In un documento di Consensus la AIEOP si è espressa a favore della vaccinazione per la prevenzione del rischio di forme gravi della malattia

Il vaccino contro COVID-19 nei bambini con tumore si può e anzi deve essere somministrato per poterli proteggere dal rischio di forme gravi di infezione da SARS-Cov-2. Con l’estensione della vaccinazione prima all’età adolescenziale (12-17 anni) e successivamente all’età della seconda e terza infanzia (5-11 anni), il Gruppo di Lavoro Infezioni e Terapie di Supporto dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) si è espressa sul tema in un documento di Consensus.

I bambini con patologie oncologiche, da immunodeficienze primitive o secondarie e da citopenie di origine autoimmune o da insufficienza midollare sono riconosciuti come soggetti fragili dalla comunità dei pediatri oncoematologi italiani, evidenzia la Consensus, soggetti in cui questa vaccinazione è importante per prevenire l’infezione e la malattia da SARS-Cov_2 permettere lo svolgimento regolare delle cure chemioterapiche o immunosoppressive e dei controlli o dei ricoveri ospedalieri e impedire ritardi di trattamento.

Incidenza e rischi

Il comunicato dell’AIEOP riporta come finora l’incidenza di COVID-19 nei centri di onco-ematologia pediatrica italiani è stata limitata e il decorso osservato per lo più favorevole (3% di casi che hanno necessitato di ricovero in terapia intensiva e nessun decesso attribuito alla malattia nel corso delle varie ondate pandemiche). Tuttavia, prosegue l’AIEOP, i dati mondiali indicano la possibilità di condizioni gravi in pazienti con malattia oncoematologica (fra il 15 aprile 2020 e l’1 febbraio 2021 registrati 1.520 pazienti pediatrici oncoematologici con SARS-CoV-2/COVID-19 nel Registro Global COVID-19, di cui: 1.319, l’87%, con un follow-up minimo di 30 giorni; il 30,5% era asintomatico mentre il 67,4% è stato ricoverato; il 55,8% ha modificato il trattamento oncologico in seguito all’infezione; le forme gravi o gravissime di COVID-19 sono state il 19,9% mentre la mortalità dovuta al COVID-19 è stata del 3,8%).

Viene sottolineato come siano una popolazione a maggior rischio di morbilità e mortalità, per la maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie, la compromissione dell’immunità innata durante i trattamenti oncologici, l’immunosoppressione necessaria per i trapianti, e la necessità di accesso frequente agli ospedali. Dato il rischio individuale e l’emergenza di varianti di SARS-CoV-2, i pazienti pediatrici oncoematologici hanno indicazione prioritaria alla vaccinazione, prosegue il comunicato.

Paziente fragile

“La condizione di immunodepresso non rappresenta una controindicazione bensì una motivazione ulteriore alla vaccinazione perché la stessa è diretta a proteggere il paziente fragile”, afferma Arcangelo Prete, presidente di AIEOP. “Il rischio di effetti collaterali o reazioni avverse, quali la miocardite e la pericardite, è infatti estremamente contenuto e comunque inferiore rispetto al medesimo rischio collegato all’evoluzione della malattia provocata dal virus”.

Rispetto al momento della vaccinazione il documento di Consensus AEIOP indica la necessità di una personalizzazione: “In linea di massima il tempo della vaccinazione per i pazienti in trattamento o che abbiano appena fatto il trapianto deve essere concordato di volta in volta con il medico curante”, dice ancora Arcangelo Prete. Inoltre, viene ricordato che è raccomandata la vaccinazione dei genitori e dei familiari stretti e il mantenimento delle misure di protezione individuale e sociale (mascherine, igiene delle mani, distanziamento) e rimane raccomandata, quale misura di prevenzione, la vaccinazione annuale per l’influenza per il paziente e i familiari.

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