Anaoo: orario di lavoro adeguato è una garanzia per i pazienti

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239239SD_orarioLa Commissione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia Europea per avere escluso, con la Legge n. 133 del 2008, la dirigenza medica e sanitaria del Sistema sanitario nazionale, dal campo di azione della Direttiva CE 88/2003 che prevede il limite di 48 ore per l’orario lavorativo medio settimanale e il diritto a periodi minimi di riposo giornaliero corrispondenti a 11 ore consecutive (previsti dagli artt. 4 e 7 del D.lgs. n. 66 del 2003).

«Come Anaao Assomed abbiamo portato avanti questa istanza in sede europea, avviando anche un procedimento presso la Commissione Europea ‒ spiega Maurizio Paparo, vice direttore del reparto di Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze e membro della Commissione Pediatria ospedaliera dell’Anaoo Assomed. ‒ Infatti abbiamo sempre sostenuto che le tutele sui riposi previste dalla Direttiva CE 88/2003 siano direttamente applicabili ai medici dipendenti del SSN, con l’esclusione dei soli direttori di dipartimento, essendo tale normativa gerarchicamente superiore a quella nazionale, come stabilito da numerose sentenze della Corte di Giustizia Europea».

«Non si tratta di una rivendicazione sindacale, ma della tutela della salute degli operatori e anche dei pazienti ‒ continua. ‒ Infatti vi è un’evidenza scientifica dell’aumento di eventi dannosi per operatori e pazienti quando si sono accumulate troppe ore di lavoro». E aggiunge: «Ci sono anche recenti sentenze in cui il carico di lavoro eccessivo non viene considerato un’attenuante da parte di un giudice, ma una aggravante».

Negli ospedali italiani, si può dire, la situazione rispetto agli orari di lavoro è disomogenea, con realtà migliori e altre più problematiche, ma certamente “il blocco delle assunzioni, i tagli e la crisi hanno aumentato le criticità” prosegue Paparo.

Anaao Assomed il 27 febbraio ha mandato una lettera agli assessori alla Sanità e ai direttori generali delle Aziende sanitarie per invitarli “ad adeguare l’organizzazione del lavoro ai principi dettati dal D.lgs. n. 66 del 2003 nella formulazione originaria, a garanzia della salute degli operatori e della sicurezza dei cittadini che accedono alle strutture ospedaliere”.

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