Prevenire la chetoacidosi diabetica

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img1Maggiormente diffusa sotto i sei anni, responsabile di edema cerebrale e rischio di morte nelle forme gravi: la Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (SIEDP) richiama l’attenzione sulla chetoacidosi diabetica con una Campagna nazionale di sensibilizzazione sul diabete infantile e sulla chetoacidosi appunto. Il messaggio, o avvertimento, è che anche i bambini possono avere il diabete, e si deve arrivare alla diagnosi e al trattamento in modo tempestivo per evitare la chetoacidosi diabetica. Secondo una ricerca del Gruppo di studio Diabete della SIEDP su 68 centri di diabetologia pediatrica (studio coordinato da Ivana Rabbone, dirigente medico dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino), nel biennio 2012-2013 ci sono stati 2.453 bambini con esordio di malattia, di cui il 38,5 per cento ricoverato per chetoacidosi diabetica (grave nel 10,3 per cento dei casi). Nei bambini in età prescolare le percentuali salgono, con una frequenza di chetocidosi del 72 per cento (grave nel 16,6 per cento). «Il costante impegno delle istituzioni scolastiche e sanitarie, associazioni di pazienti, dei medici e paramedici e delle associazioni scientifiche, diventa importante e fondamentale per prevenire il diabete mellito di tipo 1 e la chetoacidosi in età pediatrica» ha spiegato Andrea Scaramuzza, responsabile del Servizio di diabetologia, Ospedale Luigi Sacco Milano. «L’obiettivo della campagna è abbattere il più possibile il 38,5 % di incidenza di questa emergenza clinica». La campagna appena avviata, dal nome “Tanta Pipì? Tanta Sete? Anche i bambini possono avere il diabete. Parlane con il tuo pediatra”, coinvolgerà tutti i pediatri SIEDP e i pediatri di libera scelta.

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