)emergendo come importanti determinanti della salute pubblica. Tale evidenza, al di la degli allarmi diffusi dai media, necessita un rinnovato impegno dei professionisti sanitari sia in ambito di strategie di prevenzione sia di utilizzo sempre più razionale delle terapie antimicrobiche, quando disponibili, che non dovrebbero essere “bruciate” per un uso incongruo. Tale razionalizzazione passa anche attraverso una maggiore diffusione dei nuovi mezzi diagnostici rapidi sul territorio ìe una maggiore adesione a linee guida attualizzate alla realtà odierna.
Il Pediatra implementerà spazi per queste tematiche, al fine di favorire una cultura professionale sempre più aggiornata sulle attuali evidenze e aumentare costantemente la care offerta a bambini e adolescenti anche in ambito infettivologico.


