La resistenza antimicrobica (AMR) nelle infezioni pediatriche rappresenta un problema emergente di salute pubblica, essendo responsabile di oltre un milione di decessi all’anno a livello globale, che colpisce in modo sproporzionato i bambini di età inferiore ai 5 anni. I neonati e i bambini “fragili” presentano un rischio maggiore a causa dell’immunità immatura, delle frequenti esposizioni all’assistenza sanitaria e delle limitate opzioni terapeutiche.

In una recente analisi (“Antimicrobial Resistance in Pediatric Infections: Current Status, Challenges, and Future Directions“) pubblicata su Antibiotics sono stati esaminati circa 1.840 record, di cui 69 hanno soddisfatto i criteri di inclusione.

I risultati dello studio

I risultati mettono in evidenza che i batteri produttori di beta-lattamasi a spettro esteso (EBLS), i patogeni resistenti ai carbapenemi e lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente sono responsabili di una significativa morbilità e mortalità nei bambini. Circa un quinto degli isolati ematici di batteri Gram-negativi pediatrici è resistente alle cefalosporine di terza generazione. La batteriemia da Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi presenta una mortalità a 30 giorni che si avvicina al 40%, gli isolati nei Paesi a basso e medio reddito ospitano frequentemente geni di resistenza multipli.

L’implementazione del vaccino pneumococcico coniugato è stata associata a riduzioni del 7-11% nella percentuale di isolati pneumococcici pediatrici non sensibili o resistenti alla penicillina, principalmente prevenendo le infezioni causate da sierotipi resistenti e riducendo la pressione selettiva degli antibiotici, piuttosto che attraverso un effetto diretto sui meccanismi di resistenza. Tale vaccino ha permesso una riduzione di oltre il 50% della mortalità globale per AMR nei bambini di età inferiore a 5 anni tra il 1990 e il 2021.

Per contrastare l’AMR pediatrica, le azioni prioritarie includono l’adeguamento alle linee guida sull’uso delle terapie antimicrobiche anche mediante programmi formativi ad hoc, l’espansione dell’accesso alla diagnostica molecolare e ambulatoriale rapida e l’impiego dei vaccini come strumenti di prevenzione primaria.

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