Lo studio degli sbadigli nel grembo materno suggerisce una possibile associazione tra frequenza degli sbadigli fetali e peso alla nascita. Lo sbadiglio è un modello comportamentale filogeneticamente e ontogeneticamente primitivo, praticamente onnipresente nei vertebrati, che si osserva nei feti umani a partire dall’undicesima settimana di gestazione e rimane invariato per tutta la vita.

Il fatto che la frequenza degli sbadigli sia influenzata da una vasta gamma di condizioni e stimoli, tra cui stress, fame, dolore, eccitazione e termoregolazione, ha probabilmente contribuito alla proliferazione di teorie sulle potenziali funzioni e origini filogenetiche di questo comportamento.

L’ipotesi del raffreddamento cerebrale

Negli ultimi quindici anni, l’ipotesi del raffreddamento cerebrale ha dimostrato un potere esplicativo e predittivo senza precedenti tra i numerosi tentativi volti a chiarire le origini filogenetiche dello sbadiglio. Permangono, tuttavia, alcune criticità che non sono direttamente spiegate da tale ipotesi teorica.

Tra queste, la presenza di sbadigli nei feti umani: la termoregolazione dei feti dipende infatti in larga misura dalla madre. I pochi studi che hanno affrontato lo sbadiglio fetale sono, inoltre, spesso limitati da gravi problemi metodologici, in particolare per quanto riguarda la validità e l’affidabilità dei metodi adottati per identificare gli sbadigli, determinando risultati contraddittori.

Ecografie 4D e analisi frame per frame

Un recente studio (“Fetal yawning and mouth openings: Frequency, developmental trends, and association with birth weight.“) pubblicato su Plos One, si propone di far luce su una delle criticità dell’ipotesi del raffreddamento cerebrale, ovvero quella relativa allo sbadiglio fetale, affrontando i seguenti quesiti di ricerca:

  • Quali sono le frequenze medie degli sbadigli durante il secondo e il terzo trimestre di gestazione, stimate utilizzando metodi di misurazione validi e affidabili?
  • È possibile confermare la netta diminuzione delle frequenze di sbadiglio correlate all’età gestazionale (GA) utilizzando tali metodi di misurazione?
  • È possibile riscontrare una tendenza evolutiva simile per le aperture della bocca non riconducibili allo sbadiglio? Questa tendenza potrebbe spiegare le differenze precedentemente attribuite allo sbadiglio?
  • La durata media delle aperture della bocca durante e al di fuori degli sbadigli è associata all’età gestazionale (GA) o al peso alla nascita?
  • Le frequenze degli sbadigli fetali sono correlate a variabili potenzialmente associate alla modulazione degli sbadigli nella vita extrauterina (ad esempio, variabili legate allo stress)?

Per affrontare quest’ultima questione, poiché l’obiettivo era indagare i potenziali modulatori non patologici dei tassi di sbadiglio, i ricercatori hanno utilizzato il peso alla nascita come predittore della frequenza delle aperture della bocca associate o non associate allo sbadiglio nei feti nati a termine e con un peso appropriato per l’età gestazionale (GA). Un peso alla nascita leggermente basso è infatti correlato a una maggiore morbilità a breve e lungo termine, a un aumento dello stress e a un rischio più ingente di deficit cognitivi.

Nello specifico, i ricercatori hanno valutato gli sbadigli e altre aperture della bocca in trentadue feti sani osservati durante ecografie tra la ventitreesima e la trentunesima settimana di gestazione, utilizzando il sistema SCPB (Baby FACS-based System for Coding Perinatal Behavior). Questo metodo ha permesso di distinguere in modo rigoroso tra veri sbadigli e altre aperture della bocca, un passaggio metodologico cruciale per evitare sovrastime.

Frequenza stabile durante la gestazione e associazione con il peso alla nascita

I ricercatori hanno riscontrato una frequenza media di sbadigli inferiore a cinque episodi all’ora e non correlata all’età gestazionale (GA). Le aperture della bocca non legate allo sbadiglio hanno mostrato una diminuzione connessa all’età gestazionale (GA) che, unita a problemi di validità dei metodi di misurazione, potrebbe spiegare il calo delle frequenze di sbadiglio osservato in studi precedenti. Le frequenze di sbadiglio sono risultate associate negativamente con il peso alla nascita, considerato un indicatore di lieve stress, suggerendo una modulazione dello sbadiglio influenzata dallo stress nei feti sani.

Un risultato promettente, da interpretare con cautela

Lo studio non stabilisce un rapporto causale e non propone lo sbadiglio come indicatore diagnostico. Tutti i neonati inclusi sono nati a termine e in buona salute. Sul piano teorico, la ricerca si inserisce nel dibattito sulle funzioni evolutive dello sbadiglio, comportamento osservato in tutte le specie di vertebrati, indicando che alcuni meccanismi di modulazione noti dopo la nascita possano essere già attivi durante la vita intrauterina.

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