Aumenta il disagio mentale nelle famiglie e il rischio di maltrattamento

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La fotografia nazionale dopo un anno di pandemia nel nuovo Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia della Fondazione Cesvi

Un anno di pandemia con un impatto sulla salute mentale, tanto da parlare di ‘trauma collettivo da COVID-19’. E i bambini, le bambine, gli e le adolescenti, i soggetti più fragili, sono esposti a un rischio di maltrattamento maggiore in nuclei famigliari in cui lo stress è aumentato.

Lancia l’allarme la Fondazione Cesvi con i dati raccolti nella IV edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia. La pubblicazione, con l’analisi dei fattori di rischio sul territorio insieme a quella della capacità delle amministrazioni locali di prevenire e contrastare il fenomeno, offre un’analisi della vulnerabilità al maltrattamento di bambini/e nelle singole regioni italiane. Viene così stilata una graduatoria grazie a 64 indicatori, classificati rispetto alla capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare, di accesso a risorse e servizi.

A livello nazionale il quadro che emerge mostra importanti differenze fra le regioni. Fra i dati riportati, viene segnalato un rischio di maltrattamento più alto e un’offerta di servizi sul territorio generalmente carente o di basso livello al Sud: le otto regioni del nord sono tutte al di sopra della media nazionale, mentre le ultime quattro posizioni dell’Indice sono occupate da Campania (20°) Sicilia (19°), Calabria (18°) e Puglia (17°). La regione che mostra la capacità maggiore di fronteggiare il maltrattamento all’infanzia quest’anno risulta essere il Trentino-Alto Adige.

Rischio di maltrattamento e COVID-19

L’indice riporta l’impatto dei mesi segnati dalla pandemia sulla salute mentale con il contributo di esperti ed esperte dei servizi territoriali: “Il prolungarsi della pandemia ha reso cronica e strutturale l’emergenza della prima ondata, logorando lentamente la capacità di resilienza e resistenza psicologica e sociale”, si afferma nel comunicato stampa.
“Le istituzioni devono agire subito. Dopo anni di mancati investimenti, il nostro Paese si è presentato chiaramente impreparato alla prova della pandemia. È dunque indispensabile un rafforzamento dei servizi territoriali per renderli all’altezza della sfida che ci attende”, sottolinea Gloria Zavatta, Presidente di Fondazione Cesvi. “Il rischio di maltrattamento per i nostri bambini e le nostre bambine crescerà in modo esponenziale e con esso il bisogno di cure mentali. È arrivato il tempo della cura e non possiamo più permetterci di essere indifferenti a questo tema”.

Il ‘trauma collettivo da COVID-19‘ è stato un detonatore di disagio grave e nelle famiglie più fragili è aumentata la conflittualità, la violenza contro le donne, la violenza assistita e la violenza sui minori. La Fondazione Cesvi riporta come, essendo la casa il luogo più pericoloso con il 60/70% dei bambini/e tra i 2 e i 14 anni di età che ha vissuto episodi di violenza emotiva da parte dei propri caregiver, i mesi di lockdown hanno agito aggravando tale pericolosità. La paura di ammalarsi, la riduzione dei contatti sociali, le preoccupazioni economiche, la didattica a distanza, rappresentano elementi che hanno acuito lo stress negativo sulla salute mentale, rendendo più probabile il maltrattamento di bambini e bambine in tutti i tipi di famiglie. E in generale viene riportato un aumento nelle richieste di aiuto psicologico per bambini/e e ragazzi/e e dei tentativi di suicidio di ragazzi/e: in particolare, dall’ottobre del 2020 a oggi sono aumentati del 30% i tentativi di autolesionismo e di suicidio da parte degli adolescenti.

“Questa quarta edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia offre una lettura del fenomeno sia strutturale, relativa alla situazione pre-pandemica, sia emergenziale rispetto al considerevole impatto che la pandemia sta producendo e produrrà in futuro”, conclude Gloria Zavatta. “Per tale motivo, se alcune considerazioni di carattere sistemico, come la necessità di disporre di dati più puntuali sull’entità del maltrattamento all’infanzia nel nostro Paese e ridurre il divario sociale ed economico delle regioni del Mezzogiorno tramite l’attuazione pratica dei LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza Socioassistenziale), mantengono comunque la loro validità, altre di natura emergenziale rispetto al trauma da COVID-19 inducono a proporre iniziative specifiche di protezione della salute mentale delle persone e, quindi, anche del benessere e della sicurezza dei bambini/e”.

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