La prematurità è un fattore di rischio per lo sviluppo di ipoacusia. Secondo le stime disponibili, ogni anno nel mondo si contano circa 15 milioni di nati prematuri, pari a un bambino su 10. In Italia, nel 2023, i parti pretermine hanno costituito il 6,3% del totale (Cedap, 2025). La maggior parte di questi (75,5%) sono stati pretermine tardivi (ovvero avvenuti tra la 34ª e la 36ª settimana di gestazione), pari al 4,7% di tutti i parti, mentre quelli avvenuti tra estremamente e molto pretermine hanno rappresentato complessivamente meno dell’1% dei parti.

L’ipoacusia è una condizione da valutare attentamente nel prematuro, poiché può essere permanente, anche se esiste una soglia di miglioramento della soglia uditiva nel corso del tempo. «Il neonato prematuro presenta un rischio molto più elevato di sviluppare sordità rispetto ai nati a termine, e questo rischio cresce con la diminuzione dell’età gestazionale e del peso alla nascita. Può variare dall’1,2% alla 31ª settimana fino al 7,5% alla 24ª settimana, e dall’1,4% nei bambini di 1500 grammi al 4,8% sotto i 750 grammi. A questi dati si aggiunge il peso dei fattori clinici associati: dall’1,3% nei neonati senza rischi al 25% in quelli che presentano più fattori contemporaneamente» precisa Benedetta Bianchi, responsabile del Centro di Audiologia AOU Meyer.

L’importanza dell’intervento tempestivo

«Si tratta di una popolazione fragile, spesso sottoposta a interventi chirurgici, terapie complesse e periodi prolungati in TIN (Terapia Intensiva Neonatale), dove ogni nuovo evento può incidere sulla salute uditiva. Per questo eseguiamo nella popolazione neonatale lo screening uditivo di II livello più volte durante la degenza in ospedale, soprattutto dopo anestesie generali, terapie ototossiche o peggioramenti clinici. La sorveglianza audiologica continua è fondamentale, perché i prematuri hanno un’alta probabilità di esiti importanti come disabilità intellettiva, paralisi cerebrale, cecità o sordità. La diagnosi precoce consente di attivare rapidamente il percorso riabilitativo, indispensabile per tutelare lo sviluppo del bambino».

Individuare precocemente l’ipoacusia nel prematuro permette di intervenire con tempestività come chiarisce sempre la dottoressa Bianchi: «Protesi acustiche, sistemi a conduzione ossea o impianto cocleare, nei casi indicati, permettono al neonato di accedere ai suoni in una fase critica della maturazione cerebrale. Le soluzioni uditive avviate nei primi mesi di vita offrono le migliori opportunità per lo sviluppo del linguaggio, delle competenze cognitive e della comunicazione».

La voce dei genitori

Per l’udito dei neonati prematuri, inoltre, è molto importante sostenere la stimolazione vocale da parte dei genitori. «Nel nostro ospedale Meyer la loro presenza è garantita in ogni momento e vengono portati avanti progetti come T’INcanto: gli operatori sanitari cantano ai neonati, con effetti davvero sorprendenti. Osservare la riduzione degli allarmi dei parametri vitali dei piccolissimi durante questi momenti ha un valore che definirei quasi magico» conclude la dottoressa.

T’INcanto è un progetto nato proprio nella TIN dell’Ospedale Meyer, dalla volontà di alcuni operatori sanitari, dal loro desiderio di fare qualcosa insieme, per gli altri. Il progetto con il tempo è arrivato a coinvolgere tutti i reparti e servizi: ci si ritrova per cantare ninne nanna ai prematuri e spesso anche per cantare, tutti insieme, in momenti dedicati.

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