Bambini sempre più annoiati e meno creativi. Specie in estate, con più tempo libero a disposizione, il digitale (piattaforme e social network) diventano il più frequentato compagno di giochi, non senza rischi. Infatti, l’esposizione prolungata a questi strumenti e soprattutto a contenuti non protetti possono innescare in ragazzi fragili e più vulnerabili comportamenti borderline.

SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) e l’Istituto di Neuropsichiatria Infantile “Giovanni Bollea” dell’AOU Policlinico Umberto I – Sapienza Università di Roma richiamano l’attenzione di famiglie e istituzioni sui rischi di un uso non accompagnato dei social e sulle possibili strategie per proteggere il benessere psichico dei più giovani. Sottolineano, inoltre, la necessità di una educazione digitale matura in grado di accompagnare i minori online.

Cresce l’utilizzo problematico di strumenti digitali

Secondo i dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), tra il 2018 e il 2022 la quota di adolescenti che fa un uso problematico dei social media è sensibilmente aumentata, passando dal 7% all’11%, in maniera più prevalente fra le ragazze. Il fenomeno, spiegano gli esperti, si associa spesso a un minor benessere psichico, disturbi del sonno, ansia, depressione e calo del rendimento scolastico. La letteratura scientifica più recente (2024-2025), inoltre, evidenzia pericoli specifici per i minori più vulnerabili, legati all’istigazione al suicidio, comunque a pensieri suicidari, ad atti di autolesionismo e impulsi pericolosi.

Come contrastare il problema

La soluzione non è demonizzare la tecnologia, ma sviluppare una corretta governance. Questo significa sensibilizzare l’adulto (famiglie, scuole e istituzioni) a un utilizzo degli strumenti digitali secondo regole basate sull’equilibrio e su una solida educazione digitale. Questa “formazione” consente di accompagnare i giovani in modo controllato (protetto) e graduale, evitando sia l’iper-controllo sia l’abbandono educativo, entrambi comunque con potenziali ricadute negative, considerando che gli effetti dei social dipendono da una pluralità di fattori: l’età, la qualità dei contenuti, la vulnerabilità individuale e, soprattutto, la presenza di adulti competenti come punti di riferimento.

Il controllo permette, inoltre di evitare ai ragazzi di imbattersi in contenuti pericolosi: violenti, estremisti o umilianti. Dall’altro lato l’uso ragionato e consapevole dei social permette di coglierne le opportunità, quali promuovere il senso di appartenenza, contrastare l’isolamento sociale, facilitare l’accesso a informazioni e supporto tra pari e stimolare la creatività. Per molti adolescenti fragili, lo spazio digitale rappresenta un luogo fondamentale di ascolto e confronto.

Le criticità

Tra le principali problematiche dei social ci sono almeno tre “eventi rischio”: l’effetto trigger, ossia il fattore innesco immediato di alcuni contenuti che possono scatenare comportamenti disfunzionali anche ad alto rischio, specialmente in ragazzi che già vivono isolamento o difficoltà emotive; il contagio sociale cioè la tendenza alla normalizzazione ad esempio della spettacolarizzazione del dolore psichico, che può aumentare l’imitazione soprattutto tra i ragazzi più fragili. La ripetizione di immagini e linguaggi inappropriati può determinare una desensibilizzazione emotiva, inducendo i minori a fare dell’aggressività la norma e a percepire in modo distorto il rischio e le relazioni sociali.

Infine vi sono le dinamiche di gruppo, le “community online”, che possono amplificare vulnerabilità preesistenti, rendendo la diffusione di pratiche pericolose un fenomeno di gruppo che disinibisce il singolo. Ad esempio il clima digitale può facilitare l’insorgenza di fenomeni come il cyberbullismo, la partecipazione a sfide pericolose (challenge) e il contatto con community che promuovono comportamenti a rischio o contesti che possono alimentare diverse tipologie di disturbi neuropsichiatrici.

I meccanismi di base

Una delle ragioni per cui i minori sono così esposti al digitale risiede nella struttura del cervello adolescenziale, più sensibile ai meccanismi di ricompensa e alla pressione sociale, pur possedendo ancora una limitata capacità critica per interromperne l’utilizzo eccessivo o riconoscere certi tipi di manipolazioni Gli algoritmi delle piattaforme, progettati per massimizzare il coinvolgimento emotivo, tendono a privilegiare contenuti estremi e attivanti, inclusi quelli dannosi dove anche il contesto adulto può faticare a fornire una buona educazione digitale.

Pertanto gli esperti hanno invitato le famiglie a non utilizzare i dispositivi come “pacificatori” o “baby sitter” per calmare i bambini, a rispettare i limiti di età previsti dalle piattaforme, cercando di evitare l’uso dei social prima della preadolescenza, a preservare spazi offline nella vita quotidiana, come l’uso di schermi durante i pasti, gli smartphone in camera da letto, la sera e di notte per proteggere la qualità del sonno, a osservare, senza trascurarli, alcuni segnali di allarme come insonnia, irritabilità, ritiro sociale o bisogno compulsivo di controllare le notifiche.

Mentre a livello istituzionale, vi è pieno accodo sulla necessità di introdurre l’educazione digitale e affettiva nelle scuole, di richiedere maggiore trasparenza agli algoritmi delle piattaforme, implementando sistemi reali di verifica dell’età e di rafforzare i servizi di neuropsichiatria infantile per supportare le fragilità emergenti. Tutte queste azioni sono tese non alla proibizione, spesso inefficace o controproducente, ma alla costruzione di un ecosistema digitale sicuro attraverso una vera alleanza tra famiglia, scuola e istituzioni per trasformare la rete in uno spazio di crescita protetto.

Fonti

  • Hamilton JL, Untawale S, Dalack MN et al. Self-Harm Content on Social Media and Proximal Risk for Self-Injurious Thoughts and Behaviors Among Adolescents, Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry (JAACAP), 2025, 3(3):431-438. Doi: 10.1016/j.jaacop.2024.11.008
  • Conte G, Iorio GD, Esposito D et al. Scrolling through adolescence: a systematic review of the impact of TikTok on adolescent mental health. Eur Child Adolesc Psychiatry, 2025, 34, 1511–1527. Doi: https://doi.org/10.1007/s00787-024-02581-w
  • Masri-Zada T, Martirosyan S, Abdou A et al. The Impact of Social Media & Technology on Child and Adolescent Mental Health. J Psychiatry Psychiatr Disord, 2025, 9(2):111-130.

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