Ancora sui vaccini: libera scelta o bene comune?

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VacciniIl Senato della California, uno degli stati più attivi nella tutela delle libertà individuali, ha approvato un disegno di legge che non permetterà l’ingresso nella scuola pubblica o privata per i bambini i cui genitori per “motivi religiosi e filosofici” abbiano rifiutato una serie di vaccinazioni “obbligatorie” (difterite, Hemophilus influenzae tipo b, morbillo, parotite, pertosse, poliomelite, rosolia, tetano, epatite B, varicella). Rimangono in vigore solo le esenzioni per motivi medici (Senate Bill 277, Sect. 2). Quattro fattori ne hanno determinato l’approvazione: i suoi sostenitori, in primis un pediatra, hanno mostrato grande determinazione esercitando una reale azione di “advocate dei diritti del bambino” (GR. Burgio); il Dipartimento di Salute Pubblica ha dimostrato che i tassi di “non vaccinazione” per convincimenti personali sono duplicati dal 2007, compromettendo la “herd immunity” in molte comunità scolastiche; un’epidemia di morbillo ha evidenziato i rischi connessi con la perdita dell’immunità di gregge; infine, è stato messo in rilievo il pericolo che può derivare a bambini medicalmente “fragili” (es. affetti da immunodeficienze o sottoposti a chemioterapia) dalla riduzione della copertura vaccinale, per cui decisioni di singoli genitori possono mettere in pericolo anche altri bambini e non solo il proprio. Ha commentato un editoriale sul New England Journal of Medicine (Mello et al, 2015) che si tratta di una straordinaria vittoria per la salute pubblica. “Vaccinazioni in calo, disinformazione e paure dietro il ritorno delle malattie debellate”: così ha titolato un quotidiano a grande diffusione per descrivere l’attuale situazione in Italia. Afferma l’Istituto Superiore di Sanità che nel periodo 2012-2014 si è avuto un decremento di tutte le coperture vaccinali a 24 mesi di età. Non si tratta di una flessione temporanea, ma di una tendenza che può portare alla creazione di sacche di persone suscettibili (www.epicentro. iss.it). Particolarmente in riduzione sono alcune vaccinazioni raccomandate, come quella per il morbillo di cui si sono verificati oltre 4.200 casi in Italia tra 2013 e primi sei mesi del 2015. Unitamente alle complicanze acute, anche gravi, non bisogna dimenticare quelle a distanza. È recente, ad esempio, la segnalazione in Sudafrica di alcuni casi di panencefalite sclerosante subacuta in bambini di 4 anni, che avevano contratto il morbillo da lattanti nel corso di un precedente focolaio epidemico (S Afr Med J 105: 713-718; 2015). Gli adolescenti rappresentano poi una categoria a più alto rischio: si calcola infatti che molti ragazzi non effettuino o non completino i cicli di richiamo, proprio in un momento in cui aumentano le possibilità di promiscuità e di comportamenti a rischio. Nel nostro Paese, contrariamente alla California, i minori che per scelta dei loro genitori non effettuano o non completato il ciclo vaccinale possono iscriversi alla scuola dell’obbligo. Inoltre, la riforma titolo V della Costituzione, che ha demandato alle Regioni la responsabilità di molti aspetti dell’organizzazione sanitaria comprese le vaccinazioni, ha di fatto creato un “puzzle”, che rende ampiamente disomogenea la situazione anche tra regioni vicine. Nella nuova revisione attualmente in discussione, allo Stato è riconosciuta potestà legislativa in tema di disposizioni generali e comuni per la tutela della salute. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, “i vaccini rappresentano probabilmente il più efficace degli interventi medici mai inventati dall’uomo”. È quindi il momento che esempi positivi, come quello della California, possano contribuire a rivedere quegli aspetti che – per una colpevole inerzia istituzionale – rischiano di danneggiare i nostri bambini, in particolare quelli “fragili”, per malattie ampiamente prevenibili. La discussione è in atto.

Silvano Bertelloni

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