Vaccinazioni e informazione dei genitori

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Little baby get an injectionI vaccini e il loro valore sociale, i vaccini e l’informazione, la situazione della meningite. Questi i temi al centro del corso di formazione professionale “Vaccini bene sociale: impatto sanitario e corretta informazione. Il ‘caso meningite’ “, che si è posto come obiettivi la comprensione della loro importanza sociale e sanitaria, il non fare falsi allarmismi e favorire la circolazione d’informazioni scientificamente attendibili. Il corso è stato promosso dal Master di I livello “La Scienza nella pratica giornalistica” della Sapienza Università di Roma con il supporto incondizionato di Novartis Vaccines and Diagnostics.

Rispetto alla ricerca delle informazioni i dati della Fondazione Censis danno un quadro della situazione: secondo una ricerca su 1.000 genitori tra i 22 e i 55 anni, i cui figli erano tra 0 e 14 anni, 7 su 10 dicono di saperne abbastanza o molto sui vaccini, ma meno del 6% individua in modo corretto quattro vaccinazioni obbligatorie. Quasi uno sue due (48,6%) si informa dai social media e circa il 42% cerca informazioni sul Web per prendere decisioni sui vaccini per i figli e quasi l’8% decide di non vaccinarli sulla base di quello che ha trovato. Guardando alla meningite, caso su cui si è concentrato il corso, la percezione del rischio è del 67%, il 46% ne è spaventato, il 14,1% non ha vaccinato i figli e il 9% non sa che esistono vaccini per questa infezione. «La ricerca evidenzia una conoscenza sommaria delle vaccinazioni da parte dei genitori, che lascia però intravedere un nuovo approccio culturale, in cui alla dimensione pubblica dell’obbligatorietà delle vaccinazioni si affianca sempre di più quella della consapevolezza e della scelta individuale» dice Ketty Vaccaro, direttore Welfare Fondazione Censis. I social network sono assai consultati sulle vaccinazioni, con il 27,2% che va su blog e forum, seppure rimangano più guardati i siti istituzionali (come dichiarato da più del 40% dei genitori). Sottolinea Federico Ferrazza, direttore di Wired: «Nei primi mesi del 2015 internet e social media, in particolare, sono stati il principale punto di incontro per qualsiasi discussione e conversazione sui vaccini e le vaccinazioni». E rispetto alla corretta informazione, afferma Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze: «Informare secondo regole di trasparenza prima di tutto e limitando il più possibile gli allarmismi, questo è l’approccio giusto quando si parla di vaccinazioni e di malattie infettive. Un esempio di cattiva informazione riguarda proprio la meningite e i casi che si sono avuti in Toscana recentemente, per i quali si è parlato in modo inesatto di epidemia. Il punto è dove attingere alle informazioni. La cosa migliore da fare è attenersi alle fonti ufficiali come il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità o la stessa OMS».

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