Stroke pediatrico: fondamentale fare rete

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BrainProtocolli aggiornati e un coordinamento rete ospedale-territorio sono indispensabili per migliorare la gestione dell’ictus cerebrale, patologia che costituisce causa di morte anche in età pediatrica: se ne è parlato al 10° Congresso nazionale della Società italiana di medicina d’emergenza e urgenza pediatrica, svoltosi a Torino dal 27 al 29 marzo scorsi, dove sono stati presentati i percorsi a oggi attuati in Italia e i progetti per il futuro.

Nell’85% circa dei casi, l’ictus in età pediatrica è provocato da ischemia; le emorragie rappresentano il restante 15% circa e si distinguono in emorragie cerebrali (10%) ed emorragie subaracnoidee che riguardano il 5 % dei casi. Sono stati individuati nel bambino oltre cento fra fattori di rischio e cause di infarto cerebrale: i più frequenti sono le cardiopatie, le vasculopatie, i disordini ematologici e le infezioni, come la varicella.

«Riguardo l’assistenza, oggi non ci sono sempre comportamenti omogenei nell’approccio diagnostico-terapeutico allo stroke in età pediatrica – spiega Antonio Urbino, presidente nazionale della SIMEUP. – La gestione in urgenza deve iniziare dai sintomi e l’infarto cerebrale va sempre sospettato in caso di sintomatologia neurologica acuta insorta senza preavviso, di fronte a un’alterazione della coscienza o a una prima crisi epilettica». E continua: «Nella gestione dello stroke in età pediatrica è fondamentale fare rete, ovvero realizzare una sinergia ospedale-territorio e sensibilizzare tutti gli attori variamente coinvolti nella presa in carico del paziente. Occorre omogenizzare i comportamenti e in tal senso il Registro italiano trombosi infantili (RITI) è uno strumento indispensabile». Conclude Urbino: «Anche la presenza di Protocolli aggiornati multidisciplinari in cui il pediatra d’urgenza è il punto focale, sia per cultura sia per competenza, diviene quanto mai fondamentale».

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