Pericolose resistenze

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Medikamente TextfreiraumIn ambito UE, l’uso degli antibiotici nel 2016 è rimasto sostanzialmente simile a quello del 2013 (34%), dopo una costante diminuzione negli anni precedenti. L’Italia si conferma una delle nazioni a maggior consumo (43%), cioè più del doppio rispetto a paesi “virtuosi” sotto questo aspetto come Svezia (18%) e Paesi Bassi (20%) (Special Report Antimicrobial Resistance, Eurobarometer 2016, Commissione Europea). Gli Italiani si collocano inoltre ultimi sulle conoscenze relative al corretto uso di questi farmaci (indicazioni, dosaggi, durata del trattamento, effetti collaterali) e una consistente quota (6%) li usa in autoprescrizione, nonostante la raccomandazione UE che gli antibiotici siano erogati solo su prescrizione medica in tutti gli Stati membri. Tali rilievi a livello di popolazione generale sono in linea con quanto messo in evidenza dall’Osservatorio multicentrico ARNO 2011 nella fascia di età 0-13 anni (prevalenza totale di bambini trattati con antibatterici di poco inferiore al 50%).

Oltre ad aspetti di farmacoeconomia, questo largo e indiscriminato uso degli antibiotici pone anche all’attenzione del pediatra il rilevante problema delle resistenze batteriche, che rischiano di rendere inefficaci molti di questi farmaci che in alcune condizioni sono dei veri e propri “salvavita”. Una recente revisione sistematica della letteratura (58 studi osservazionali sui 3.115 articoli individuati) ha analizzato la prevalenza delle resistenze batteriche in bambini (età 0-17 anni) con infezioni delle vie urinarie da Escherichia coli (Bryce et al. BMJ 2016; 352: 1939). I risultati sono stati stratificati in base all’appartenenza o meno dei vari paesi all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). In estrema sintesi, sia nei paesi OCSE che in quelli non-OCSE è stata rilevata una elevata prevalenza di antibiotico-resistenza (oltre il 50%), in particolare per quei prodotti maggiormente utilizzati nelle cure primarie o in automedicazione.

A Pisa, una giovane collega, Alessia Romei, ha preso in esame nella sua tesi di specializzazione l’andamento delle resistenze batteriche nei bambini ricoverati per infezioni delle vie urinarie dal 2011 al 2016, rilevando una crescente antibiotico-resistenza (2011 circa 40%; 2016 circa 77%). Le classi di antibiotici oggetto di resistenza sono risultate soprattutto i β-lattamici, compresa amoxicillina associata ad acido clavulanico (resistenze 2011: 15%; resistenze 2016: circa 43%). Inoltre, è stato riscontrato un aumento di resistenze anche verso classi di antibiotici poco utilizzati in ambito pediatrico, come i chinolonici (2011 circa 7%; 2016 circa 13%) e un incremento delle multiresistenze. In molti casi e in assenza di un antibiogramma – la corretta scelta del farmaco antimicrobico non può quindi più essere effettuata in base ai criteri del passato, ma richiede una buona conoscenza dei modelli di resistenza nelle singole realtà locali e un progressivo miglioramento delle abitudini prescrittive, probabilmente anche in medicina veterinaria cioè settore che potrebbe contribuire allo sviluppo di ceppi batterici resistenti a antibiotici per uso umano (van den Bogaard et al. Int J Antimicrob Agents, 2000).

In conclusione, l’ampio aumento delle resistenze batteriche rischia di rendere inefficaci molti degli antibiotici fino a oggi utilizzati nel bambino. Sono quindi necessari percorsi di educazione, non solo dei pediatri, per ridurre il loro uso – quando non necessari – o prescrizioni più adeguate alle attuali conoscenze anche mediante un aggiornamento delle delle linee guida, come sottolinea un recente lavoro australiano, che ha dimostrato come nel bambino si possano eseguire con successo schemi più innovativi con uguale efficacia (McMullan et al. Lancet Infect Dis 2016; 16: e139-e152).

Silvano Bertelloni

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