I tassi di mortalità e di infezione per meningite, la principale causa infettiva di disabilità neurologica a livello globale, sono diminuiti significativamente dal 1990, tuttavia si stima che i progressi raggiunti e gli outcome non possano arrivare e soddisfare gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: ridurre del 50% le infezioni e del 70% i decessi entro il 2030.

Sono necessarie strategie di governance a breve e lungo termine che coinvolgano tutti gli stakeholder, con una partecipazione mondiale, globale, come descrive anche in termini numerici uno studio del Global Burden of Diseases (GBD), “Global, regional, and national burden of meningitis, its risk factors, and aetiologies, 1990–2023: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2023“, pubblicato su The Lancet Neurology.

I più colpiti i bambini

La fascia pediatrica, infanti e lattanti, comunque di età inferiore ai 5 anni, resta quella più a rischio, su cui pesano anche le maggiori probabilità di esiti importanti e invalidanti. A questi di aggiungono le popolazioni residenti in aree africane in cui si concentra la meningite, ad esempio Nigeria, Ciad e Niger, in cui i tassi di mortalità e infezione sono fra i più elevati.

A livello globale, come attesta lo studio attuale, sono stati oltre 259 mila i decessi per meningite nel 2023 e 2,5 milioni le infezioni da malattia. Dal 2000 lo scenario sta cambiando: l’introduzione e la diffusione dei vaccini sta via via favorendo la riduzione del numero di infezioni e decessi nei Paesi ad alto reddito come anche in quelli a basso reddito, con risultati e progressi tuttavia inferiori rispetto ad altre malattie prevenibili con i vaccini. Altri elementi potrebbero impattare su questo quadro, auspicabilmente migliorandolo, ad esempio la scoperta di nuovi agenti patogeni.

Le conoscenze attuali

Precedenti stime globali avevano come parametro di misura dieci categorie di agenti patogeni, oggi aumentati dalle analisi più complete ed accurate condotte. Attualmente, infatti, si attribuisce e si valuta il carico di meningite su 17 possibili agenti patogeni, secondo le nuove indicazioni del GBD.

Il GBD è composto da un pool di esperti e di dipartimenti di diversa origine e provenienza, impegnato in uno sforzo scientifico sistematico per quantificare l’entità comparativa della perdita di salute causata da malattie, lesioni e fattori di rischio in diverse fasce d’età, sesso e aree geografiche nel tempo, facendo ricorso a strumenti specifici. Quali ad esempio il modello Cause of Death Ensemble (CODEm) per stimare la mortalità per meningite e il DisMod-MR 2.1 per valutare la morbilità, integrando dati provenienti da registri anagrafici, autopsie verbali, sorveglianza, dati ospedalieri e revisioni sistematiche.

Le stime specifiche per eziologia sono state generate utilizzando i rapporti di letalità legati al patogeno e modelli di regressione binomiale spline (una particolare curva di misurazione). L’attribuzione dei fattori di rischio si è basata su coppie rischio-esito consolidate e frazioni attribuibili alla popolazione.

I risultati

Nel 2023, l’analisi del GBD attesta 259 mila decessi a livello globale (intervallo di incertezza al 95%: 202.000-335.000) e 2,54 milioni (2,20-2,93 milioni) di nuovi casi di meningite, dove i bambini di età inferiore a 5 anni hanno rappresentato oltre un terzo dei decessi (86.600 [53.300-149.000]). Streptococcus pneumoniae, Neisseria meningitidis, enterovirus non poliomielitici e altri virus sono state le principali cause di morte, mentre gli enterovirus non poliomielitici sono stati responsabili del maggior numero di casi.

I quattro agenti patogeni della meningite prevenibili definiti dall’OMS (S. pneumoniae, N. meningitidis, Haemophilus influenzae e streptococco di gruppo B) hanno contribuito a 98.700 decessi (77.000-127.000) e a 594.000 eventi (514.000-686.000). Inoltre fra i fattori di rischio per esposizione a meningite, ovvero a mortalità per malattia, sono stati inclusi: basso peso alla nascita, gestazione breve e inquinamento atmosferico domestico.

In conclusione

Nonostante i notevoli progressi nella riduzione della meningite batterica grazie alle campagne di vaccinazione globali, persiste un carico sostanziale di meningite, attribuibile sia a patogeni comuni come S. pneumoniae e N. meningitidis, sia a patogeni non batterici emergenti come Candida spp e funghi resistenti ai farmaci.

Il raggiungimento degli obiettivi dell’OMS al 2030 richiederà investimenti costanti nella sorveglianza, nella vaccinazione, nello screening materno e nel rafforzamento dei sistemi sanitari, soprattutto nelle aree ad alta incidenza. Pena, il mancato raggiungimento del target: ridurre delle metà le infezioni e ben oltre questa soglia i decessi per meningite.

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