La diversità alimentare conta e sembra acquisire una importante rilevanza preventiva nell’approccio nutrizionale dei piccoli, prevenendo dal rischio di alcune condizioni cliniche, pediatriche, largamente diffuse, comunque altamente probabili, tra cui le allergie.

Una ricerca italiana (“The Role of Diet Diversity and Diet Indices on Allergy Outcomes“) pubblicata su Frontiers in Pediatrics, cambia alcuni parametri consolidati, suggerendo ad esempio di introdurre nella dieta del neonato, prima del compimento dell’anno di vita, alcuni alimenti critici, contenenti cioè allergeni. Uno svezzamento che preveda un consumo più tardivo di questi cibi, potrebbe indebolire il microbiota intestinale e favorire l’insorgenza di allergie.

Le nuove strategie

Prevenire le allergie, rafforzare il microbiota intestinale, migliorare la tolleranza immunitaria. Questi obiettivi, cruciali e complessi, potrebbero essere più facilmente raggiungibili, con un cambio di passo, una nuova “cultura” alimentare che sradica vecchie credenze verso nuove teorie che ampiano il concetto di alimentazione e salute.

Una premessa è necessaria: i nutrienti presenti negli alimenti non vengono consumati isolatamente e l’assunzione di cibo interagisce in modo complesso, influenzando l’insorgenza di malattie o il benessere dell’organismo. In quest’ottica, l’attenzione all’intero “modello” di assunzione alimentare, anziché dei singoli nutrienti o gruppi di nutrienti, sta acquisendo sempre maggiore rilevanza nello studio degli esiti delle malattie, richiamando al concetto di diversità alimentare, cioè alla varietà di alimenti consumati.

È, infatti, proprio la varietà l’elemento chiave che favorisce e implementa la diversità della composizione del microbiota intestinale, quindi della ricchezza dei batteri in esso contenuti. Oggi come noto associati a uno stato di benessere ((eubiosi) o di alterazioni, non solo intestinali (disbiosi). Ad esempio una dieta composta da una varietà e abbondanza di fibre e nutrienti, derivanti dalla diversità di alimenti, promuove la crescita di una flora batterica diversificata, essenziale (anche) per il buon funzionamento del sistema immunitario, lo schermo e filtro dell’organismo contro agenti nocivi.

Niente di nuovo: allora, cosa sta cambiando? Che il microbiota intestinale gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema immunitario del neonato è un altro concetto è assodato. Dunque? Recenti studi stanno dimostrando la centralità dello svezzamento, in questo processo immunizzante, in un contesto di maggiore precocità; quindi l’introduzione di alimenti solidi nel primo anno di vita. un tempo anticipato che potrebbe associarsi nel bambino, a una più efficace promozione e irrobustimento della salute.

Il consumo di una vasta gamma di alimenti e allergeni alimentari in quest’epoca della vita del neonato/bambino offre l’opportunità di aumentare l’ingresso di nutrienti importanti in grado di influenzare positivamente la struttura e la funzione del microbiota intestinale. In buona sostanza, proporre ai piccoli alimenti vari e variegati, prima, può favorire la crescita di una flora batterica sana, che aiuta a educare il sistema immunitario e a prevenire reazioni allergiche. Ad esempio, una maggiore diversità microbica intestinale correlerebbe dalle ultime evidenze, a una minore sensibilizzazione agli allergeni. Al contrario, una dieta limitata e priva di variabilità, potrebbe ridurre la diversità del microbiota, esponendo al rischio allergico.

Nei primi mesi di vita, l’intestino del bambino è in fase di sviluppo e la composizione del microbiota è fondamentale nell’educare a distinguere tra sostanze innocue e potenzialmente pericolose. L’assunzione di acidi grassi omega-3 e fibre/prebiotici, ad esempio, è sotto osservazione in attesa di definiti anche adeguati dosaggi e la “tipizzazione”/selezione di coloro che potrebbero trarre beneficio da questa specifica assunzione di alimenti.

Passato e presente

Le linee guida, ad oggi, consigliavano di ritardare l’introduzione di cibi allergenici, come latte, uova e pesce, fino almeno all’anno di età o più per garantire al bambino maggiore protezione, grazie a un sistema immunitario più robusto. Le ultime indicazioni propendono, invece, verso la direzione opposta e contraria: gli alimenti critici ridurrebbero l’esposizione a allergie alimentari.

I dati a lungo termine mostrerebbero che i bambini che hanno ricevuto una dieta più variegata durante il primo anno di vita sono esposti a probabilità sensibilmente inferiori di sviluppare allergie alimentari entro i sei anni. Il progetto LEAP (Learning Early About Peanut Allergy), che ha analizzato l’impatto di una assunzione anticipata di arachidi in bambini con eczema, fa osservare ad esempio una forte diminuzione dello sviluppo di allergia specifica.

Altri cibi sono stati sotto indagine, come le uova cotte per 15 minuti, da cui sembra risultare che il consumo precoce possa esporre a un rischio minore di allergia a questo alimento. Tuttavia l’efficacia di questa strategia sembra dipendere (anche) dalla preparazione degli alimenti. Mentre riguardo al pesce, dati preliminari (gli studi sono ancora in corso), sembrano indicare che proposto entro i nove mesi, possa abbassare le probabilità di insorgenza di asma e rinite allergica.

In conclusione

Le evidenze più recenti suggerirebbero che una dieta più varia nei primi mesi di vita contribuisca a una migliore regolazione del sistema immunitario, quindi alla minore sensibilizzazione agli allergeni promuovendo una risposta immunitaria equilibrata. L’introduzione precoce di alimenti che forniscono acidi grassi omega-3, prebiotici e fibre potrebbe ridurre l’infiammazione, favorendo la maturazione di un microbiota intestinale sano.

Risultati importanti che, se confermati da altri studi, potrebbero portare a una revisione delle linee guida circa l’introduzione degli alimenti, quindi dell’inizio dello svezzamento, e orientare le decisioni alimentari nei bambini nei primi mesi di vita con l’obiettivo di ridurre i tassi di allergia in futuro. Nello specifico, sulla base delle evidenze attuali, sarebbe raccomandata l’introduzione di alimenti solidi, inclusi quelli comunemente allergenici, durante il primo anno di vita, in base alle capacità neuroevolutive del bambino e alle abitudini familiari o culturali.

Per i bambini con dermatite atopica e/o allergia alimentare gravi potrebbe essere consigliabile una valutazione medica prima di introdurre nella dieta i comuni allergeni alimentari. Va detto anche che attualmente esistono poche evidenze sul ruolo degli indici dietetici in gravidanza e nelle malattie allergiche della prole, ma i risultati più promettenti sembrano indicarw una riduzione dell’incidenza di respiro sibilante e/o asma infantile.

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