Si è da poco conclusa la Settimana Mondiale dell’Immunizzazione, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il tema dell’anno corrente, “Per ogni generazione, i vaccini funzionano”, ha sottolineato come i vaccini abbiano protetto intere generazioni e continuino a farlo, salvando milioni di vite e prevenendo oltre trenta malattie potenzialmente letali.

Nonostante i progressi, i numeri restano importanti: nel 2022, circa cinque milioni di bambini sotto i cinque anni sono deceduti a livello mondiale. Metà di questi decessi si è verificata entro i primi ventotto giorni di vita e, tra questi, circa 550 mila sono stati attribuiti a malattie infettive.

Le infezioni neonatali rimangono dunque una delle principali cause di morbilità e mortalità su scala globale, a causa del peculiare stato immunologico della prima infanzia, che privilegia la tolleranza e le risposte immunitarie di tipo regolatorio/T helper 2 (Th2) rispetto a una robusta immunità effettrice. Nel corso di questo periodo vulnerabile, la protezione si basa in gran parte sull’immunità materna trasmessa attraverso la placenta e tramite il latte materno.

Una rassegna narrativa (“Maternal immunization and early-life immunity: Mechanisms shaping neonatal protection,“), pubblicata su Vaccine, ha riassunto i fattori determinanti del trasferimento immunitario materno-infantile, comprendenti le componenti umorali (trasferimento transplacentare di IgG e funzione anticorpale) e le vie cellulari (microchimerismo materno e fattori immunitari trasferiti tramite il latte materno). La revisione ha messo in luce anche l’impatto della vaccinazione in gravidanza sulla salute materna e neonatale e le sfide immunologiche in corso, tra cui la potenziale interferenza con le risposte vaccinali del neonato e le principali priorità di ricerca.

Meccanismi che modellano la protezione neonatale

Il trasporto transplacentare di IgG è mediato principalmente dal recettore neonatale Fc (FcRn) e può essere influenzato dai recettori Fc gamma (Fcγ) placentari, dalla distribuzione delle sottoclassi di IgG e dalle caratteristiche del frammento Fc, inclusa la glicosilazione. Fattori materni, placentari e fetali determinano collettivamente l’efficacia e la qualità funzionale di questo trasferimento.

La vaccinazione materna aumenta la quantità di IgG specifiche per il patogeno disponibili per il trasferimento fetale, proteggendo le madri e conferendo immunità passiva ai neonati durante i primi mesi di vita. Oltre alla neutralizzazione, gli anticorpi trasferiti possono mediare funzioni effettrici Fc-dipendenti che supportano la protezione precoce.

L’immunità materna comprende anche componenti cellulari, come il microchimerismo materno e il trasferimento di cellule immunitarie e mediatori attraverso il latte materno, che possono influenzare lo sviluppo immunitario neonatale e le risposte vaccinali.

Opportunità e prossime sfide

Nonostante i benefici, l’immunizzazione materna può temporaneamente attenuare la risposta vaccinale del neonato attraverso meccanismi quali il mascheramento antigenico e la segnalazione inibitoria mediata dal frammento Fc (effetto di attenuazione). Le evidenze attuali indicano che questi effetti transitori sono controbilanciati dalla protezione ottenuta nella prima infanzia.

L’integrazione della vaccinazione materna nei percorsi prenatali di routine e nelle visite programmate può migliorare la copertura, ma richiede un sistema di erogazione sostenibile. L’efficacia del vaccino è ulteriormente influenzata dalla tempistica della vaccinazione, dalla salute materna e dalle comorbilità, dall’età gestazionale e dai fattori ostetrici.

Mentre la protezione a breve termine è ben consolidata, l’impronta immunologica a lungo termine degli anticorpi materni e di altri componenti immunitari trasferiti verticalmente sulla maturazione delle cellule B e T del neonato, sulla memoria immunitaria e sulla suscettibilità alle infezioni rimane incompletamente definita. Sono necessari studi longitudinali adeguatamente potenziati con endpoint sistemici e mucosali armonizzati.

A livello di popolazione, l’immunizzazione materna fornisce benefici sia individuali sia per la salute pubblica, spesso superando le strategie post-natali come il cocooning e integrando gli interventi neonatali, quali gli anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione.

Le priorità future includono la definizione dell’impronta immunologica a lungo termine dell’immunità materna, l’ottimizzazione dei tempi di vaccinazione materna per massimizzare il trasferimento di IgG e il perfezionamento dei programmi di immunizzazione infantile per minimizzare le interferenze, mantenendo al contempo la protezione.

Parallelamente, i vaccini pediatrici di nuova generazione che sfruttano adiuvanti e agonisti dei recettori di riconoscimento del patogeno (PRR) specifici per età potrebbero contribuire a superare i limiti immunitari della prima infanzia e a rafforzare le risposte primarie.

In definitiva, promuovere l’immunizzazione materna come pietra angolare dell’assistenza prenatale rappresenta una strategia scalabile ed equa per ridurre il carico globale delle infezioni nella prima infanzia.

Fonte:

Vincent Portet Sulla, Stanley Soussan, Etienne Bizot et al. Maternal immunization and early-life immunity: Mechanisms shaping neonatal protection, Vaccine, Volume 78, 2026, 128423, ISSN 0264-410X

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