Quanto la nutrizione in gravidanza influenza la crescita fetale? A questa domanda ha cercato di rispondere uno studio osservazionale dell’Università Statale di Milano (“Maternal first trimester SIMPLE nutritional score and intrauterine fetal growth trajectory: a prospective multicentre Italian study (SIMPLE study)“) coordinato da Irene Cetin, docente dell’Università Statale di Milano e direttrice della SC Ostetricia del Policlinico di Milano, che ha esaminato le associazioni tra dieta materna, biomarcatori ematici del primo trimestre e velocità di crescita del feto. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista British Journal of Nutrition.
È noto come l’alimentazione materna sia fondamentale per la salute del feto, oltre che della gestante. Modelli alimentari adeguati e un appropriato apporto di macro e micronutrienti influenzano il peso alla nascita; ma le diete scorrette, troppo ricche di grassi e scarsamente nutrienti sono sempre più diffuse, e contribuiscono al rischio di infiammazione, disfunzione placentare ed esiti avversi della gravidanza.
Per esaminare il ruolo dell’alimentazione sullo sviluppo del feto, i ricercatori hanno valutato l’associazione tra lo stato nutrizionale materno nel primo trimestre e le traiettorie di crescita fetale in una coorte di 938 gestanti reclutate presso 24 centri ostetrici italiani.
Nel primo trimestre, le abitudini alimentari materne sono state valutate utilizzando il punteggio SIMPLE, una checklist di screening nutrizionale a 10 punti adattata dalla “FIGO Nutrition Checklist”, elaborata dalla International Federation of Gynecology and Obstetrics. Tale strumento comprende dieci voci a risposta chiusa (sì/no) che valutano variabili importanti ai fini della salute, tra cui l’assunzione di frutta e verdura (≥400 g/die), cereali integrali, carne e pesce, l’esposizione solare e i livelli di emoglobina nel primo trimestre (>110 g/L).
Le partecipanti sono state così suddivise in due gruppi in base al grado (basso vs alto) di aderenza a una sana alimentazione. I parametri di crescita fetale, tra cui diametro biparietale, circonferenza cranica, circonferenza addominale, lunghezza del femore e peso fetale stimato, sono stati valutati mediante ecografie eseguite nel secondo e nel terzo trimestre.
Velocità di crescita ridotta per abitudini alimentari dannose
Le partecipanti con bassa aderenza a uno stile di vita sano (punteggio SIMPLE inferiore a 6, pari all’11,6% del totale) hanno mostrato una minore velocità di crescita del peso fetale stimato tra il secondo e il terzo trimestre rispetto alle donne con maggiore aderenza.
L’associazione è risultata significativa soprattutto nei feti di sesso maschile; un risultato che secondo i ricercatori è coerente con l’ipotesi per cui i feti maschi potrebbero privilegiare la crescita immediata rispetto all’investimento nelle riserve placentari, rendendoli potenzialmente più sensibili a sottili variazioni dello stato nutrizionale materno. Di conseguenza, le alterazioni nella velocità di crescita potrebbero manifestarsi più precocemente nei maschi in condizioni nutrizionali meno favorevoli.
È stata inoltre rilevata un’associazione positiva tra il valore di BMI pregravidico e la velocità di crescita della circonferenza addominale e del peso fetale stimato; livelli di emoglobina superiori a 110 g/L nel primo trimestre sono invece risultati inversamente associati all’aumento di peso del nascituro.
La ricerca evidenzia come una corretta alimentazione, già nelle prime settimane di gravidanza, sia associata con velocità e traiettorie di crescita fetale. I dati, inoltre, evidenziano l’importanza di esaminare l’andamento della crescita del feto nel tempo e non solo il peso alla nascita, considerato un end-point statico.
Gli autori sottolineano, infatti, come il monitoraggio della velocità di crescita durante la gestazione possa offrire una comprensione più dettagliata dello sviluppo prenatale, rispetto alla considerazione del solo peso alla nascita. In quest’ottica, precisa Cetin, «l’adozione di strumenti di screening rapidi, come il punteggio SIMPLE, durante il primo trimestre può aiutare i clinici a individuare precocemente carenze nutrizionali e a orientare una consulenza dietetica mirata, a sostegno di traiettorie di crescita fetale ottimali».
Fonte
- Parisi F, Esposito G, Anelli G, et al. Maternal first trimester SIMPLE nutritional score and intrauterine fetal growth trajectory: a prospective multicentre Italian study (SIMPLE study). British Journal of Nutrition. Published online 2026:1-9.


