Dal 1° al 7 ottobre 2026 si è tenuta la Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno, evento promosso in Italia dal Movimento Allattamento Materno Italiano (MAMI), che intende sostenere e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’allattamento al seno.
«L’allattamento materno rappresenta un investimento per la salute della diade madre-neonato, con ricadute positive non solo sul piano clinico, ma anche sotto il profilo sociale, ambientale ed economico – ha affermato Massimo Agosti, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) – La consapevolezza dei benefici dell’allattamento, da sola, non basta perché una madre riesca ad allattare. È necessario che possa contare su un sostegno concreto e continuativo: da parte della famiglia, dei professionisti e dei servizi sanitari».
L’allattamento al seno è la fonte ottimale di nutrimento per i neonati, offrendo protezione dalle infezioni e da alcune malattie croniche e contribuendo a ridurre il rischio di mortalità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) raccomandano l’allattamento esclusivo al seno (EBF) per i primi 6 mesi e l’allattamento continuato fino a 2 anni o oltre.
I tassi globali di allattamento esclusivo al seno, tuttavia, rimangono bassi, con solo circa il 44% dei neonati di età compresa tra 0 e 6 mesi allattati esclusivamente al seno. Secondo quanto riportato dal Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento-PAA della SIN, in Italia, nel 2025, il 71% dei neonati sani e nati a termine è stato allattato esclusivamente al seno. A 2-3 mesi la percentuale scende al 48% e a 4-5 mesi al 39%, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Persiste poi una differenza considerevole nel Centro-Nord, con tassi più elevati rispetto al Sud e alle Isole.
In questo contesto si inserisce la consulenza nutrizionale (NC), identificata come una strategia chiave per supportare e sostenere l’allattamento al seno, ma la portata e l’efficacia di tali interventi non sono state mappate sistematicamente.
Consulenza nutrizionale: lo stato dell’arte
La consulenza nutrizionale (NC) è un processo di supporto centrato sulla persona che mira ad aiutare gli individui ad adottare e mantenere comportamenti alimentari salutari attraverso l’integrazione delle conoscenze nutrizionali con specifiche tecniche di comunicazione. Non si limita alla trasmissione passiva di informazioni. Pone piuttosto l’accento sulla costruzione di una relazione collaborativa tra il consulente e l’individuo, favorendo la motivazione e l’autonomia.
La letteratura recente definisce la consulenza nutrizionale (NC) come un processo interattivo più ampio di comunicazione, definizione degli obiettivi e supporto al cambiamento comportamentale in materia di alimentazione e nutrizione, che può essere implementato da operatori sanitari qualificati.
Le strategie principali includono l’ascolto empatico, le domande aperte, la definizione degli obiettivi, la risoluzione dei problemi, il rinforzo positivo e, quando appropriato, le tecniche di colloquio motivazionale. Questi approcci aiutano a esplorare le convinzioni personali, le barriere emotive e sociali al cambiamento e i fattori contestuali che influenzano i comportamenti alimentari. La consulenza può essere erogata individualmente o in gruppo, faccia a faccia o a distanza, e puòcoinvolgere professionisti sanitari o consulenti alla pari formati, a seconda del contesto e della popolazione di riferimento.
Una strategia per il raggiungimento degli obiettivi globali in materia di allattamento
Una revisione (“Nutritional counseling strategies in breastfeeding: a scoping review“) pubblicata su Frontiers in Nutrition ha identificato e sintetizzato le evidenze disponibili sulle strategie di consulenza nutrizionale (NC) per le madri che allattano al seno. Seguendo il quadro di riferimento di Arksey e O’Malley e le linee guida PRISMA-ScR, i ricercatori hanno effettuato una ricerca bibliografica su PubMed (2015-2025), individuando studi su interventi di consulenza prenatale o postnatale volti a migliorare gli esiti dell’allattamento al seno. Sono stati inclusi ventinove studi (randomizzati controllati (RCT), quasi-sperimentali, qualitativi) provenienti da diversi paesi.
Gli interventi di consulenza (erogati individualmente, a distanza o di persona) sono stati generalmente associati a tassi di allattamento esclusivo al seno (EBF) più elevati e a una maggiore durata dell’allattamento al seno. Dodici studi hanno riportato miglioramenti nell’autoefficacia materna nell’allattamento al seno e riduzioni dei problemi comuni ad esso correlati. Gli interventi basati su dispositivi mobili e sul supporto tra pari hanno mostrato risultati promettenti, soprattutto in contesti con risorse limitate. I risultati ottenuti sono in linea con le attuali raccomandazioni globali sulla consulenza all’allattamento al seno.
La review discute anche le sfide di implementazione (ad esempio, esigenze di formazione, chiarezza definitoria) e sottolinea come la consulenza mirata sia uno strumento efficace per aumentare i tassi di allattamento al seno.
In definitiva, investire in interventi di consulenza di alta qualità nell’ambito dei programmi di supporto all’allattamento al seno può contribuire al raggiungimento degli obiettivi globali in materia di allattamento e al miglioramento della salute materna e infantile. Il lavoro futuro dovrebbe standardizzare gli approcci di consulenza, potenziare la formazione degli operatori sanitari e valutare l’impatto a lungo termine e il rapporto costo-efficacia.
Fonte
- Neri LCL, Guglielmetti M, Chiapponi D et al. Nutritional counseling strategies in breastfeeding: a scoping review. Front. Nutr. 2026. 13:1703970.


