Indagine sui neonati non riconosciuti in Italia

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Beautiful new born baby sleeping.Cinquantasei neonati non riconosciuti alla nascita in Italia tra luglio del 2013 e giugno del 2014, su 80.060 nati. I dati del primo rapporto sulla situazione dei bambini non riconosciuti alla nascita sono stati presentati il 9 luglio presso l’Auditorium del Ministero della Salute a Roma. Le dimensioni e le caratteristiche della situazione sono state studiate su un campione nazionale di Centri nascita in un’indagine svolta dalla Società italiana di neonatologia (SIN) in collaborazione con Ninna Ho, progetto a tutela dell’infanzia abbandonata promosso dalla Fondazione Francesca Rava NPH Italia Onlus e dal network KPMG in Italia. L’obiettivo di quest’indagine conoscitiva era raccogliere dati sia quantitativi sia qualitativi per poter impostare programmi di prevenzione e di aiuto alle mamme che sono in difficoltà e trovare nuovi strumenti e metodi di prevenzione dell’abbandono del bambino in condizioni di rischio. Per realizzare l’indagine è stato preparato un questionario composto da 22 domande in tre ambiti: informazioni generali sull’ospedale del parto, sulla madre e sul padre del neonato; esperienza della madre in ospedale, motivi del non riconoscimento del neonato, servizi di sostegno in gravidanza, conoscenza della legge sul parto anonimo e delle culle salvavita; domande ai neonatologi sui metodi di intervento più efficaci per gestire le situazioni delle mamme in difficoltà. Il campione selezionato era composto da 100 Centri nascita in Italia e hanno partecipato allo studio 70 Centri, di cui 38 al Nord, 19 al Centro e 13 al Sud e Isole. Come anticipato, nel periodo dell’indagine vi sono stati 56 neonati non riconosciuti sul 80.060 nati, pari a una percentuale dello 0,07 per cento circa dei bambini nati vivi; la maggior parte era nata negli ospedali dell’Italia centrale (26) e Settentrionale (25), mentre solo 5 nel Sud. Il rapporto riporta le informazioni che è stato possibile raccogliere sull’origine delle madri, l’età, lo stato civile, l’occupazione e l’istruzione, mentre pochi sono stati i dati raccolti sui padri. Rispetto alla seconda sezione del questionario, sono stati approfonditi i diversi aspetti dell’esperienza in ospedale, i servizi di sostegno durante le gravidanza, i motivi che hanno portato le madri a decidere di non riconoscere i propri figli come pure la loro conoscenza rispetto alla legge sul parto anonimo, anche se nella maggior parte dei casi non è stato possibile rilevare quest’ultimo dato. Infine la terza sezione è stata dedicata all’opinione dei neonatologi rispetto agli interventi più efficaci attuabili nelle situazioni di difficoltà materna, chiedendo loro i luoghi dove portare a conoscenza delle donne l’esistenza della legge sul parto anonimo, gli strumenti più efficaci per comunicare alle donne in difficoltà, i luoghi e le istituzioni di cui la donna ha fiducia, i messaggi importanti da comunicare e gli strumenti di comunicazione per evitare l’abbandono. Dice Costantino Romagnoli, presidente della SIN: «Abbiamo partecipato con entusiasmo e forte coinvolgimento al progetto Ninna Ho perché siamo coscienti del problema che esiste in Italia e che è sicuramente più ampio di ciò che emerge dai fatti di cronaca. Agevolare e incrementare l’informazione per arrivare direttamente a queste donne in difficoltà attraverso ambulatori, centri di assistenza sociale, consultori e parrocchie è secondo noi la strada da percorrere per il futuro».

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